Il bisogno di fermarsi e formarsi nella società del rumore
Alle Clarisse Cappuccine il Papa ripete le parole di santa Chiara: «Poni la tua mente nello specchio dell’eternità», invitandole a non temere «di perdere l'attimo fuggente». Un invito che vale anche fuori dal chiostro.
«Poni la tua mente nello specchio dell’eternità, poni la tua anima nello splendore della gloria, poni il tuo cuore nella figura della divina sostanza e trasformati tutta, attraverso la contemplazione, nell’immagine della sua divinità», scriveva santa Chiara a sant'Agnese di Boemia. Le stesse parole ha rivolto Leone XIV alle Clarisse Cappuccine, ricevute in udienza lunedì 21 settembre: «Ed è proprio con la “mente nello specchio dell’eternità” che vi invito a guardare sia al tempo presente, con i suoi drammi e le sue incertezze, che alle sfide del vostro “piccolo mondo”, ricco del suo passato e chiamato a guardare con speranza all’avvenire».
In quest'ottica più ampia si può «cambiare prospettiva» nel guardare alle «criticità», inclusa la crisi delle vocazioni, la cui soluzione non viene da «strategie organizzative, né da campagne studiate a tavolino, ma dalla preghiera, dalla familiarità con il Vangelo, dal silenzio». Di qui «lo spunto per parlare di un altro tema importante: quello della formazione, sia iniziale sia permanente. Formatevi e formate a una clausura vissuta in spirito di comunione profonda tra voi e con la Chiesa; a un silenzio che, in una società dominata dalla fretta e dal rumore, faccia sentire il bisogno di tempi e spazi in cui fermarsi, discernere, senza timore di perdere l’“attimo fuggente”». Un invito, quello a fermarsi e formarsi, che vale – ed è vitale – anche fuori dal chiostro, nella società della fretta e del rumore.

