Giuli tinge di arcobaleno (a sua insaputa) la Fontana di Trevi
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Dopo il caso Spano tocca al Roma Pride. Il Ministero della Cultura concede il patrocinio ad un'iniziativa gender e querness di un istituto finanziato dal Mibac. Lui imbarazzato: "Iniziativa non concordata". Ma l'evento non è cancellato.
Per un ministero, quello dell’Istruzione, che dichiara guerra alla propaganda Lgbt con la legge sul consenso informato, un altro dicastero che invece le strizza l’occhio. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli dovrà spiegare per quale motivo ha concesso il patrocinio ad un evento organizzato dall’Istituto Centrale per la Grafica (una struttura finanziata dal Mibac) per celebrare il Pride di Roma.
Stasera, infatti, sempre che qualcuno dalle parti dell’esecutivo di Giorgia Meloni non cancelli l’evento dopo la presa di distanza imbarazzata dello stesso Giuli, la Fontana di Trevi si tingerà di arcobaleno per il Roma Pride.
La cosa era pubblicizzata da diversi giorni sul canale Instagram dell’Istituto Centrale per la Grafica, una struttura che dopo la riforma del 2024 afferisce in toto alla Dg musei, dunque, di pertinenza di Giuli, che ora, dopo che la cosa è uscita si smarca e promette di avviare un'indagine interna.
Che cosa combina un governo che, almeno a parole, sembra aver dichiarato guerra alle istanze omosessualiste e che invece scende in campo con un ministero di peso per il Pride? Se lo è chiesto anche Jacopo Coghe di Pro Vita e Famiglia che ieri ha contestato l’iniziativa di Giuli chiedendo al Governo di spiegare. «Ciò che accadrà stasera al Palazzo della Fontana di Trevi ce lo saremmo aspettati sotto l'egida del Ministero della Cultura di un Governo di estrema sinistra e non di centrodestra: chiediamo chiarimenti urgenti al Ministro Giuli e al Governo stesso su questo vergognoso sperpero di soldi dei contribuenti italiani».
Effettivamente, l’iniziativa Grafica Pride è costruita per dedicare la serata ai temi dell'identità di genere e del mondo queer, con dichiarata «particolare attenzione ai giovani e agli under 30».
Nel programma, oltre allo scenografico effetto che compare nella locandina con la Fontana di Trevi tinta di arcobaleno, compaiono anche eventi del tutto discutibili, soprattutto per un governo che aveva promesso di non piegarsi alla logica propagandistica gender e querness.
“Un'apertura straordinaria dedicata all’inclusione, al dialogo culturale e alle voci del mondo queer».
Leggi voci del mondo queer e la mente non può non correre all’indottrinamento in salsa Lgbt. Infatti, alle 20.30 ci sarà la presentazione del volume “Musei, genere e queerness”, a cura di Nicole Moolhuijsen, con un dialogo tra Fabio De Chirico, Viviana Gravano e Annalisa Sacchi per «riflettere sul ruolo dei musei come spazi aperti e inclusivi, capaci di accogliere nuove narrazioni e di interrogare il rapporto tra istituzioni culturali, identità, genere e rappresentazione». Nuove narrazioni, musei e identità di genere… materiale che fa suggerire piuttosto che un’operazione culturale di una certa levatura, il solito zibaldone di pensieri ideologici buoni appunto per la propaganda.
E come se non bastasse, alle 21.30 ci sarà “L’amore che non osa dire il suo nome”, con le voci di Ilithyia Gothier e Céline Esprit. Di che cosa si tratta? Leggiamo: «Una scena a due, in forma dialogica, ispirata alla vicenda umana di Oscar Wilde e del suo giovane amante Alfred Douglas, intrisa di momenti di grande poesia benché non conclusasi felicemente, un momento per ascoltare le esperienze, le parole e gli immaginari del mondo queer». Puntare su Oscar Wilde è quanto di più conformista, nel senso queer, possa esserci. Roba da far impallidire i circoli Lgbt che queste cose le propongono da anni. Ma non un ministero, dentro il quale, evidentemente si è infiltrato il virus della queerness. Contenti loro.
Però, c’è un aspetto economico da non tralasciare. Ed è lo stesso Coghe e rimarcarlo: «È inaccettabile che un ufficio del Ministero della Cultura, per di più sotto un Governo di centrodestra - continua Coghe - si trasformi in megafono di propaganda ideologica finanziata con denaro pubblico. Come se non bastasse, tra i relatori figurano personalità tutt'altro che neutrali, come la storica dell'arte Viviana Gravano, impegnata da anni in studi di genere e queer, e la professoressa Annalisa Sacchi dello Iuav di Venezia, che ha istituito il curriculum “Studi performativi e di genere” dichiaratamente orientato a identità e sessualità».
Si scopre poi, sempre da Pro Vita che il Ministero eroga all’Istituto Centrale per la Grafica la bellezza di 800mila euro all’anno mentre nell’ultimo bilancio di previsione ben 88.623 euro sono destinati a manifestazioni culturali come mostre, convegni ed eventi. «A fronte di entrate proprie minime, appena 2.000 euro di biglietteria previsti per l'intero anno – ha concluso Coghe -, è ovvio che è lo Stato italiano, cioè i contribuenti, a sostenere quasi interamente l'Istituto, incluse le iniziative come quella di stasera».
Chissà se Giuli saprà spiegare che cosa c’entri questa iniziativa con le finalità dell’ente oltre a prenderne le distanze a cose praticamente fatte. Quel che è certo è che dopo lo scivolone sulla nomina di Francesco Spano, capo di gabinetto di Giuli costretto alle dimissioni nel 2024, per Giuli arriva un’altra patata bollente proprio su una tematica, quella della propaganda Lgbt, che il Governo formalmente dovrebbe combattere.
In serata, infatti, il ministro si è detto stupito "per la manifestazione in questione" e ha lamentato di non essere stato informato. Inoltre ha annunciato una "procedura di accertamento in corso". "Al di là del fatto che essa risulti più o meno inappuntabile sotto il profilo procedurale - ha proseguito -, la ritengo incoerente con le mie aspettative rispetto al lavoro dell'Istituto centrale della grafica sia dal punto di vista scientifico sia dal punto di vista della promozione culturale".
Sarà. Eppure la pubblicità dell'evento girava già da diversi giorni. Mentre un patrocinio per un evento concesso dal Ministero è possibile che possa essere concesso all'insaputa dello stesso ministro? Inoltre, la sua presa di distanza è arrivata soltanto dopo che Pro Vita e Famiglia ha reso pubblica la cosa. Effettivamente dovrà spiegare. Pro Vita ha detto di attendere queste spiegazioni. L'impressione è che, ancora una volta, il clamore delle reazioni, proprio come con il caso Spano, ha costretto Giuli ad una marcia indietro, che però non spiega come sia potuto accadere. Vuoi vedere che, per chiudere una faccenda imbarazzante, ne farà le spese il solito dirigente?
Giuli, la nomina di mister Lgbt e il complesso del parvenu
Spano ce l'ha fatta: cacciato per i finanziamenti ai circoli della prostituzione gay dopo le proteste della Meloni, entra come vice capo di gabinetto del neo ministro della Cultura Giuli, il cui pensiero neo pagano è chiaramente più vicino alla Sinistra che ad un ipotetico governo di Destra cattolica.
Quando Spano all'Unar sponsorizzava gli insulti a Salvini
Mentre Pro vita lancia un mail bombing indirizzato alla Meloni per revocare la nomina di Spano, emerge un episodio che mostra la sua attività quando era all'Unar: il patrocinio al Festival cosentino Salvini è nu tamarru, creato ad hoc per insultare il leader leghista.
In corsa per un posto al Ministero l'uomo dello scandalo gay-Unar
Secondo il Messaggero (non smentito) il neo ministro della Cultura Giuli ha pronto un incarico di rilievo per l'attuale segretario del Maxxi di Roma, Spano. Ma è lo stesso che il Centrodestra portò alle dimissioni, indignato dopo lo scandalo dei fondi Unar al sottobosco delle associazioni dedite alla prostituzione gay.
Unar nella bufera: l'ombra della prostituzione gay
Servizio delle Iene denuncia: l’Unar ha finanziato con 55mila euro un circolo gay in cui aleggia lo spettro della prostituzione. L'imbarazzo del direttore dell'ufficio che fa capo a Palazzo Chigi: "Verificheremo". Ma il sospetto è che lo stesso direttore sia socio del circolo finanziato. Lui abbozza qualche timida risposta, ma la vicenda è torbida. Se fosse confermato emergerebbe lo scandalo del finanziamento pubblico ad un circolo che pratica reati di natura sessuale.
Altro che “omofobia”, Spano paga le sue scelte politiche
Francesco Spano cerca di accreditarsi, con l’aiuto dei media mainstream, come vittima di “omofobia”, che però non c’entra nulla. Le sue dimissioni – giunte dopo le anticipazioni di Report – sono legate alle sue scelte politiche.
Meloni ha aspettato che la bomba Spano le scoppiasse tra le mani
Le dimissioni del capo di gabinetto di Giuli arrivano per troppe cause non chiarite: da un favoritismo al "compagno" alle offese omofobe. Ma non per l'unico motivo per cui non doveva essere nominato: lo scandalo Unar-gay. Meloni dice di «non aver seguito la vicenda», ma poteva disinnescare la bomba un mese fa, quando uscì il nostro primo articolo e la sua nomina non era stata ancora fatta.
Giuli bluffa: ma quale tecnico? Spano è un fondatore del Pd
Giuli nomina Spano suo capo di gabinetto e Pro Vita insorge: «Indecenza politica, tradita la coerenza tra maggioranza ed elettori». Il ministro lo spaccia per tecnico, in realtà oltre ad essere un attivista gay è stato nel 2007 tra i fondatori del Pd e ha una lunga storia di militanza politica nei Dem, grazie ai quali ha ottenuto tutti gli incarichi.
Pro Vita chiede a Giuli la revoca di Spano, il ministro è già in trincea
Dopo i nostri articoli su Spano vice capo di gabinetto di Giuli, Pro Vita e Famiglia lancia la petizione: «Inaccettabile, annulli la nomina». Ma il ministro tira dritto e caccia il capo di gabinetto Giglioli spalancando così le porte all'ex direttore Unar dello scandalo prostituzione gay.
Purghe di Giuli, il Ministero della Cultura è un laboratorio di instabilità
Purga in corso al Ministero della Cultura. Il ministro Giuli licenzia Elena Proietti ed Emanuele Merlino, entrambi fedelissimi della Meloni. Invece che fare la rivoluzione culturale, il Ministero diventa un laboratorio di instabilità.
Non solo Giuli: Meloni ha un problema nella scelta dei ministri
Gli scivoloni alla Cultura confermano gli effetti avversi del manuale Cencelli, che riguardano più di un dicastero. Alla premier conviene cercare competenze, non basta pescare nella propria "infosfera".
Giuli, attacchi di un inadeguato ministro anticlericale
Nel disperato tentativo di difendere la nomina di Spano, il ministro della cultura Giuli attacca la Bussola e se la prende, col livore degli anticlericali, con quel mondo cattolico e pro life senza i voti del quale oggi sarebbe ancora nell'infosfera globale da cui proviene. E così provoca l'ira di mezzo partito.

