E l'algoritmo ci libererà dal male (del lavoro)
Sam Altman prevede un futuro caratterizzato dall'Intelligenza artificiale generale (AGI) che creerà maggiore prosperità. I big dell'informatica suggeriscono un reddito universale per compensare la massiccia perdita di posti di lavoro.
Il capo di OpenAI Sam Altman ha aggiornato il documento di mission della sua compagnia, sottolineando i passaggi principali per raggiungere un’intelligenza artificiale che possa raggiungere e superare i livelli dell’intelligenza umana. In questo documento, pubblicato domenica 25 aprile sul sito dell’azienda, Altman dettaglia i cinque principi guida necessari per questo risultato: democratizzazione della tecnologia, maggior coinvolgimento degli utenti, resilienza, una migliore adattabilità ma soprattutto ciò che Altman definisce come “prosperità universale” (letteralmente “universal prosperity”) di cui beneficerà tutta l’umanità, una volta che essa beneficerà dell’AGI, acronimo per Artificial General Intelligence.
La differenza principale tra l’AGI e un’Ai attuale risiede nella sua versatilità e nell’ampiezza delle capacità: l’AI attuale è “ristretta” e specializzata in compiti specifici, mentre l’AGI è un concetto teorico capace di eguagliare e superare l’intelligenza umana in qualsiasi attività cognitiva. La trasformazione dell’AI in AGI è l’obiettivo futuro dichiarato di OpenAI e di qualunque azienda operi nell’ambito dello sviluppo di LLM (Large Language Models, come ChatGPT, Claude o Gemini).
Attraverso un sistema di AI semplice e capillare, con grande potenza di calcolo a disposizione di ciascuno, Altman crede che le persone possano migliorare in maniera massiva la propria “quality-of-life” e realizzare un mondo in cui chiunque possa partecipare alla “creazione di valore” grazie a un’infrastruttura AI solida e pervasiva.
Ci sono riverse differenze rispetto al linguaggio solitamente usato nei documenti precedenti, più concentrati sul tema della sicurezza e dell’uso dei dati. Qui si vuole arrivare a un nuovo modello di intelligenza artificiale, come rivelato dal nuovo modello GPT-5.5 inaugurato la scorsa settimana.
Una nuova “prosperità universale” di cui tutti beneficeranno in futuro grazie all’avvento di tecnologie dispotiche messe a disposizione dell’umanità dalla candida coscienza di un qualche magnate fa eco alle parole di Elon Musk e alla sua ipotesi di lanciare un reddito universale che faccia fronte alla disoccupazione causata dall’intelligenza artificiale. Perché, mentre l’intelligenza artificiale costruisce le fondamenta del nostro futuro impeccabile e meraviglioso, le aziende tech si stanno muovendo in una direzione chiara: epurare il superfluo.
Ciò che un tempo era considerata una carriera sicura - nello sviluppo tecnologico, ad esempio - oggi è un lavoro a rischio. Da gennaio ad aprile di quest’anno sono stati tagliati nelle più varie aziende di sviluppo informatico - Oracle e Anthropic, per citarne alcune - circa 80mila impiegati, allocando maggiori risorse nella fondazione di data center per potenziare la capacitò di calcolo.
Di questi, almeno la metà è stata dichiarata superflua per riduzione del fabbisogno umano dovuto all’intelligenza artificiale. È probabile che la narrazione del reddito universale suoni come le note del flauto magico, che dapprima libera i lavoratori di alcuni oneri professionali per poi liberarli dell’intero lavoro, salvo garantire comunque un “reddito” sulla base di non si sa bene quale surplus, ma solo grazie alla beneficenza di qualche superiore entità artificiale.
Se il lavoro è una condanna, e la salvezza è a prova di algoritmo, il nuovo messia ha la faccia dell’IA. È un volto che si modifica seguendo le aspettative e i desideri di chi la osserva, perché non ha una propria fisionomia: è lo specchio di Biancaneve che però ti conferma sempre che “sei la più bella del reame”. Questo volto dai caratteri cangianti è però una maschera che nasconde chi l’IA la controlla e la manipola, e che proclama un meraviglioso futuro in cui lo scandalo del lavoro, conseguenza genetica del peccato originale, verrà sanato da un bonifico mensile che magicamente gonfierà il nostro conto in banca. Non è un caso se tanta parte dell’operato di papa Leone XIV rifletta la preoccupazione su questo tema e su quanto le nuove oligarchie tecnologiche abbiano tra le mani un potere inedito nella storia dell’umanità. Ma il potere di rimettere il peccato originale, e di trasformare il lavoro umano nell’evangelico “regno di Dio”, quello ancora non è a loro appalto.

