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La farmacia di Dio / 1

I medicamenti naturali, frutto della sapienza del Creatore

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Quando si parla di cure naturali bisogna evitare sia la demonizzazione tipica di Big Pharma sia certi approcci alternativi ideologici. Nel mezzo c’è un approccio sano che si rifà alle migliori tradizioni mediche ed erboristiche, fondato sulla consapevolezza che c’è un Padre infinitamente buono e sapiente.

Creato 11_09_2026
Salvia rosmarinus - Foto di Costantino Dessì, CC BY-SA 4.0

La Nuova Bussola Quotidiana offre da oggi ai suoi lettori una nuova serie di articoli su una tematica che sta oggettivamente crescendo, stimolando l’attenzione di molti. Di fronte ad un approccio della medicina ospedaliera e ambulatoriale sempre più asetticamente protocollare e incline all’esclusiva somministrazione di prodotti delle industrie farmaceutiche, molte persone stanno comprensibilmente desiderando un approccio più personalizzato e più incline a ricorrere alle incredibili risorse che la creazione offre come medicamento.

Tuttavia, non passa inosservato anche un certo pericolo ideologico che sta a monte di molti di questi approcci salutistici alternativi, che enfatizzano la Natura (con la maiuscola) intendendola in modo animistico e panteista, o l’Evoluzione (anche questa con la maiuscola), anch’essa intesa come una forza immanente e intelligente. Non meno grave è l’approccio, apparentemente più neutrale, della tecnoscienza, che considera la natura come mera materia da decostruire e ricostruire, smontare e parcellizzare, senza riconoscere in essa un senso già dato, un ordine già costituito, e una finalità impressa dal Creatore per il vero bene dell’uomo, e non per scopi meramente utilitaristici e ancor meno per l’idolatria delirante di pensare di essere come Dio, di voler tutto dominare e controllare.

Dal materialismo meccanicistico al panteismo naturalista, dalla tecnoscienza gnostica al naturalismo agnostico, il grande assente è il Creatore e la conseguente comprensione della realtà come creazione, con tutte le conseguenze che ciò comporta e che per troppo tempo non abbiamo soppesato.

Lo sfondo su cui si muoveranno questi articoli sarà profondamente differente (e talvolta questo “sfondo” diventerà invece la tematica esplicita delle nostre riflessioni): parleremo di piante, erbe, fiori, scuole, tradizioni e personaggi che hanno dato contributi importanti allo sviluppo delle cure naturali, ma lo faremo con la consapevolezza che dentro ogni realtà creata c’è non solo la firma del Creatore, ma la sua sapienza e la sua infinita bontà. Perché la Rivelazione ci dà un dato certo: Dio, prima di creare l’uomo, gli ha preparato una dimora stupenda, dove egli avrebbe trovato tutto il necessario per il suo sostentamento, la sua cura, la sua intelligenza, la sua contemplazione.

Lo sguardo dei nostri progenitori su ogni singolo dettaglio della creazione, prima della loro caduta, era di ammirazione e gratitudine; in ogni seme, in ogni erba, in ogni bacca essi sapevano vedere l’infinita sapienza di Dio e il suo immenso amore per l’uomo. Adamo ed Eva, prima della rovinosa caduta, sapevano distinguere la voce particolare che Dio ha fatto risuonare in ogni creatura, sapevano riconoscere la “virtù” di ogni pianta, sapevano cogliere e assecondare l’ordine che Dio aveva posto nella sua creazione.

Quando parleremo del tarassaco o della malva, dello zenzero o della galanga, il nostro sottofondo sarà sempre creazionista; ci rivolgeremo alle pubblicazioni scientifiche (quando ve ne sono), all’uso che di questi e altri vegetali si è fatto nelle diverse tradizioni mediche ed erboristiche, ma sempre nella consapevolezza che un Padre infinitamente buono e infinitamente sapiente ha creato quella realtà così, pensando all’uomo, ad ogni singolo uomo. Quella che Ippocrate chiamava vis medicatrix naturae, la forza guaritrice della natura, è, nella prospettiva creazionista, virtù partecipata di quella potenza che esce da Dio (cf. Mc 5, 30). Il nostro scopo è andare a “curiosare”, o almeno provarci, come Dio abbia effuso questa potenza in ogni cosa. E recuperare in questo modo un approccio alla natura più rispettoso, più grato, più ammirato.

E cercheremo di recuperare un senso di rispetto anche nei confronti delle diverse tradizioni mediche, alcune molto antiche, altre più recenti, ingiustamente liquidate come retrograde e persino derise. Il mondo della cura ha subito un trattamento analogo a quello di molti altri ambiti del sapere, dove qualcuno, sufficientemente potente da influenzare la cultura e la comunicazione, ha stabilito che il mondo progredito e illuminato avesse una data di nascita prestabilita: tutto quello che lo ha preceduto è, nella migliore delle ipotesi, reperto museale, per testimoniare quanto poco fossero progrediti i nostri antenati. Non è difficile immaginare che in questo ambito la pressione è enorme e ha il volto di Big Pharma e di tutte le sue “soubrette” in camice bianco che espongono le proprie firme sui giornali o il proprio volto nelle trasmissioni televisive per screditare di continuo tutto ciò che non rientra nei loro ristretti parametri.

Parafrasando dall’atto primo dell’Amleto, ci sono più cose in cielo e in terra di quante ne sognino la tua scienza e la tua medicina.