Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
Santi martiri messicani a cura di Ermes Dovico
l'avanzata

Il “fenomeno Vannacci” scavalca la Lega in crisi di identità

Ascolta la versione audio dell'articolo

Da personaggio mediatico a soggetto politico autonomo, il generale riempie le piazze e attira consensi, a scapito del Carroccio, già da tempo in difficoltà. Per il centrodestra è un'arma a doppio taglio, che da un lato può aumentarne il peso complessivo e dall'altro può spingere gli elettori più moderati verso Renzi o Calenda.

Politica 21_05_2026
Photo: Claudio Furlan/LaPresse

C’è un nuovo convitato di pietra nel centrodestra italiano e si chiama Roberto Vannacci. Da mesi il generale catalizza consenso, polemiche e attenzione mediatica, ma oggi il fenomeno ha assunto una dimensione diversa: non più soltanto un personaggio capace di incendiare talk show e piazze, bensì il leader di un soggetto politico autonomo, Futuro Nazionale, che secondo i primi sondaggi sarebbe già accreditato attorno al 4%. Un dato che, in un sistema politico frammentato come quello italiano, pesa enormemente. Soprattutto perché il nuovo partito vannacciano nasce cannibalizzando voti nel perimetro del centrodestra e in particolare nella Lega di Matteo Salvini, già in difficoltà da tempo. Alcuni sondaggi attribuiscono infatti al Carroccio percentuali vicine al 5%, una soglia psicologica drammatica per quello che fu il partito egemone della destra sovranista italiana.

Il segnale politico più clamoroso è arrivato nelle ultime ore con il passaggio della deputata Laura Ravetto a Futuro Nazionale. Una scelta che ha il sapore del riposizionamento strategico. Ravetto, storicamente transitata da Forza Italia alla Lega durante la fase ascendente del salvinismo, oggi compie un nuovo salto verso il soggetto politico che appare in crescita. Un trasloco che dentro la Lega viene letto senza troppi giri di parole come una mossa utilitaristica. Silvia Sardone e Massimiliano Romeo parlano apertamente di ricerca di una collocazione elettoralmente più conveniente in vista delle prossime politiche, perchè trovare spazio nelle liste leghiste sarebbe diventato per lei assai più difficile.

In realtà il caso Ravetto racconta qualcosa di più profondo: la crisi d’identità della Lega. Il partito di Salvini appare stretto tra due fuochi. Da una parte Giorgia Meloni, che ha occupato stabilmente la leadership della destra nazionale con Fratelli d'Italia; dall’altra Vannacci, che intercetta l’elettorato più radicale, identitario e anti-establishment. Il risultato è che Salvini rischia di trovarsi schiacciato nel mezzo, senza più una collocazione chiara. I numeri dei primi sondaggi fotografano proprio questa dinamica. Secondo YouTrend per Sky TG24, Futuro Nazionale sottrae voti soprattutto a Fratelli d’Italia e alla Lega, con una perdita stimata dello 0,9% per il Carroccio. Ma il dato più interessante è politico, non aritmetico. Vannacci mobilita un elettorato che considera “troppo moderata” la destra di governo e chiede posizioni più nette su immigrazione, identità nazionale, sicurezza e rapporti con l’Europa.

È qui che il “fenomeno Vannacci” smette di essere soltanto una questione interna alla destra e diventa un problema sistemico. Perché se da un lato la crescita di Futuro Nazionale può aumentare il peso complessivo della coalizione di centrodestra, dall’altro ne radicalizza il baricentro politico. E questo potrebbe produrre un effetto opposto rispetto a quello desiderato: spingere una parte dell’elettorato moderato verso forze centriste come Italia Viva di Matteo Renzi o Azione di Carlo Calenda, oppure persino verso aree riformiste del centrosinistra.

Il paradosso è evidente. Più Vannacci cresce, più il centrodestra rischia di apparire sbilanciato sulle ali identitarie e sovraniste. Un problema che riguarda soprattutto Meloni, costretta a tenere insieme il profilo internazionale e governativo con una base elettorale che chiede invece toni sempre più radicali.
Nel frattempo il generale continua a riempire le piazze. L’ultima dimostrazione di forza è arrivata da Vigevano, dove migliaia di persone hanno partecipato a un evento che aveva i tratti più del raduno identitario che del classico comizio politico. Futuro Nazionale rivendica già 50mila iscritti e punta a costruire una rete territoriale in tempi rapidissimi.

La forza di Vannacci sta soprattutto nella capacità di intercettare paure diffuse e trasformarle in linguaggio politico diretto. Episodi di cronaca come quelli avvenuti recentemente a Modena alimentano un clima di tensione sull’immigrazione e sulla sicurezza che il generale cavalca con efficacia comunicativa. La sua narrazione è semplice: il sistema politico tradizionale avrebbe tradito gli italiani comuni, mentre lui rappresenterebbe la voce della “maggioranza silenziosa”.

Ma accanto alla crescita elettorale emergono anche zone d’ombra. Una delle più delicate riguarda i sospetti sollevati dalla trasmissione Report circa presunti legami tra ambienti vicini a Futuro Nazionale e settori della massoneria. Un tema che ha creato malumori soprattutto nell’area cattolica conservatrice, storicamente diffidente verso influenze massoniche nella politica italiana. Per ora non ci sono prove definitive di condizionamenti diretti, ma il semplice affiorare del tema contribuisce ad alimentare interrogativi sulla reale struttura di potere che sostiene l’ascesa del generale.

Ed è forse proprio questo il punto centrale. Vannacci non è più soltanto un leader populista capace di vendere libri o infiammare i social. Sta diventando il catalizzatore di una destra radicale che considera insufficiente la trasformazione moderata compiuta dalla coalizione di governo. La sua avanzata può rafforzare numericamente il centrodestra, ma contemporaneamente ne modifica profondamente l’equilibrio politico e culturale.

Per la Lega il rischio è esistenziale. Se il Carroccio perde il monopolio della protesta identitaria, rischia di restare senza un’anima riconoscibile. E Salvini, che per anni ha costruito la propria leadership proprio sulla radicalizzazione del linguaggio politico, oggi si trova scavalcato da chi usa toni ancora più duri e diretti. Senza dimenticare il malessere crescente dei ceti produttivi del nord che, di fronte allo stallo dell’autonomia differenziata, sono sempre più distanti dalla Lega e la accusano di aver tradito la sua intuizione originaria. Una dinamica che potrebbe ridisegnare completamente la geografia della destra italiana nei prossimi anni.



lega nel caos

Vannacci se ne va e per Salvini la sfida sarà sopravvivere

04_02_2026 Ruben Razzante

Dopo l'addio di Vannacci, “Il mondo al contrario” saprà trasformarsi in una proposta politica strutturata o resterà il simbolo di una protesta destinata a frammentarsi? E Salvini riuscirà a sopravvivere nella Lega senza un alleato tanto utile quanto incompatibile?

la querelle

Non solo Vannacci: tutte le porte girevoli della sinistra

03_09_2024 Ruben Razzante

Non c'è incompatibilità per il generale eletto a Strasburgo. Chi vorrebbe demilitarizzarlo pensi a magistrati, giornalisti e professori universitari candidati anche loro, ma (quasi sempre) dalla parte "giusta".

l'agenda Lgbt

Il mondo al contrario: non è Vannacci, ma l'Arcigay

«Agire sulla realtà in modo se vogliamo radicale», dice l'attivista Natascia Maesi. Come ogni rivoluzione anche quella arcobaleno parte dal rifiuto della realtà per scardinarla, liquefarla e in definitiva rovesciarla.

IL CASO EDITORIALE

Il "manifesto" del gen. Vannacci spopola, un segnale per la destra

21_08_2023 Eugenio Capozzi

L'enorme successo per il libro Il mondo al contrario - che non ha nulla di scandaloso, ma è lo sfogo di un cittadino qualunque contro l'irrazionalità del "politicamente corretto" - pone delle domande a un mondo culturale e politico conservatore e liberale prono o incapace di opporsi alla narrazione ideologica progressista.