Brigata Ebraica vittima o carnefice? La parola al fondatore Davide Romano
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Ad aggredire due anziani iscritti dell'Anpi di Roma, il 25 aprile, è stato un ebreo romano, Eitan Bondì. Diceva di far parte della Brigata Ebraica, ma Davide Romano, fondatore dell'associazione, smentisce. E risponde alle critiche.
Un 25 aprile peggiore non lo si poteva immaginare. Le bandiere ucraine costrette a uscire nei cortei di Roma e Bologna, la Brigata Ebraica bloccata dalla contestazione pro-Pal e poi obbligata a ritirarsi dal corteo per ragioni di sicurezza a Milano. Ma anche due anziani iscritti all’Anpi, a Roma, sono stati colpiti da un ragazzo con una pistola ad aria compressa. Un gesto di intimidazione che pareva portare la firma di un hooligan neofascista. Ma che invece si è rivelato essere un ebreo romano, che si dice appartenente alla Brigata Ebraica. Eitan Bondì, 21 anni, è stato individuato dopo pochi giorni dalla polizia. Ha confessato l’aggressione. Accusato di tentato omicidio, ha dichiarato che non aveva alcuna intenzione di uccidere: a casa sua c’erano due armi vere, se la sua intenzione fosse stata quella di uccidere, avrebbe portato una di quelle.
La vicenda ha generato scandalo e scompiglio, il più scandalizzato di tutti è Gad Lerner, giornalista ebreo di sinistra, ma sempre più critico nei confronti della comunità ebraica: «L’ebreo fascista che il 25 aprile 2026 va a sparare sul raduno antifascista dell’Anpi, sentendosi con ciò guerriero d’Israele… non avrei mai immaginato che si arrivasse fino a dover provare questa vergogna, fino a un tale capovolgimento della storia. Ne proviamo una tristezza infinita», scrive nel suo editoriale su Il Manifesto. Gad Lerner si scaglia contro «Leader irresponsabili – delle comunità ebraiche che avrebbero - sospinto al fanatismo questi giovani. E di fronte ai numerosi episodi di violenza che li ha visti protagonisti a Roma è stata calata una coltre di omertà, purtroppo anche da parte delle forze dell’ordine». Il giornalista rimette in discussione la stessa iniziativa della Brigata Ebraica che definisce come una vicenda storica: «Riesumata dall’Ucei (l’Unione delle comunità ebraiche italiane) a più di sessant’anni da quegli eventi, allo scopo di fomentare un separatismo ebraico nelle celebrazioni del 25 aprile che solidarizzavano con i palestinesi dei territori occupati da Israele».
Ne abbiamo parlato con Davide Riccardo Romano, direttore del Museo della Brigata Ebraica di Milano e padre dell’iniziativa nel lontano 2004. Prima di tutto tiene a precisare che Eitan Bondì, di Roma, non appartiene all’associazione della Brigata Ebraica, che è milanese. «La Brigata Ebraica è un’associazione culturale di Milano e ha i suoi sostenitori solo a Milano. Abbiamo dato deleghe a Parma e a Ferrara, ma non c’è una Brigata Ebraica a Roma, né abbiamo mai avuto alcun contatto con la realtà romana. Il ragazzo che ha sparato è evidentemente una persona problematica e non lo abbiamo neppure mai conosciuto».
Quanto allo “scopo divisivo” della Brigata Ebraica, l’associazione viene spesso messa in contrapposizione con i partigiani ebrei italiani, al loro ruolo nella Resistenza e nella successiva storia politica italiana, come Leo Valiani, Vittorio Foa, Umberto Terracini, Enzo ed Emilio Sereni. Ma per Romano questa è una falsa propettiva: «Il numero di partigiani ebrei italiani è infinitamente inferiore rispetto al numero di volontari che combatterono in Italia nella Brigata Ebraica. Parliamo infatti di 5mila soldati ebrei sionisti, volontari dalla Palestina mandataria britannica. E non sono neppure tutti, perché almeno altri 25mila prestarono servizio nell’esercito britannico durante tutto il conflitto. Senza nulla togliere all’importanza storica, morale e politica della Resistenza ebraica in Italia, è indubbio che il suo impatto sulla guerra, con qualche centinaio di partigiani, fu inferiore rispetto a quello della Brigata, a 5mila volontari che combatterono per liberare un paese che non era neppure il loro». Inoltre: «Si tratta di una falsa contrapposizione: non si può mettere in competizione i partigiani ebrei e gli ebrei sionisti della Brigata Ebraica, il 25 aprile vanno celebrati come liberatori gli uni e gli altri. Quest’anno siamo andati tutti con le magliette dei partigiani ebrei della Resistenza: noi siamo per ricordare tutte le pagine della liberazione. Pare che a qualcuno, invece, certe pagine diano fastidio e vorrebbe bruciarle».
Giuseppe Sala, sindaco di Milano, contesta soprattutto la presenza nel corteo delle bandiere nazionali di Israele… «Prima di tutto, io ricordo sempre che quella era la bandiera storica della Brigata Ebraica. E solo tre anni dopo la fine della guerra è diventata anche la bandiera nazionale di Israele. Il 25 aprile sarebbe doveroso portare anche le bandiere degli Usa e del Regno Unito, di tutte le nazioni che ci hanno liberato dal nazi-fascismo. Ricordare i caduti per la nostra libertà non è una provocazione». La Brigata Ebraica, come iniziativa del 25 aprile è nata nel 2004, «Nel 2000 venne istituito il Giorno della Memoria il 27 gennaio. Fino ad allora la presenza ebraica nel corteo del 25 aprile era soprattutto volta a commemorare le vittime della Shoah. Dopo il 2000 la nostra presenza diventava dunque ridondante: c’era già una giornata apposita per ricordare la Shoah. Nel 2003 lessi il libro La Brigata Ebraica dello storico Howard Blum e scoprii il ruolo che ebbe nella liberazione dell’Italia. Nel 2004 realizzammo l’idea di portare le insegne della Brigata Ebraica il 25 aprile, come fanno tutti gli altri gruppi».
Davide Riccardo Romano è stato impegnato in una lunga trattativa con i gruppi pro-Pal presenti al corteo di questo 25 aprile, ma non ha ottenuto di poter continuare la manifestazione. Di quei momenti di tensione dice di essere rimasto impressionato soprattutto «… dal linguaggio nazista usato da estremisti di sinistra. Ormai l’odio per gli ebrei non è più un’antipatia politica per Israele, ma un istinto primordiale che torna a galla. Un antisemitismo che, grazie alla guerra, trova l’occasione per legittimarsi. E così vediamo gente di sinistra che urla agli ebrei ‘siete saponette mancate’ o ‘Hitler non ha finito il lavoro’. L’assurdità di comunisti che incitano al nazismo, una sorta di patto nazi-sovietico aggiornato». Gad Lerner denuncia la crescita, nella comunità ebraica romana, un ambiente “paramilitare”, con azioni squadriste nelle scuole, anche contro ebrei dissenzienti. Lui stesso dice di esserne stato minacciato. «Non conosco l’ambiente romano – ci dice Davide Romano – da esterno suggerirei a Gad Lerner di andare in Questura a denunciare ogni attività sospetta di cui ha conoscenza. Non ha senso limitarsi a una denuncia mediatica che crea scompiglio, ma che non avrebbe conseguenze legali. Noi abbiamo subito condannato il gesto di Bondì, la Comunità romana ha collaborato con la polizia per le indagini e nel mondo ebraico c’è un comune rigetto della violenza».
Comunque, «È da 22 anni, da un anno prima di Eitan Bondì nascesse, che la Brigata Ebraica viene insultata ogni 25 aprile, un odio mai contrastato, accolto, tollerato, accettato. E non dimentichiamo che dopo il 7 ottobre 2023, intere comunità ebraiche sono sottoposte a dura pressione: aggressioni a chi porta la kippah, uomini, donne, bambini, nelle scuole c’è un’allerta continua. Le autorità italiane confermano che c’è, da due anni, un’impennata di aggressioni antisemite. Contro ebrei italiani che nulla c’entrano con Israele».
25 aprile di violenza, si rilegga il discorso di Berlusconi a Onna
Ancora una volta le manifestazioni del 25 aprile sono state occasione di contrapposizioni e aggressioni. Nel 2009 l'allora presidente del Consiglio fece un discorso sulla necessità di una pacificazione nazionale più che mai attuale e che andrebbe riletto.

