Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
Presentazione del Signore a cura di Ermes Dovico
Cristiani Perseguitati
a cura di Anna Bono
Medio Oriente

In Siria un cristiano è stato ucciso da un commando jihadista

È stata una vera e propria esecuzione, l’ultima di un lunga serie di omicidi da quando il gruppo jihadista Hayat Tahrir al-Sham ha preso il potere nel 2024

 

Il 31 gennaio in Siria, a Muhradah, un ragazzo cristiano di 21 anni è stato ucciso da un commando jihadista. Un filmato prova che si è trattato di una vera e propria esecuzione.  Eliah Simon Tekla, questo il nome della vittima, aveva parcheggiato l’auto, aveva aperto lo sportello per scendere e andare a casa quando è sopraggiunta un’altra auto dalla quale è sceso un uomo armato che si è diretto verso di lui e ha sparato più volte uccidendolo mentre una seconda persona apriva lo sportello posteriore per verificare se ci fosse qualcun altro a bordo. Tutto è durato pochi secondi. Poi gli uomini sono risaliti in auto e si sono allontanati. Alcune fonti sostengono che sul parabrezza del ragazzo ucciso ci fosse un rosario e che per questo i due attentatori l’abbiano ucciso. Questo omicidio è solo l’ultimo di una lunga serie da quando i jihadisti del gruppo Hayat Tahrir al-Sham hanno destituito il presidente Bashar al-Assad nel dicembre del 2024 e il loro capo, Ahmed a-Sharaa, ha assunto la carica di capo dello stato. Sono almeno 71 gli omicidi di cristiani uccisi dai jihadisti accertati da allora e potrebbero essere molti di più. Inoltre – osserva l’agenzia di stampa AsiaNews nel dare la notizia – vanno aggiunti “attentati contro attività o negozi, rapimenti, persecuzioni morali e fisiche”. Per questo nell’ultimo rapporto dell’onlus Open Doors la Siria è salita di 12 posizioni: si trova al 6° posto tra i paesi in cui la persecuzione dei cristiani è classificata estrema. “Dal cambio di regime – scrive Open Doors – la diffusa instabilità ha generato scontri mortali che hanno coinvolto anche altre minoranze religiose, come quelle druse e alawite, mentre i cristiani restano intrappolati nel fuoco incrociato. Nel Paese si registra oggi il più alto livello di pericolo per i cristiani dai tempi in cui lo Stato Islamico (Isis) occupava ampia parte del territorio nazionale”. Le violenze – spiega AsiaNews – non hanno risparmiato neanche Aleppo e il nord del paese dove anzi il problema della sicurezza ha raggiunto una fase critica. A spiegarlo è l’analista politico assiro Namrood Shiba in una analisi pubblicata sull’agenzia di stampa Aina: “sia in Iraq che in Siria – scrive Shiba – gli assiri [cristiani] hanno sopportato un modello ricorrente di espropriazione: villaggi distrutti o espropriati, chiese e siti archeologici profanati, leader della comunità minacciati e famiglie costrette a fuggire sotto la pressione delle forze armate. La distruzione del patrimonio cristiano non è semplicemente una violazione dei diritti delle minoranze, costituisce un assalto all’eredità storica condivisa della regione ed equivale a una pulizia culturale”.