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cinema

Il "talento" di Nolan, più bravo a lanciare i film che a farli

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Il regista dell'Odissea è uno dei più scaltri di Hollywood: tanta era la curiosità suscitata dall'attrice afro nella parte di Elena da risparmiare i soldi per la pubblicità. Boom di incassi e sonnolenza in sala. E non è la prima volta.

Cinema e tv 31_07_2026
Wikimedia Commons (Author: Philip Romano)

Christopher Nolan è uno dei registi hollywoodiani più scaltri, quasi come l'Ulisse che ha messo in scena (quello omerico, perché il suo di astuto ha poco). Ha sparato oves, boves et ubique con larghissimo anticipo che per la parte di Elena aveva ingaggiato un'attrice afro, sapendo che si sarebbe scatenato il dibattito. In tal modo ha risparmiato sulle spese di pubblicità e ha creato nel pubblico un'attesa  diventata parossistica forse al di là delle sue stesse aspettative. Infatti, il suo film già dalla prima uscita nelle sale ha registrato un boom di incassi. Tanta era la curiosità abilissimamente suscitata. Bravo, bel colpo. 

Per quanto riguarda l'opera in questione, non so gli altri, ma io mi sono assopito ben tre volte durante la proiezione. E, attenzione, mi ritengo un cinefilo (naturalmente, non engagé, cioè non di sinistra). Né sono serviti a tenermi desto gli afroamericani che spesseggiavano alla presa di Troia e a Itaca, e nemmeno il Sinone (quello dell'inganno del cavallo) interpretato da una transgender. Ho avuto un sussulto solo quando sullo schermo è spuntato il medico pro-vax Bassetti. Poi ho  realizzato che era Menelao, impersonato da un attore di solito capelluto ma a cui, chissà perché, Nolan aveva rasato il cranio.

Senza entrare nei particolari della pellicola (è invalso l'uso di questo termine dai tempi dei fratelli Meliès, anche se oggi la celluloide è stata sostituita dall'elettronica), esercizio nel quale tutti, dico tutti, si sono prodotti, basta andare sui media e pure sui social (complimenti al Nolan dal multiforme ingegno), vi dico subito che questa è la seconda volta che Nolan mi frega. E sarà l'ultima.

Quando, preceduto dal solito battage, uscì il suo Tenet, mi precipitai a guardarlo, avendo pubblicato a suo tempo, insieme a Vittorio Messori, il libro Il quadrato magico (Bur). Infatti, tenet è la parola centrale dell'enigmatico quadrato pompeiano Sator-Arepo diffuso fin dall'antichità in tutto il mondo. Io e Messori fornimmo l'unica interpretazione sensata di quel rompicapo: era un messaggio cristiano, un anagramma che si risolveva in un doppio Paternoster messo in croce. Secondo noi, composto durante l'infuriare della persecuzione neroniana, era un messaggio criptico rivolto ai cristiani nascosti. Per giunta ispirato supernamente, perché una cosa del genere è quasi impossibile da escogitarsi. Comprensibile, dunque, la mia aspettativa per il lavoro nolaniano.

Ebbene, del quadrato Sator nel film non c'era proprio niente, a parte i nomi di alcuni dei protagonisti che vi rimandavano. E devo aggiungere che nella trama di quel film non ci si capiva nulla. Anche da una seconda visione, quando è passato in tivù, sono uscito sconfitto. Boh. Insomma, secondo me il Nolan è più bravo a lanciarli, i film, che a farli. Beato lui. Ma per quanto mi riguarda con me ha chiuso. Auguro buon divertimento, comunque, ai dibattitori da cineforum.