a cura di Anna Bono
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La Chiesa maronita preme per il ritorno a casa dei rifugiati siriani in Libano

 

Domenica 6 maggio il Libano vota per rinnovare parlamento. Il Consiglio dei vescovi maroniti riunitosi il 2 maggio sotto la presidenza del Patriarca Bechera Boutros Rai ha emesso un pronunciamento con cui esorta i futuri parlamentari e membri del governo a sostenere il presidente Michel Aoun nella sua gestione dell’emergenza profughi indicando come una delle loro priorità l’impegno a elaborare un piano globale che favorisca il rimpatrio dei profughi siriani rifugiati in Libano, che al 31 marzo 2018 risultavano essere 991.165, al fine di evitare che la loro accoglienza diventi un onere permanente. La Chiesa maronita di recente ha più volte espresso allarme per l’eventualità di un insediamento stabile dei rifugiati siriani. I vescovi ritengono che, oltre a complicare una situazione economica già difficile, la permanenza dei rifugiati potrebbe alterare un assetto demografico che si fonda sul delicato equilibrio tra le diverse comunità religiose. L’agenzia Fides riporta che il 7 e l’8 aprile, in due diverse omelie, il patriarca Bechara Boutros Rai ha manifestato la preoccupazione per l’inserimento nella legge di bilancio nazionale 2018 di un articolo che riconosce la possibilità di conferire un permesso di soggiorno “a tutti gli stranieri che acquistano una unità abitativa in territorio libanese per un valore di almeno 500.000 dollari”. Secondo il Patriarca l’articolo rappresenterebbe una misura preliminare alla concessione della nazionalità libanese anche agli stranieri, inclusi i profughi siriani, che vivono da tempo nel paese.