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I pescatori italiani sempre in pericolo nel caos della Libia

Una fregata della Marina Militare ha salvato 7 pescherecci di Mazara del Vallo da un possibile sequestro nel golfo della Sirte. Sarebbero finiti come quelli sequestrati a settembre e liberati solo a dicembre, dopo 107 giorni di dura prigionia. Il tutto avviene mentre il governo di unità nazionale libico perde colpi. E la guerra cova sotto le ceneri.

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La fregata Alpino

Non sono solo i flussi migratori illegali in partenza dalle coste libiche a generare in questi giorni problemi all’Italia ma anche il rischio di sequestro dei pescherecci italiani al largo della Cirenaica. All’alba del 3 maggio, la fregata Alpino della Marina Militare è intervenuta in soccorso a 7 pescherecci di Mazara del Vallo italiani in attività al largo della Cirenaica a 26 miglia dalle acque territoriali libiche. Una zona definita dal Comitato di Coordinamento Interministeriale per la Sicurezza dei Trasporti e delle Infrastrutture "ad alto rischio" poiché le acque del Golfo della Sirte sono rivendicate arbitrariamente e unilateralmente dalla Libia fin dai tempi del regime di Muammar Gheddafi.

La Marina Militare ha precisato che “un gommone proveniente dalla costa Cirenaica dirigeva ad alta velocità verso i pescherecci. Prontamente la nave riduceva le distanze e lanciava in volo l'elicottero di bordo ed il proprio gommone a mare, per fornire eventuale assistenza. In relazione alla pericolosità dell'area, tutti i pescherecci si allontanavano dall'area e veniva mantenuto l'elicottero in volo per assicurare che non si verificassero incidenti”. Vale la pena ricordare Il 1° settembre 2020 due pescherecci vennero sequestrati in quell’area con l'equipaggio per ben 108 giorni dalle forze del generale Khalifa Haftar e furono liberati solo dopo la discussa visita a Bengasi, il 17 dicembre, dell'allora premier Giuseppe Conte con il ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

«Non possiamo più permettere che i nostri pescherecci, che svolgono legittimamente l’attività di pesca in acque internazionali, possano essere minacciati o addirittura sequestrati dalle autorità libiche - ha dichiarato il sottosegretario alla Difesa, Stefania Pucciarelli (Lega), invitando la Farnesina ad - aprire un tavolo tecnico con gli altri ministeri per definire il testo dell’accordo da proporre alla Libia» allo scopo di «definire il perimetro delle acque internazionali antistanti le coste della Cirenaica». In tema di accordi di cooperazione con la Libia, anche nel campo della Difesa e Sicurezza, sono però i turchi a mantenere un'evidente egemonia nei confronti di Tripoli grazie anche alle basi militari istituite l’anno scorso nella ex colonia italiana (ed ex possedimento Ottomano).

Il 3 maggio è giunta in visita nella capitale una delegazione turca di altissimo livello guidata dai ministri degli esteri Mevlut Cavusoglu e della Difesa Hulusi Akar accompagnati dal capo dell'intelligence turca (MIT) Hakan Fidan e dal capo dello Stato maggiore della Difesa, generale Yasar Guler. Una visita che ha fatto seguito a quella di metà aprile ad Ankara del premier del governo libico ad interim, Abdul Hamid Dbeibah, con 14 ministri alla ricerca di una cooperazione che rafforzi il governo libico alle prese con diversi problemi che be minano efficacia e credibilità a causa anche delle proteste popolari per le carenze nella distruzione elettrica e idrica e nei servizi essenziali.

Un mese e mezzo dopo il giuramento a Tobruk, "la luna di miele tra il governo di unità nazionale e la popolazione è già finita", hanno riferito fonti libiche all’agenzia di stampa Adnkronos. Il fatto di non essere riuscito a far approvare il bilancio, Dbeibah rischia di veder crollare il suo schema basato sulla distribuzione delle risorse dello stato a tutte le fazioni e tribù in cambio del consenso. Non mancano poi i problemi con Haftar che con le sue truppe ha impedito Dbeibah di entrare a Bengasi e poi a Sirte, città sotto il controllo del generale che non avrebbe gradito che il premier si facesse scortare da 75 guardie del corpo, considerata una mancanza di rispetto nei confronti di Haftar. Alcuni valutano invece che il comandante dell’esercito della Cirenaica abbia voluto effettuare una prova di forza legata ai suoi obiettivi elettorali in vista del voto del 24 dicembre e «non poteva permettere una riunione del consiglio dei ministri a Bengasi per lanciare un piano di ricostruzione del capoluogo della Cirenaica e di Derna con la conseguenza di accrescere la figura di Dbeibah e di mettere in ombra ancora di più la sua», ha riferito una fonte. Ashraf Shah, ex consigliere dell'Alto consiglio di stato libico, ritiene che Haftar abbia l’obiettivo di sfar saltare il voto che lo stesso Dbeibah potrebbe avere interesse a posticipare, dal momento che il suo incarico di premier ad interim gli impedirebbe di candidarsi.

Alle difficoltà sociali e politiche si affianca il rafforzamento dei due schieramenti che si sono combattuti fino all’anno scorso. Il comando delle milizie di Misurata ha denunciato il rafforzamento dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) grazie a ben 67 voli effettuati, dopo l’accordo per il cessate il fuoco dell’ottobre 2020, dalla compagnia siriana "Cham Wings Airlines". Voli che avrebbero trasportato da Damasco e dalla base russa in Siria di Hmeimim all'aeroporto Benina di Bengasi o alla base di al-Khadim, vicino ad al-Marj, mercenari siriani destinati a rafforzare l’LNA. Mercenari siriani, arruolati dai turchi tra le milizie del nord che si oppongono in armi al governo di Damasco, sono ancora ben presenti anche a Tripoli e Misurata. Dopo la battaglia di Tripoli dell’anno scorso ne erano presenti in Libia tra 14mila e 17mila secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani (Ondus), scesi oggi a circa 7mila.

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