Ambrogio Bertoglio e il popolo di Seveso che combatté la menzogna
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Responsabile dell’Ufficio decanale voluto nel ’76 dal cardinale Colombo per aiutare le persone nell’area più colpita dalla diossina, Bertoglio è simbolo di un popolo – unito dalla fede – che rispose alle falsità del potere, in primis sull'aborto. A lui, in rappresentanza dei cattolici dell’epoca, andrà il premio “Fatti per la verità” che sarà consegnato il 19 settembre alla Giornata della Bussola.
Il prossimo 19 settembre, in occasione della Giornata della Bussola presso il Centro pastorale ambrosiano di Seveso (MB), consegneremo al dottor Ambrogio Bertoglio il premio “Fatti per la verità”. Si tratterà del secondo riconoscimento di questo tipo conferito dalla Bussola, dopo il premio assegnato nel 2025 a Jimmy Lai, imprenditore ed editore di Hong Kong classe 1947, convertitosi al cattolicesimo e perseguitato dal regime comunista cinese, con sei anni di carcere alle spalle, una ventina ancora da scontare e una salute gravemente provata.
Tornando al premio di quest’anno, Bertoglio è stato scelto in rappresentanza di quei cattolici che a partire dal luglio 1976 si prodigarono per far fronte alle conseguenze della nube di diossina fuoriuscita dallo stabilimento dell’Icmesa e levatasi sul cielo di Seveso e degli immediati dintorni. Conseguenze che, come già accennavamo due mesi fa per il 50° anniversario del disastro (vedi qui e qui), interessarono molteplici ambiti, da quello ambientale-sanitario a quello economico-sociale. E i cattolici di cui sopra si trovarono impegnati in una lotta non solo contro la diossina – sostanza tossica dei cui effetti si sapeva all’epoca poco o nulla – ma contro le false narrazioni della gran parte dei media e le strumentalizzazioni dell’ideologia dominante, che usò il disastro di Seveso come grimaldello per arrivare alla legalizzazione dell’aborto in Italia (giunta nel ‘78, con la legge 194).
Punto di riferimento della risposta cattolica fu l’Ufficio decanale di assistenza e coordinamento (Udac), aperto dall’Arcidiocesi di Milano nell’agosto del ‘76 presso il centro parrocchiale di Seveso. E Ambrogio Bertoglio, allora trentenne e già padre di famiglia, fu la persona che l’arcivescovo e cardinale Giovanni Colombo nominò come responsabile laico dell’Udac. Bertoglio, psichiatra, oggi in pensione, era allora membro del direttivo del consorzio sanitario Brianza Seveso. Successivamente, dalla fine degli anni Novanta in poi, avrebbe assunto la direzione generale di diversi ospedali, prima a Busto Arsizio, poi a Monza (al San Gerardo), infine a Lecco.
In cosa consisteva e cosa faceva l’Ufficio decanale? Semplicemente, «era un luogo con tre tavoli, un po’ di mappe, una linea telefonica e tanti ragazzi – decine poco più che adolescenti – che hanno dato volontariamente una mano per tenere aperto questo centro», ci spiega Bertoglio. Innanzitutto, l’Udac dava informazioni sulla diossina. Informazioni di cui «c’era una fame disperata», specialmente a livello delle ricadute sulla salute. La moria degli animali, i segni sulla pelle dei bambini (molti casi di cloracne), l’aria pesante dei primi tempi avevano fatto temere il peggio, e i giornali ci avevano speculato su, delineando scenari da Vietnam e da post bomba atomica. «Sulla stampa fu data un’informazione talmente cattiva che si confuse la diossina – una molecola chimica, pesante, che a un certo punto si depositò nel terreno e lì è rimasta – con una sostanza contagiosa. E l’attività produttiva di Seveso, in primis quella legata ai mobili, si fermò perché nessuno voleva più i nostri mobili».
Le prime vittime, concretissime, della disinformazione furono i bambini nel grembo materno. Seveso divenne meta di femministe e ginecologi pro aborto che terrorizzarono le donne incinte facendo loro credere di avere un mostro in pancia: 42 furono i bambini abortiti (33 alla Mangiagalli di Milano, 9 a Desio), con il benestare della classe politica che si appoggiava sulla sentenza della Corte costituzionale del 1975 sul cosiddetto “aborto terapeutico”. I resti dei bambini abortiti furono poi analizzati: non risultarono malformazioni.
Molte altre mamme, invece, diedero alla luce i loro bambini (peraltro sani), mosse dalla convinzione che il figlio che portavano in grembo andava accolto come un dono anche nel caso in cui fosse nato deforme. In questo la voce della Chiesa, a partire dal cardinale Colombo, ebbe un ruolo fondamentale, incoraggiando le donne verso il prosieguo della gravidanza.
Per dare una retta informazione alle persone, l’Udac pubblicò anche un periodico – Solidarietà – in cui si davano notizie sanitarie, si esortava a difendere il diritto alla vita dei nascituri, si precisava la localizzazione della diossina, si raccontavano le attività fatte dai centri diurni organizzati fuori dalle località interessate dal disastro per permettere ai bambini di giocare e stare insieme all’aperto. Tutta questa mobilitazione per il bene fu possibile perché dietro c’era un popolo – fatto di gente impegnata nelle parrocchie, di membri di gruppi e movimenti ecclesiali quali Comunione e Liberazione e Azione Cattolica – unito dalla comune fede in Gesù Cristo e parte attiva del territorio brianzolo già prima del disastro. Quando questo avvenne, fu quindi naturale proseguire nel solco di quanto era già stato avviato e moltiplicare i campi di impegno, per aiutare quante più persone possibili.
Un fatto, questo, che testimonia bene la verità del titolo tratto dalla lettera di san Paolo agli Efesini e scelto per la Giornata della Bussola: Cristo è la nostra pace. Un passo che ci ricorda che la pace non è la mera assenza di guerre, ma è intimamente legata alla verità che è Cristo stesso, nostro Dio, l’unico capace di ordinare al bene le nostre vite e renderci in grado di diffonderlo.
Ambrogio Bertoglio riceverà in premio una statuetta di san Giovanni Battista, patrono di Monza e testimone, fino al martirio, della verità. Realizzatrice della scultura è l’artista Paola Ceccarelli.
Rinnoviamo l’invito a partecipare alla Giornata della Bussola. Qui sotto trovate il programma completo. Per iscrivervi cliccate qui, per ulteriori informazioni scrivete a eventi@lanuovabq.it.
Durante la Giornata potrete anche acquistare i prodotti del Monastero cistercense di Valserena.

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