a cura di Benedetta Frigerio
  • America Latina

Chiese date alle fiamme in Cile

Una manifestazione organizzata in Cile nell’anniversario dell’inizio, il 18 ottobre 2019 nella capitale Santiago, delle proteste innescate dall’aumento del prezzo della metropolitana, e proseguite nei mesi successivi estendendosi ad altre città, è degenerata in violenze, atti vandalici e saccheggi. Come un anno prima, i dimostranti hanno infierito anche contro delle chiese cattoliche. Dapprima hanno saccheggiato e poi dato fuoco alla chiesa di San Francisco de Borja, nota come “la chiesa dei carabinieri” che vi celebrano regolarmente le loro cerimonie religiose. La chiesa era già stata incendiata durante una manifestazione di protesta il 4 gennaio scorso. Poi hanno raggiunto la piccola chiesa de La Asuncion, costruita nel 1876, una delle più antiche del paese, e le hanno dato fuoco. La chiesa è bruciata completamente. Un filmato ha ripreso la devastazione culminata nel crollo del campanile. Il giorno successivo monsignor Celestino Aòs, arcivescovo di Santiago, ha visitato i resti dell’edificio insieme ai vescovi ausiliari. “Questo attacco – ha commentato – non è un attentato solo contro le cose materiali, ma colpisce anche l’anima dei cileni e dei cattolici”. Anche il vicario della Zona Centro di Santiago, padre Francisco Llanca, ha preso la parola per rivolgere un appello al dialogo. Il parroco della parrocchia de La Asuncion, padre Pedro Narbona, ha definito l’attacco un golpe che ha causato tanto dolore ai fedeli: tuttavia “potranno bruciare il tempio – ha detto – ma la cosa più importante è la fede che sta nei nostri cuori”.