Il regime cinese condanna tre generazioni di dissidenti a Hong Kong
Hong Kong, condanne politiche per Lee Cheuk-yan, 69 anni, testimone del massacro di piazza Tienanmen e l’avvocatessa Chow Hang-tung, 41 anni, organizzatrice delle veglie a Victoria Park. A processo anche Joshua Wong, 29 anni, protagonista di Demosisto, il movimento che chiedeva elezioni libere.
In dieci giorni, il regime comunista cinese ha messo sotto processo e condannato (o sta per condannare) tre generazioni di oppositori di Hong Kong. Il 21 agosto ha condannato il sindacalista Lee Cheuk-yan, 69 anni, testimone del massacro di piazza Tienanmen e l’avvocatessa Chow Hang-tung, 41 anni, dunque nata alla vigilia del massacro e con una gioventù segnata dalla sua memoria. Ed ora tocca a Joshua Wong, che si è già dichiarato colpevole durante la prima udienza del processo che lo vede di nuovo alla sbarra, dopo cinque anni passati dietro le sbarre della prigione di Stanley. Wong, 29 anni, nato dopo Tienanmen, era stato il protagonista della “Rivoluzione degli ombrelli” del 2014 e delle proteste di massa del 2019 contro la nuova legge sull’estradizione. Contro quello che era visibilmente già la premessa di una completa “normalizzazione” di Hong Kong da parte della Cina.
Lee Cheuk-yan e Chow Hang-tung, animatori dell’associazione Hong Kong Alliance, erano gli organizzatori delle veglie, nel Victoria Park, a lume di candela, in memoria delle vittime di piazza Tienanmen. Hong Kong era l’unico angolo di Cina, assieme a Taiwan, in cui si poteva ricordare il massacro del 4 giugno 1989 e commemorarne di defunti. Non è più possibile farlo dal 2020. Prima per le leggi che imponevano il lockdown integrale come misura anti-pandemica, poi perché era entrata in vigore la nuova Legge per la Sicurezza Nazionale, imposta a Hong Kong dal regime di Pechino. Lee Cheuk-yan e Chow Hang-tung hanno manifestato legalmente, quando a Hong Kong la legge garantiva piena libertà di espressione e di assemblea, quando la memoria storica non era vietata. Ora sono invece entrambi in carcere dal 2021 e il 21 agosto sono stati condannati per “istigazione di atti sovversivi”. Rischiano fino a 10 anni di carcere.
Joshua Wong, anch’egli in carcere dal 2021, è sotto processo per “collusione con forze straniere” e rischia l’ergastolo. Wong, protagonista della manifestazione del 2014, passata alla storia col nome di Rivoluzione degli Ombrelli (perché i manifestanti usavano gli ombrelli per proteggersi dai lanci di lacrimogeni), è co-fondatore e leader di Demosisto, l’organizzazione politica che chiedeva elezioni con suffragio universale. Nell’estate del 2020, sfidando Covid e divieti, aveva organizzato elezioni primarie. Anche qui: le elezioni a suffragio universale erano una richiesta legale e legittima, essendo state promesse solennemente dalla Cina al Regno Unito, quando Londra aveva restituito la colonia Hong Kong alla sovranità di Pechino nel 1997. Le prime elezioni a suffragio universale avrebbero dovuto tenersi nel 2017. Demosisto, semplicemente, chiedeva a Pechino di mantenere la promessa. Organizzando le primarie nel 2020 aveva preso l’iniziativa e rivendicato un diritto di voto, all’atto pratico. Non se ne era fatto nulla, perché quelle elezioni erano state sospese, causa Covid. Pechino aveva poi effettuato in fretta e furia una riforma elettorale con cui i candidati sono scelti dal Partito Comunista Cinese. Nel frattempo era stata introdotta la Legge per la Sicurezza Nazionale, in base alla quale Joshua Wong ed altri 46 attivisti sono stati arrestati nel gennaio del 2021.
Il primo processo a Joshua Wong e agli altri 46 attivisti democratici, riguardava l’organizzazione delle primarie; si è concluso nel novembre del 2024 con una condanna a 4 anni e 8 mesi. Per evitare pene più severe, Wong si era subito dichiarato colpevole. Questo secondo processo riguarda la sua attività nel corso delle proteste di massa del 2019. Sempre in veste di leader di Demosisto, è accusato di aver chiesto agli Usa e altre “forze straniere” di imporre sanzioni alla Cina, a sostegno delle manifestazioni democratiche. Seguendo la stessa strategia difensiva del 2024, Joshua Wong si è dichiarato colpevole. Il suo legale si appella alla clemenza della corte, anche considerando la lontananza temporale dei fatti di cui è ora accusato. Perché è palese che, dopo questi anni di carcere, il regime cerchi di una sentenza che non gli permetta di uscire il prossimo gennaio, quando avrebbe finito di scontare la sua pena.
Il Partito Comunista Cinese ha trasformato Hong Kong a colpi di legge. Gli accusati e i condannati ne sono perfettamente consapevoli, hanno osservato questo rapido processo di trasformazione totalitaria senza riuscire a fermarlo, nonostante il coraggio dimostrato. Joshua Wong avvertiva, nel 2020, che il 1 luglio di quell’anno avrebbe segnato «la fine di Hong Kong per come il mondo l’ha sempre conosciuto». Il 1 luglio era una data anche allora importante per Hong Kong: il giorno della restituzione alla Cina della città da parte del Regno Unito, nel 1997, e il giorno della prima vittoria dell’opposizione democratica contro le pretese di Pechino nel 2003. Il 1 luglio 2020 è invece entrata in vigore la Legge per la Sicurezza Nazionale e per gli honkonghesi in generale e Joshua Wong in particolare nulla è stato più come prima.


