• INTERVISTA

Codacons: «Tamponi contraffatti». Parte un esposto

Un esposto-denuncia a nove Procure siciliane. «Chiediamo alla Magistratura di svolgere indagini sui tamponi in uso per la ricerca del Sars-Cov-2; abbiamo chiesto di verificare una serie di elementi, come i falsi positivi, la destinazione d’uso dei tamponi, il numero di cicli e l’immissione sul mercato di un numero elevato di tamponi contraffatti». La Nuova Bussola intervista Carmelo Sardella, dirigente dell’Ufficio Legale Codacons Sicilia.

Un’iniziativa legale per capire cosa sta succedendo nel mondo dei tamponi. L’importanza dell’esposto di Codacons Sicilia e Articolo 32-Associazione Italiana per i Diritti del Malato è evidente: uno dei parametri decisivi per determinare le politiche di restrizione è certamente quello del numero dei positivi quotidiani. Persone che, per oltre il 90% dei casi, sono assolutamente sane e la cui capacità infettiva è tutt’altro che dimostrata. I diritti personali, la libertà, l’economia, la salute mentale vengono sempre più minate dal bollettino quotidiano di positivi e di decessi, la cui effettiva riconducibilità al Sars-Cov-2 non è affatto evidente. La Nuova Bussola ne ha parlato con l’avvocato Carmelo Sardella, dirigente dell’Ufficio Legale Codacons Sicilia.

Avvocato Sardella, lei sta rappresentando Codacons Sicilia e Articolo 32-Aidma, che hanno depositato un esposto-denuncia a nove Procure della Sicilia. Di che cosa si tratta?
Noi chiediamo alla Magistratura di svolgere indagini sui tamponi in uso per la ricerca del Sars-Cov-2; abbiamo chiesto un sequestro, accertamenti e perizie per verificare tutta una serie di elementi.

Quali?
L’esistenza di falsi positivi, l’utilizzo dei tamponi coerentemente con la destinazione d’uso prevista, il rispetto di tutte le condizioni di validità dei test e, principalmente, chiediamo di accertare la validità di questi tamponi per effettuare diagnosi. Lo stesso fondatore dei test RT-PCR, Kary Mullis, negava che si potesse fare propriamente diagnosi attraverso i tamponi; ci sono studi e perizie di altri autorevoli scienziati, i quali negano che si possa fare diagnosi con questi tipi di test faringei e nasali, che sono essenzialmente strumenti di ricerca, non di diagnosi. La diagnosi andrebbe fatta da un medico, a livello clinico, sulla base dei sintomi.

Lo stesso automatismo “positività-malattia-quarantena” è stato contestato anche dalla recente sentenza della Corte d’Appello di Lisbona (vedi qui).
Precisamente. La sentenza fa leva anche su questo. Poi ci sono tante altre questioni che noi abbiamo aggiunto, più specifiche della situazione in Sicilia, come l’immissione illegale sul mercato di un numero elevato di tamponi contraffatti. La Procura di Trapani e i Nas di Palermo stanno già indagando su laboratori che effettuano test con tamponi non autorizzati, con corrispondenti frodi al sistema sanitario e quindi alla collettività.

Poi c’è il grande problema dei cicli di amplificazione realizzati.
Non vi è trasparenza su questo punto. Mentre in Germania c’è un limite a 25, massimo 30 cicli, in Italia, stando per esempio ad alcune dichiarazioni pubbliche, si arriva fino a 45 cicli. E più aumentano i cicli, più aumenta l’inattendibilità del test stesso. Il metodo è semplice: più cicli equivale a più contagi.

Da alcuni referti di laboratori che ho potuto visionare, sono pochissimi quelli che indicano il numero di cicli effettuati.
Questa è una grave mancanza di trasparenza. La questione è stata affrontata anche dalla sentenza, che lei ha ricordato, della Corte d’Appello portoghese, la quale giunge alla conclusione che, se una persona è risultata positiva alla PCR, quando viene utilizzata una soglia di 35 cicli o più la probabilità che il risultato sia un falso positivo è del 97%. Ma c’è dell’altro: casi concreti di tamponi contrastanti effettuati contestualmente, dimostrano, sempre più, l’inattendibilità di questi test, che possono dare falsi positivi, o anche falsi negativi.

Oltre agli studi, riportate quindi anche casi concreti?
Sì. Siamo a conoscenza di situazioni addirittura paradossali: persone risultate positive senza aver effettuato il tampone. C’è anche il problema del vuoto normativo che si è venuto a creare.

Cioè?
Sostanzialmente, questi test che vengono utilizzati adesso, a partire dal 26 maggio 2022 non saranno più legali, perché entrerà in vigore un Regolamento della Comunità Europea, il Regolamento UE 2017/746, che riguarda i dispositivi medico-diagnostici in vitro. Attualmente non è in vigore; perciò ci troviamo in questo vuoto normativo, nel quale mancano norme che regolamentino l’utilizzo di questi tamponi.

Noi stiamo quindi utilizzando dei dispositivi che, a partire dal 26 maggio 2022, non potranno più essere utilizzati?
Esatto. Non esiste un ente indipendente che garantisca e autorizzi questi tamponi. Ci sono almeno 78 tipi di tamponi diversi, nessuno dei quali preventivamente valutato, validato e autorizzato da un organismo indipendente. E questo è possibile a causa del vuoto normativo di cui ho parlato. Nel nostro esposto abbiamo allegato dei documenti dell’Istituto Superiore di Sanità e della Commissione Europea, che affermano proprio questo.

Avete messo a fuoco anche altri aspetti, oltre a quelli già presentati?
Abbiamo sollevato anche il problema dell’attendibilità di questi tamponi a fronte delle molteplici mutazioni del virus Sars-Cov-2. I tamponi circolanti, anche qualora si volessero ritenere astrattamente efficaci, sono inutili in quanto non possono accertare le mutazioni, come evidenziato da alcuni esperti. Come vede le questioni sollevate sono tante; noi chiediamo alla Magistratura di accertare una serie di elementi che potrebbero dimostrare che si sta facendo un buco nell’acqua, come sostengono diversi scienziati. Il modo con cui si stanno portando avanti le cose, ci fa pensare che ci possa essere malafede, e che ci sia qualcuno che abbia grossi interessi, anche economici. Quanto ha rivelato di recente l’ex capo della protezione civile, Guido Bertolaso, circa l’entità dell’indennizzo versato agli ospedali per ogni caso Covid, fa sospettare. Duemila euro al giorno per ogni ricoverato sarebbe la spiegazione al fatto che gli ospedali non si privano dei pazienti Covid. Chiediamo accertamenti anche su questo aspetto, che potrebbe rivelare un grosso business. Il sospetto, poi, aumenta quando pensiamo alla scomparsa pressoché totale dei casi di influenza: tutti i casi influenzali sembrano essere confluiti nel Covid.

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