Ankara contro cristiani e giornalisti, interviene Strasburgo
Ascolta la versione audio dell'articolo
Libertà religiosa e di stampa minacciate in Turchia, tra espulsioni mirate, limitazioni legali e chiese incendiate o trasformate in moschee. Violazioni e vessazioni condannate dall'Europarlamento, proprio mentre la Commissione Europea rafforza le relazioni diplomatiche con Erdoğan.
Il 12 febbraio scorso il Parlamento Europeo ha approvato a Strasburgo una Risoluzione che condanna fermamente le espulsioni mirate di giornalisti e di cristiani stranieri dalla Turchia, espulsioni che vengono effettuate sistematicamente per «ragioni di sicurezza nazionale», senza evidenze e senza processo.
La Turchia di Recep Erdoğan non è un Paese per giornalisti né per cristiani, categorie che rischiano quotidianamente l'espulsione, se non la vita, a causa del loro lavoro o della loro fede. Come si legge in un autorevole report dell'European Centre for Law and Justice (ECLJ) i cristiani in Turchia sono passati da circa il 20% nel 1915 a meno dello 0,3 % attuale, pari a 257.000 persone. Si tratta di cristiani cattolici, armeni, greco ortodossi, siriaci e protestanti che sono quotidianamente oggetto di brutale repressione.
In particolare, a partire dal 2020 più di trecento cristiani sono stati espulsi dalla Turchia perché la loro presenza nel Paese è stata considerata una «minaccia alla sicurezza nazionale», seppur non siano state rintracciate contro di loro prove di illeciti di alcun tipo.
In un Paese al 99% musulmano sunnita, chiese ed edifici di culto vengono periodicamente dati alle fiamme o trasformati in moschee: secondo il Rapporto 2025 dell'associazione Aiuto alla Chiesa che soffre, nel 2024 questo è stato il destino della Chiesa del Salvatore a Chora, chiesa cattolica risalente al IV secolo ed ora moschea.
Secondo lo stesso Rapporto, tra il gennaio 2023 e il dicembre 2024 «in Turchia si è registrato un deterioramento della libertà religiosa. Le minoranze affrontano ostacoli legali, discorsi d'odio e ingerenze statali. Pastori protestanti sono stati espulsi, chiese chiuse e celebrazioni cristiane vietate».
Per quanto riguarda i cattolici, l'associazione lancia un grido d'allarme: «Nonostante le Chiese latine della Turchia abbiano ottenuto un riconoscimento giuridico parziale attraverso associazioni o fondazioni», si legge in un appello a favore delle comunità cattoliche turche, «lo status delle comunità religiose non musulmane continua a essere problematico, date le numerose limitazioni in materia di riconoscimento legale, proprietà, edifici di culto ed attività ecclesiali».
Allo stesso tempo, in Turchia le restrizioni alla libertà di stampa e le violenze contro i giornalisti hanno raggiunto livelli preoccupanti. Numerosissimi sono i casi di giornalisti stranieri incarcerati arbitrariamente, minacciati di espulsione o addirittura aggrediti dalle autorità di Ankara, come la siriana Nujan Mala Hassan, ferita a colpi di arma da fuoco dalle guardie di frontiera turche mentre nel gennaio scorso copriva alcune proteste al confine tra Siria e Turchia. Già nel 2022 la Commissione per i diritti umani del Consiglio d’Europa aveva pubblicato un memorandum relativo all'ostilità del regime di Erdoğan nei confronti della stampa.
Il Parlamento Europeo sembra ora aver recepito le gravi violazioni di Ankara in merito alla libertà religiosa e alla libertà di espressione, ed in un'unica Risoluzione approvata il 12 febbraio scorso ne ha chiesto conto al governo turco, su sollecitazione dell'Intergruppo sulla libertà religiosa e di credo. Il Parlamento Europeo prende atto che «i cristiani figurano tra i gruppi religiosi più perseguitati al mondo» e che «il mancato riconoscimento di tale realtà e l'assenza di risposte al riguardo compromettono la credibilità degli sforzi internazionali intesi a tutelare la libertà di religione e di credo», si legge nella Risoluzione.
Lo stesso Parlamento «esprime fermo sostegno ai cristiani e afferma che la libertà di religione e di credo, compreso il diritto di praticare, cambiare o manifestare la propria religione individualmente o in comunità con altri, deve essere pienamente tutelata in conformità al diritto internazionale in materia di diritti umani e rispettata senza discriminazioni né interferenze da parte delle autorità statali». Pertanto, dato che «negli ultimi anni almeno 300 pastori e missionari cristiani stranieri sono stati espulsi dalla Turchia ed è stato loro negato di rientrare nel Paese», e che decine di giornalisti stranieri vengono arbitrariamente incarcerati e rischiano di essere espulsi a causa del loro lavoro, il Parlamento Europeo «condanna con fermezza le espulsioni mirate dei giornalisti e dei cristiani stranieri con il pretesto infondato della sicurezza nazionale e senza un giusto processo; deplora il mancato accesso alle prove e l'assenza di un controllo giurisdizionale effettivo».
Sebbene l'oggetto specifico della Risoluzione siano i soli giornalisti e cristiani stranieri, il documento ha il merito di portare le violazioni di Ankara in tema di libertà religiosa e d'espressione all'attenzione delle istituzioni del Vecchio Continente, in un momento in cui la Commissione Europea sta rafforzando le relazioni diplomatiche con Erdoğan. Inoltre, il sostegno esplicito ai cristiani perseguitati di cui si parla nella Risoluzione segna un punto importante a favore della difesa di una comunità oggetto di vessazioni a livello globale, e costituisce un importante precedente istituzionale che lascia ben sperare per il futuro. Ci auguriamo che il Parlamento Europeo prosegua sulla strada della difesa dei diritti umani, continuando ad indirizzare documenti simili ai governi dei tanti Paesi che violano le stesse, fondamentali, libertà.
È laica ma non troppo la Turchia che perseguita i cristiani
In occasione della visita del Papa il Centro Europeo per la Giustizia e il Diritto denuncia violenze e discriminazioni contro la minoranza cristiana turca, passata in un secolo dal 20% allo 0,3%. Segno che il Paese sul Bosforo non rispetta nemmeno quella laicità dichiarata nella sua Costituzione.

