Messico, morte di un signore della droga e vendetta del suo esercito
Il Messico sconvolto dalla guerriglia dell'esercito irregolare del Cjng, il cartello della droga fondato da Nemesio Rubén Oseguera Cervantes, noto come “El Mencho”. Morto lui, i suoi uomini hanno scatenato l'inferno.
Le Forze armate messicane hanno portato a termine un’operazione ad alto rischio nella regione montuosa di Tapalpa, nello Stato di Jalisco, nel Messico occidentale (la capitale Guadalajara ospiterà tra pochi mesi quattro partite del Mondiale). Obiettivo: Nemesio Rubén Oseguera Cervantes, noto come “El Mencho”, leader del Cartello Jalisco Nueva Generación (Cjng), una delle organizzazioni criminali più vaste e violente dedite al traffico internazionale di droga, con base in Messico e ramificazioni globali.
Latitante da anni, con oltre tre decenni di attività nel narcotraffico alle spalle e una taglia di 15 milioni di dollari messa sulla sua cattura dalla Drug Enforcement Administration (Dea), il capo del Cjng è stato localizzato grazie a un infiltrato nella cerchia di conoscenti della sua amante. L’intervento si è trasformato in un violento scontro a fuoco tra le Forze speciali messicane e uomini armati del cartello nelle montagne di Tapalpa, territorio considerato una roccaforte strategica dell’organizzazione. Ferito in modo critico durante l’operazione, Oseguera Cervantes è deceduto mentre veniva evacuato in elicottero verso la capitale.
Il dispiegamento è stato imponente: hanno preso parte all’azione reparti speciali dell’esercito, velivoli dell’Aeronautica Militare, la Forza di Reazione Immediata Speciale della Guardia Nazionale, il Centro Nazionale di Intelligence. La principale novità rispetto ai falliti tentativi precedenti è stata la stretta cooperazione con gli Stati Uniti. Infatti il Ministero della Difesa Nazionale messicano ha confermato che l’operazione è stata condotta nell’ambito di un coordinamento bilaterale, precisando di aver ricevuto informazioni aggiuntive dalle autorità statunitensi: un elemento che avrebbe permesso di superare le falle operative che in passato avevano consentito al leader del Cjng di sottrarsi alla cattura.
Chi era “El Señor de los Gallos”? Nato il 17 luglio 1966 ad Aguililla, nello stato di Michoacán, Oseguera Cervantes proveniva da una famiglia povera di coltivatori di avocado. Il soprannome “El Mencho” è un diminutivo popolare derivato dal nome Nemesio, ottenuto per contrazione fonetica. Era conosciuto anche come “El Señor de los Gallos”, a causa della passione per i combattimenti tra galli. All’età di 14 anni iniziò a sorvegliare piantagioni di marijuana. Negli anni Ottanta emigrò illegalmente in California, dove fu arrestato più volte. Dopo il rimpatrio in Messico si unì al cartello Milenio; dalla scissione interna, all’inizio degli anni 2010 fondò Cjng, di cui divenne leader.
Come capo, El Mencho consolidò il nuovo cartello attraverso espansione territoriale e corruzione, trasformandolo in uno dei principali gruppi criminali del Messico, noto per violenze spettacolari contro rivali e forze di sicurezza. Consolidò il controllo in Stati chiave come Jalisco, Colima e Guanajuato e si espanse in tutto il Paese, con presenza anche internazionale in America, Europa, Asia e Africa, superando nel 2018 il cartello di Sinaloa nel traffico nazionale e globale. Il patrimonio del cartello è stimato in decine di miliardi di dollari; il suo patrimonio personale nel 2019 era valutato tra 500 milioni e oltre un miliardo di dollari. La sua morte fu data per presunta il 23 marzo 2018 ma la notizia fu smentita. Nello stesso anno fu coinvolto in un’aggressione contro un ex procuratore a Guadalajara. El Mencho ordinò omicidi contro traditori e rivali interni. Dopo aver creato il Cjng in poco più di quindici anni si è espanso fino a estendere la propria presenza in oltre 25 dei 32 Stati messicani, con cellule operative in più di 40 Paesi in tutto il mondo.
Secondo i servizi di intelligence messicani, Oseguera Cervantes sarebbe stato responsabile, a partire dal 2015, di una violenta escalation contro militari e forze dell’ordine in diverse città del Paese, oltre a coordinare traffici di droga su scala internazionale tra America, Asia, Europa e Africa. Avrebbe inoltre avuto un ruolo chiave nello scontro contro Los Zetas e contro la fazione sopravvissuta nota come Cartel del Noreste; proprio per questa guerra, il Cjng fu soprannominato anche “Los Mata Zetas”. E nelle aree oramai controllate instaurò un controllo capillare: coprifuoco di fatto, estorsioni sistematiche alle imprese ed esecuzioni sommarie contro chi rifiutava di allinearsi.
A differenza del Cartello di Sinaloa, che per anni ha costruito la propria forza soprattutto sul traffico di cocaina, l’organizzazione guidata da El Mencho ha investito massicciamente nel mercato delle droghe sintetiche. Il Cjng ha sviluppato una rete produttiva capace di realizzare fentanyl e metanfetamine a costi contenuti, moltiplicando i profitti e accorciando la filiera rispetto alle rotte tradizionali della cocaina. Questa scelta strategica ha proiettato il cartello al centro del traffico di oppioidi verso gli Stati Uniti, proprio mentre il Paese era travolto dall’emergenza sanitaria legata alle overdose.
La cifra distintiva del gruppo sotto la sua guida è stata anche l’uso sistematico della violenza come strumento di controllo del territorio. Non solo scontri armati, ma azioni dimostrative pensate per intimidire: assalti coordinati contro obiettivi istituzionali, veicoli blindati artigianali, armi di grosso calibro e utilizzo di droni armati (uomini affiliati al Cjng -e a Los Zetas- si sono infiltrati nella Legione Internazionale di Difesa Territoriale dell'Ucraina per addestrarsi all’uso di droni da combattimento First Person View, dove l’operatore guida il drone come se fosse a bordo).
Più che nascondersi, l’organizzazione ha puntato a imporsi pubblicamente, lanciando un messaggio diretto a rivali, forze di sicurezza e comunità locali, perchè il potere del Cjng doveva essere visibile e incontestabile: corpi appesi ai ponti, attacchi contro le autorità messicane con droni armati di esplosivo,“narco-tanques” o “monstruos” (pick-up o camion rinforzati artigianalmente con piastre d’acciaio e feritoie per le armi), fucili d’assalto e lanciarazzi di livello militare. Resti smembrati lasciati in luoghi pubblici con messaggi rivolti a poliziotti, funzionari e capi rivali. Decapitazioni filmate e diffuse online come avvertimento. Fosse clandestine con decine di corpi, alcuni sciolti nell’acido, pratica usata per cancellare prove e numeri reali delle sparizioni. E una volta decapitate le leadership dei cartelli rivali, eliminandone i vertici per prendere il controllo delle piazze, El Mencho colpì le famiglie come strumento di pressione e impose il reclutamento forzato di giovani, anche minorenni, nei territori sotto il suo dominio.
Secondo fonti investigative citate dal quotidiano on-line Infobae, il cartello di Jalisco opera come un esercito irregolare, con capacità di fuoco e coordinamento paramilitare. E infatti poche ore dopo l'uccisione di El Mencho, il cartello ha messo in atto una rappresaglia coordinata e simultanea. Blocchi stradali, veicoli dati alle fiamme, sparatorie e attacchi a esercizi commerciali hanno paralizzato strade e quartieri tra Jalisco e gli Stati vicini, seminando paura e confusione. Il Cjng può contare su 30mila affiliati, tra combattenti, sicari e reti logistiche.
Il presidente Claudia Sheinbaum Pardo, dopo ore, ha assicurato che “tutto è calmo e pacifico”, ma i danni materiali e i segnali di tensione restano evidenti. È uno schema ricorrente nel narcotraffico messicano: dopo ogni colpo inferto dallo Stato, i cartelli mostrano la loro capacità di controllo territoriale, generano caos e confermano che l’organizzazione continua a funzionare, viva e pronta a reagire.

