Bologna sempre più LGBT
Proseguire e rafforzare le politiche comunali di contrasto all’omolesbobitransofobia. Così si chiama la proposta del comune di Bologna per diffondere l'agenda LGBT.
L’amministrazione comunale di Bologna, a trazione PD, ha approvato un ordine del giorno dal titolo Proseguire e rafforzare le politiche comunali di contrasto all’omolesbobitransofobia. La scusa è sempre quella della discriminazione. E così, forti di questo pretesto, il comune vuole occupare con la propaganda LGBT ancor più spazi nelle scuole. Il comune ha dunque chiesto ed ottenuto che venissero «consolidati i progetti rivolti alle scuole, ai servizi educativi, agli spazi giovani, ai luoghi della cultura e dello sport, finalizzati alla prevenzione delle discriminazioni e alla promozione del rispetto delle differenze».
Il consigliere della Lega Matteo Di Benedetto ha lanciato una sua controproposta che ha introdotto con queste parole: «La Regione Emilia-Romagna ha approvato la Legge Regionale n. 15 del 2019 recante “Legge contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere”. Tale normativa ha introdotto strumenti, finanziamenti e progettualità che negli anni hanno comportato un crescente utilizzo di risorse pubbliche per iniziative di carattere ideologico e politico, spesso promosse senza un reale confronto pluralista. Numerosi cittadini e associazioni ritengono che tali politiche abbiano progressivamente oltrepassato il contrasto alle discriminazioni, entrando nel terreno dell’indottrinamento culturale, in particolare nei confronti dei minori e nell’ambito scolastico». Ha poi ricordato che «non competa agli enti locali finanziare attività o campagne aventi finalità ideologiche o orientate alla promozione di specifiche visioni antropologiche e culturali». Inoltre ha invitato la Giunta «a promuovere politiche comunali improntate al rispetto della persona e alla tutela della libertà di opinione, evitando l’utilizzo di fondi pubblici per iniziative di carattere ideologico». Infine ha chiesto «l’abrogazione della stessa Legge Regionale n. 15/2019». La sua proposta non è passata.

