• ALLARMISMO INUTILE

Inter-Covid 1 a 0. La festa dello scudetto non ha aumentato i contagi

Inter batte Covid 1 a 0. La grande festa per lo scudetto dei nerazzurri, in Piazza Duomo a Milano, non ha provocato alcun nuovo focolaio. I dati sui contagi, sulle ospedalizzazioni e sui decessi continuano ad essere in calo, come se la grande festa milanese non fosse mai esistita. Era ampiamente prevedibile, visti i precedenti (Napoli, soprattutto), eppure per giorni i virologi e altre categorie di esperti, prontamente consultati da tutti i grandi media, avevano previsto una catastrofe. Questo è solo l’ultimo esempio, in ordine di tempo, di come viene gestita la comunicazione sulla pandemia, per creare un allarme continuo.

RIAPERTURE, MA AL RALLENTATORE di Ruben Razzante

La festa dello scudetto in piazza Duomo a Milano

Inter batte Covid 1 a 0. La grande festa per lo scudetto dei nerazzurri, in Piazza Duomo a Milano, non ha provocato alcun nuovo focolaio. I dati sui contagi, sulle ospedalizzazioni e sui decessi continuano ad essere in calo, come se la grande festa milanese non fosse mai esistita. Era ampiamente prevedibile, visti i precedenti (Napoli, soprattutto), eppure per giorni i virologi e altre categorie di esperti, prontamente consultati da tutti i grandi media, avevano previsto una catastrofe. Questo è solo l’ultimo esempio, in ordine di tempo, di come viene gestita la comunicazione sulla pandemia. E’ proprio questa comunicazione che influenza l’opinione pubblica e poi, di conseguenza, anche la politica delle chiusure ad oltranza.

Una lezione di questa pandemia, una fra le peggiori, è che esistono piazze di serie A e di serie B. La piazza del 25 aprile 2020 e 2021 è di serie A: non ci sono polemiche se i cittadini si assembrano, anche in gran numero, per celebrare la festa nazionale della Liberazione. Una settimana dopo, la vittoria dell’Inter del campionato di serie A, invece, ha dato origine ad una manifestazione spontanea, dunque una piazza di serie B, passibile di condanne e duri avvertimenti da parte degli esperti.

Rileggiamone un po’. A dare il La è stata la Questura di Milano, che a mo’ di giustificazione, nel bel mezzo delle polemiche sulla mancata “prevenzione” (della festa) aveva rilasciato un comunicato così: «Hanno partecipato appassionati sportivi, curiosi, tifosi, ultras e famiglie dando vita a gruppi eterogenei in disorganico movimento che si sono dedicati ai festeggiamenti spesso incuranti delle cautele da adottare per la diffusione della pandemia. I servizi di ordine e sicurezza pubblica si sono sviluppati cercando di scongiurare la concentrazione di un’unica massa di persone in un’unica area critica e cercando altresì di evitare azioni di contrasto delle Forze dell’ordine verso la folla che festeggiava comunque pacificamente». Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità e coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico aveva dichiarato, il giorno dopo: «I festeggiamenti come ieri sono da evitare. La gioia la si può comprendere però credo che su di essa debba prevalere il senso di responsabilità: 121mila morti devono averci insegnato qualcosa. Onorare la loro morte vuol dire evitare assembramenti. Tutte le occasioni di assembramento vanno assolutamente evitate, ivi compresi i festeggiamenti dei tifosi della squadra di calcio che ha vinto il campionato». Il tutto dando per scontato che 121mila morti siano stati provocati da assembramenti all’aperto. Eppure, studi epidemiologici fra loro indipendenti (uno irlandese e uno cinese) dimostrano come il contagio all’aperto sia molto raro, appena 1 caso su 1000. Perché non tenerne conto? Perché continuare a parlare come se questi studi non esistessero neppure?

Fabrizio Pregliasco, virologo e direttore sanitario dell’Irccs Galeazzi di Milano, aveva pronosticato: «Gli effetti delle riaperture, delle feste clandestine e di assembramenti come quello dei tifosi dell’Inter si vedranno tra 14 giorni, da metà maggio in poi: temo che ci sarà un incremento dei casi, non una nuova ondata ma un’onda di risalita». Che invece non c’è stata. L’immancabile Massimo Galli (dell’ospedale Sacco, di Milano), tifoso interista: «L’imprudenza non ha colore, l’incoscienza ha tutti i colori dell’arcobaleno. È chiaro a tutti che questo tipo di manifestazioni sono pericolose». Ha aggiunto pure che nello stesso giorno, un sabato: «non ci sono state solo manifestazioni di una tifoseria, svolte con pericolosi assembramenti all’aperto. Ma c’è stata la perdita di controllo delle minime misure: ieri gli assembramenti erano ovunque». Secondo Galli, in passato: «abbiamo visto lo scorso anno, quando è stato festeggiato un altro scudetto, in una situazione analoga a questa, nel senso che quando arriva un messaggio che può essere interpretato come “liberi tutti”, le persone vanno oltre». Questo vuol dire che le persone tendono a uscire all’aria aperta (che strano…), ma non che occasioni simili, in passato, abbiano provocato aumenti sensibili del contagio. A Napoli, dopo il maxi assembramento per commemorare la morte di Diego Armando Maradona, il 27 novembre 2020 non si è notato alcun aumento dei contagi. Eppure il 27 novembre era proprio nel pieno della seconda ondata.

Matteo Bassetti, virologo fra i meno allarmisti, si era limitato a qualche critica organizzativa: «I festeggiamenti dello scudetto andavano evitati magari utilizzando lo stadio. Sostengo da tempo che è più sicuro uno stadio a capienza ridotta, al 15-20% dove tutti sono ordinati, distanziati e con la mascherina, rispetto a queste manifestazioni di piazza disordinate. Dispiace che non si sia trovato il modo di farlo in piena sicurezza a San Siro». E a proposito di organizzazione era scoppiata anche una polemica politica. Non fra aperturisti e chiusuristi, ma fra chiusuristi che si rimproveravano di non essere stati abbastanza severi: Salvini contestava una gestione leggera al sindaco Beppe Sala, il quale si difendeva affermando che allo stadio sarebbe stato peggio. Attilio Fontana, presidente della Lombardia, era apparso affranto e prometteva che scene del genere non si sarebbero viste più.

Ma col senno di poi, nessuno ha mai pensato di chiedere scusa, per procurato allarme. Nessuno. Intervistato dal Corriere della Sera, Cesare Cislaghi, ex presidente Associazione italiana epidemiologi, ha ammesso: «Il legame tra l’andamento dei contagi e il raduno in Duomo non s’è visto e sicuramente non c’è un’evidenza». Però non demorde: «Bisogna aspettare ancora una settimana per esser certi che da quell’occasione non si sia innescata alcuna catena di contagio, ma possiamo dire che i giusti timori avuti quel giorno per fortuna non si sono concretizzati». (corsivo nostro). I giusti timori sarebbero stati giusti, se avessimo visto gli effetti previsti. Ma non sono stati affatto giusti, la scienza è fallibile, se l’esperimento fallisce si deve ammettere l’errore e considerare errata la teoria. Altrimenti non è scienza, ma fede. E iniziamo tutti a pensare, ormai, che quella delle chiusure, del lockdown a singhiozzo e del coprifuoco, sia proprio quella: una fede.

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