Il Protovangelo (II parte) – Il testo del video
Non solo la liturgia, il magistero e diversi Padri della Chiesa, ma anche il Nuovo Testamento dà un’interpretazione mariologica del passo di Genesi 3,15. I testi chiave, dall’episodio dell’Annunciazione alle nozze di Cana.
Proseguiamo quanto abbiamo iniziato domenica scorsa e cioè il commento del Protovangelo, il passo di Genesi 3, 15 che preannuncia la donna e il seme della donna che schiacceranno il capo del serpente. L’altra volta abbiamo introdotto il tema delle profezie mariane nell’Antico Testamento e abbiamo già visto diversi tematiche che riguardano questo particolare testo del Protovangelo. In particolare abbiamo visto che l’interpretazione che ne danno il magistero e la liturgia della Chiesa è piuttosto chiara, inequivocabile.
Oggi facciamo un passo ulteriore andando a vedere come il Nuovo Testamento stesso ne dà un’interpretazione mariologica e chiaramente cristologica; l’interpretazione mariologica non esclude quella cristologica, ma la presume perché la mariologia è fondata sulla cristologia. Il primo testo da prendere in considerazione lo troviamo nel capitolo 4 della Lettera ai Galati, dove san Paolo scrive di Cristo «nato da donna, nato sotto la legge» (Gal 4, 4). Quel «nato da donna», ex muliere, non deve essere liquidato come una semplice indicazione per cui Gesù è nato da una donna, perché questo termine, “donna”, in un contesto com’era quello giudaico, di Gerusalemme, della Terrasanta e anche dei giudei della diaspora, richiama un testo importante, che anche nella tradizione rabbinica viene in qualche modo visto come l’anticipazione del Messia che sarebbe nato da donna. Dunque, questo testo della Lettera ai Galati è un riferimento a Genesi 3, 15,: come era stato profetizzato, il Messia nasce da donna e nasce sotto la legge. Si tratta dunque di un breve testo che però dà un’indicazione del modo con cui san Paolo interpreta Gn 3, 15.
Nei Vangeli abbiamo molto di più. Il primo testo, famosissimo, da considerare è quello dell’Annunciazione. Siamo al cap. 1 del Vangelo di san Luca. È un testo del quale molto spesso trascuriamo la dimensione di lettura e di rinvio al Protovangelo. È interessante la sua collocazione: non siamo solo all’inizio del Vangelo di san Luca, ma siamo anche all’inizio della Redenzione. Dunque, come nella Genesi eravamo all’esordio della caduta, qui siamo all’esordio della riparazione della caduta. E non è un caso che ritroviamo gli elementi del cap. 3 della Genesi, in particolare del racconto della caduta dei progenitori, in modo rovesciato. In che senso? Se andiamo al testo della Genesi, noi troviamo un angelo decaduto che intavola un colloquio con la donna, la prima donna, Eva; è un dialogo che porta alla caduta e che si conclude con il consenso dato da Eva, la quale “media” poi la caduta di Adamo; è con l’atto di Adamo che il peccato si trasmette all’umanità. Quindi abbiamo questi elementi: un angelo, una donna, un dialogo e il consenso dato dalla donna.
Nel Vangelo di san Luca, troviamo un angelo – questa volta un angelo di luce, l’Arcangelo Gabriele –, una donna, un dialogo tra i due, che questa volta però non parla della caduta bensì della riparazione della caduta, della redenzione e che si conclude con il consenso dato da Maria. Il testo del Vangelo di Luca si conclude in maniera quasi tranchant, con Maria che dà la sua nota risposta, «eccomi, sono la serva del Signore, si faccia di me secondo la tua parola» (Lc 1, 38); e l’evangelista aggiunge: «E l’angelo partì da lei». Dunque, il testo si conclude con questo consenso. Ed è interessante anche questo parallelo rovesciato perché nel dialogo tra l’angelo decaduto, l’angelo delle tenebre, ed Eva, si parla di come l’uomo possa divenire Dio, senza la grazia di Dio. Qual è invece il contenuto dell’Annunciazione? Come Dio possa divenire uomo; e come l’uomo, con la grazia che proviene dall’Incarnazione, possa divenire Dio. Ma là, nella Genesi, è l’uomo che vuole farsi Dio; qui, nel Vangelo, è Dio che vuole farsi uomo per riparare la caduta.
Dunque, è un parallelo molto forte, molto chiaro, dove san Luca ci dice in pratica che qui, nel Vangelo, è contenuta la riparazione di quell’evento descritto dalla Genesi: nel testo dell’Annunciazione abbiamo la realizzazione di quella profezia sulla donna che avrebbe schiacciato il capo del serpente.
Abbiamo un altro elemento che ci fa capire il parallelo: Eva è una donna vergine, non ha ancora conosciuto uomo. Qui, nel Vangelo, abbiamo Maria che è vergine, che non conosce uomo. Dunque, i rimandi sono molti e ci consegnano questo aspetto molto chiaro: non solo l’obbedienza di Maria ripara la disobbedienza di Eva, il consenso di Maria ripara il consenso peccaminoso di Eva; ma abbiamo anche il senso che qui è presente quella Donna con la cui stirpe si sarebbe schiacciato il capo del serpente, cioè si sarebbe dato inizio e compimento alla redenzione degli uomini.
Ancora più chiaro ed esplicito è il riferimento che troviamo nel Vangelo di Giovanni, in particolare quei due passaggi chiave in cui si parla della Donna: l’episodio delle nozze di Cana (2, 1-12) e il noto passaggio di Maria sotto la croce (19, 25-27). Partiamo da Cana. A Cana noi troviamo ancora una volta il rovesciamento di quello che accadde con la prima donna. L’utilizzo del termine “donna” nel Vangelo di Giovanni, dunque Gesù che chiama la Madre “donna”, non è un segno di disprezzo e di distanza, com’è stato sostenuto con estrema avventatezza e superficialità, ma è Cristo, Dio Figlio, che riecheggia la voce di Dio in Genesi 3, 15. Cioè, Cristo, che è Dio, era presente in Gn 3, 15: era Lui, il Verbo di Dio, che preannunciava la nuova Eva, la donna. E qui è sempre Lui, incarnato, che annuncia la Donna e la addita ai presenti: la Donna che è Maria. Altro che prendere le distanze da Maria… qui Gesù dà una rivelazione straordinaria della figura di Maria Santissima.
Ora, cosa aveva fatto Eva? Aveva mediato il peccato, dal serpente ad Adamo; lei ha esercitato una mediazione decisiva. Cosa fa Maria a Cana? Non a caso siamo al principio dei segni. Il Vangelo di Giovanni è il Vangelo dei segni. Ebbene, il primo, il principio dei segni che cosa rivela? Rivela una mediazione decisiva di Maria nei confronti di Cristo, della nuova Eva nei confronti del nuovo Adamo, e lo si comprende da questa precisa indicazione che è la parola “donna”. Dunque, abbiamo Cristo, la cui ora non è ancora venuta perché attende la mediazione della Donna; cioè, come l’ora della caduta ha atteso, tristemente, la mediazione della prima donna, così l’ora della salvezza, l’inizio dei segni attende la mediazione della nuova Eva. Vedete che quello delle nozze di Cana è un testo di una densità straordinaria.
Non a caso, il titolo “donna” ritorna sul Calvario, cioè nel momento in cui il diavolo subisce la sconfitta definitiva. Lì, Giovanni, nel cap. 19, ci presenta la realizzazione della profezia della Genesi. Lì abbiamo la Donna e il suo seme che schiacciano la testa del serpente in modo definitivo. Bisogna capire questo criterio importantissimo: ogni passo delle Scritture deve essere letto nell’insieme delle Scritture e nella loro risonanza e interpretazione all’interno della Tradizione della Chiesa, che si esprime nei Padri, nella Liturgia, nel Magistero. Se fate una somma tra questa lezione e la precedente, per quel poco che ho potuto trasmettervi, vedete questa consonanza interna delle Scritture, delle Scritture e della Tradizione, delle Scritture e del Magistero.
Prima di proseguire, una piccola annotazione sull’indicazione di Maria come donna, che riprende quel termine “donna” del libro della Genesi. Nel racconto della creazione, la donna viene chiamata “donna” perché viene dall’uomo. In ebraico, ish è l’uomo e isha è la donna: isha viene appunto da ish. Questo è importantissimo perché ci fa capire che la donna, la donna archetipo, cioè la Madonna, la Santissima Vergine, è sempre relativa al primo uomo, cioè al nuovo Adamo: è lei che viene da Lui, nel senso che Cristo è il Verbo eterno che crea, nell’opera trinitaria, Maria Santissima, e a lei trasmette tutte le prerogative che la Madonna ha e che vedremo nelle prossime catechesi. Dunque, Maria è quella che è, in virtù di Cristo, grazie a Cristo. Eppure, Cristo viene da lei come ogni uomo viene dalla madre; è importante perché questo dettaglio, “donna”, isha che viene da ish, permette di tagliare la testa al toro a tutte quelle speciose obiezioni per cui si dice “ah, voi fate della Madonna una nuova redentrice, una nuova salvatrice, in una redenzione parallela…”. Fin dalla comprensione di questo termine, noi vediamo che non è così perché la donna viene dall’uomo, Maria viene da Cristo. Quindi anche questo dettaglio ha la sua importanza.
Adesso concludiamo mettendo in risalto alcuni elementi fondamentali del Protovangelo. Ci siamo soffermati per due catechesi su questo testo perché è un testo fondativo, è in qualche modo la base di tutte le profezie seguenti ed è lo sfondo con cui leggere con maggiore ricchezza anche i testi del Nuovo Testamento. È un testo che ha già in nuce veramente tutto il mistero di Maria. E che cosa vediamo nella lettura mariologica e cristologica di questo testo di Genesi 3, 15? Vediamo anzitutto che nella predestinazione di Cristo c’è Maria: c’è questa donna che trascende in qualche modo tutta la realtà creata, tutta la storia seguente, tutta l’umanità. Cioè, emerge insieme a Cristo con un primato unico, singolare, perché lei viene preannunciata mentre viene preannunciata la salvezza, che sarebbe stata portata da Cristo. Quindi già qui si capisce che la Madonna non è una donna comune, non è una “grande santa”: è qualche cosa di più, appartiene a un altro ordine; è una creatura, sì, ma al di sopra di tutte le creature. Appartiene a quel particolare ordine che ruota attorno allo straordinario mistero ed evento dell’incarnazione redentrice del Verbo.
Secondo rilievo piuttosto chiaro: qui la donna viene presentata come madre perché c’è un seme, una stirpe che viene da lei; quindi, questa donna è madre. La sua identità caratteristica, in questa profezia originaria e fondamentale del libro della Genesi, è quella della maternità. Ed è una maternità nei confronti del suo seme che è chiaramente Cristo Redentore, nato da donna, come diceva san Paolo; ed è una maternità anche verso i redenti. Dunque, una maternità che lei esercita nei confronti di Cristo e di quelle che sono membra del corpo di Cristo. Dunque, la caratteristica fondamentale che emerge da Gn 3, 15 è la maternità di Maria, nei confronti di quel seme e di tutti coloro che saranno legati, innestati in questa vite che è cresciuta da questo seme originario. L’immagine della vite è presente nel Vangelo di san Giovanni, che richiama l’importante immagine veterotestamentaria della vite stessa.
In questo testo vediamo un rovesciamento della dinamica della caduta di Eva. E come abbiamo fatto notare, spiegando l’episodio delle nozze di Cana raccontato dal Vangelo di Giovanni, Maria non è soltanto Madre del Redentore, ma in qualche modo è parte di questa opera con cui viene schiacciata la testa del serpente. E lo stesso san Giovanni ci mostra il momento chiave di questa sua partecipazione a questa opera, che è ai piedi della croce, sul Calvario. Quindi noi abbiamo una donna che non è solo madre del seme, ma è ella stessa partecipe di quell’opera; da qui la bellissima, e secondo me provvidenziale, ambivalenza del pronome (di cui parlavo domenica scorsa) riferito a chi schiaccerà il capo al serpente, che alcuni traducono con il maschile (perciò riferendolo al seme, a Cristo), e altri, altrettanto legittimamente, lo traducono al femminile, riferendosi a Maria. Questo a dire che lei partecipa all’azione di Lui nello schiacciare il serpente. E per certi versi dire l’uno o dire l’altro è indicazione della comunione di questa opera, che chiaramente compete realmente prima al Redentore e, nel Redentore, alla Corredentrice.
Poi troviamo un altro aspetto molto importante. Si parla del seme della donna. Non si parla, riferendosi a Cristo, del seme dell’uomo. Cioè, Cristo è definito come il “seme della donna”, la stirpe della donna. Non c’è sullo sfondo alcuna figura maschile di cui Cristo è stirpe; e quindi qui è fondato velatamente, ma non arbitrariamente, il mistero della maternità verginale di Maria. Qual è la considerazione che volevo fare? Non possiamo pensare di trovare in questo testo un trattato di mariologia, però troviamo appunto dei semi, i quali gettati nella terra buona, che è la terra della Chiesa ispirata e fecondata dallo Spirito Santo, danno l’albero dei grandi dogmi della grande dottrina mariana. Il seme è già lì ed è riconoscibile. Certamente, per riconoscere un seme rispetto al suo albero ci vuole un occhio specialistico, però siamo avvantaggiati dal fatto che noi già vediamo l’albero e quindi è più facile riconoscere il seme.
Altro aspetto. Questa donna viene presentata come costituita da Dio stesso in una inimicizia perpetua e completamente antagonista col serpente. Tra lei e il serpente non c’è la benché minima comunione, non c’è neanche l’ombra di un tentativo di collaborazione, di dialogo: c’è una inimicizia radicale, definitiva, perpetua, eterna. E questo è stato giustamente interpretato dalla Chiesa come un aspetto fondamentale del dogma dell’Immacolata Concezione, per dire che non c’è mai stato un momento in cui il serpente abbia avuto la possibilità di una vittoria su di lei, neanche momentanea, neanche parziale. E l’Immacolata significa proprio questo fatto: la sottrazione totale della Madonna a qualsiasi influenza del serpente, fosse anche solo quella che viene ereditata dalla discendenza di Adamo ed Eva. Dunque, questa inimicizia fonda il senso dell’Immacolata.
Questa lotta, questo schiacciare il capo è anche il segno di una vita condotta da Maria Santissima nella pienezza della grazia e culminata con la vittoria sulla grande conseguenza che il peccato originale causato dal demonio ha provocato all’umanità, che è la morte, nel senso del corpo che soggiace alla morte: lei, con Cristo, vince anche questo aspetto nella sua assunzione al Cielo. Dunque, si capisce perché Pio XII utilizzi questo testo della Genesi anche in riferimento al dogma dell’Assunzione, che è il trionfo definitivo di colei che ha combattuto insieme a Cristo il serpente e di cui è stata preannunciata, nel Protovangelo, questa inimicizia e lo schiacciare il capo allo stesso serpente.
Quindi nel Protovangelo abbiamo tutti gli elementi necessari su Maria. Abbiamo il seme, che è un seme buono, vero, sano, puro, autentico. Un seme di che cosa? Della predestinazione eterna di Maria, vi rimando alla relativa catechesi; della maternità divina, che è il fondamento di tutti i dogmi mariani e che ci dà la grande peculiarità di Maria; della sua verginità perpetua, altro dogma; della sua cooperazione alla redenzione, che è la verità della corredenzione di Maria – che noi auspichiamo diventi presto dogma – e del suo ruolo di mediazione; della sua immacolata concezione; della sua assunzione al Cielo. Nel Protovangelo abbiamo tutto questo. Capite come in questo testo domina l’idea della battaglia, dello scontro e della vittoria, e dunque non è errato ritenere che questo testo fondi proprio la partecipazione della Madonna alla grande battaglia ingaggiata da Cristo contro il demonio, il peccato e la morte. Vittoria che si chiama redenzione, che è una liberazione dalla tirannia del demonio, dalla tirannia del peccato e della morte, perché tutti noi sappiamo che risorgeremo, il nostro corpo risorgerà. E questa partecipazione [vincente] a questa battaglia si chiama corredenzione.
La prossima volta vedremo un altro testo chiave, un’altra profezia diretta, famosa, che è la profezia di Isaia 7, 14: La vergine concepirà e darà alla luce l’Emmanuele. È un altro testo la cui interpretazione è soggetta a molte contestazioni. Noi vedremo tale testo, nel suo contesto, nel suo senso letterale; e vedremo la sua interpretazione nella Chiesa e i suoi rimandi nel resto delle Scritture, in particolare nel Nuovo Testamento.
Il Protovangelo (II parte)
Non solo la liturgia, il magistero e diversi Padri della Chiesa, ma anche il Nuovo Testamento dà un’interpretazione mariologica del passo di Genesi 3,15. I testi chiave, dall’episodio dell’Annunciazione alle nozze di Cana.
Il Protovangelo – Il testo del video
Il passo di Genesi 3,15 è come il fondamento di tutte le profezie veterotestamentarie su Maria Santissima. A parlare è Dio stesso. Tante le interpretazioni date a questo versetto, ma secondo il magistero della Chiesa, la liturgia e diversi Padri esso ci parla di Maria che, con Cristo e per Cristo, schiaccia la testa al serpente.
La predestinazione di Maria – Il testo del video
Predestinazione, in senso retto, non equivale a predeterminazione. Significa invece che Dio predestina a un fine dando a creature libere – gli angeli e gli uomini – i mezzi per conseguirlo. La predestinazione di Maria Santissima: decisa nell’unico decreto divino insieme alla predestinazione di Cristo.


