Addio Rampi, maestro di Gregoriano
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La morte di Fulvio Rampi, compositore con al centro il Gregoriano, correttamente inteso come il modello per la vera musica sacra.
La morte di Fulvio Rampi ha scosso il mondo della musica sacra. Il musicista è morto pochi giorni dopo aver diretto una sua composizione chiamata “Pascha nostrum” nella domenica 19 aprile. Fulvio Rampi era un compositore, didatta e un grande esperto di canto gregoriano. Si era dedicato negli ultimi tempi all’insegnamento del canto gregoriano attraverso le nuove tecnologie, un’attività che svolgeva con grande impegno.
Amava profondamente il canto gregoriano. Ad esso aveva dedicato anche dei testi didattici di grande importanza, come il Manuale di canto gregoriano (1998) e Del canto gregoriano (2015). Aveva compreso come il canto gregoriano debba veramente essere considerato, come ci dice anche il magistero della Chiesa, un modello per quello che deve essere la vera musica sacra. Si è pensato che mettendo da parte questo canto mirabile si sarebbe favorita una maggiore partecipazione di quel popolo che invece, gregoriano o no, ha disertato le chiese negli ultimi decenni. Fulvio Rampi era un autentico appassionato del canto gregoriano, una passione che lo portava ad impegnarsi in varie iniziative e che, come a tutti coloro che prendono oggi sul serio la musica sacra, gli causava anche sofferenze.
Non era un estremista del canto gregoriano, sapeva anche mediare fra diverse esigenze. Infatti troviamo una sua affermazione molto interessante in un articolo chiamato il canto dell’assemblea liturgica fra risorsa ed equivoco (2018, farcoro.it):
«Che fare, dunque, dei testi propri destinati al canto? Ѐ necessario attenersi al canto gregoriano e cantare solo quello? Certamente no. Anche se esso rimane il canto proprio della Chiesa, al quale “riservare il posto principale” (SC116), il suo messaggio indelebile e normativo sta nell’indicazione di un progetto di elaborazione testuale che il testo è chiamato a realizzare. Più che auspicare un coinvolgimento diretto dell’assemblea, sarebbe meglio auspicare un nuovo percorso compositivo sui testi propri (non necessariamente solo in latino): non una semplificazione per un’esecuzione alla portata di tutti, ma, al contrario, una nuova rielaborazione tesa a far sintesi di ciò che il canto gregoriano è riuscito a realizzare in modo unico: l’esegesi dei testi attraverso la costruzione di un solido, coerente e complesso impianto stilistico-formale, elevato nel linguaggio musicale e diversificato in rapporto al contesto liturgico.
Si tratta, in sostanza, di rimettere ordine alla citata successione cosa – come – chi, fatta propria dalla Tradizione del canto liturgico e incarnatasi pienamente nel canto gregoriano; da lì va tratto il modello per orientare con arte gli sforzi futuri. Ѐ una sfida certamente dai tempi lunghi che vede coinvolti non solo i musicisti, ma anche e soprattutto le compagini corali, chiamate non principalmente a sostenere il canto assembleare, ma innanzitutto a realizzare al meglio e con rinnovata professionalità il loro ministero innanzitutto mediante l’esecuzione delle forme elevate (antiche e nuove) del Proprium Missae».
Un testo che dimostra una grande apertura mentale ed un profondo amore per quella liturgia che oggi si dibatte in enormi difficoltà. Si può amare la grande tradizione senza perdere di vista le sfide del presente.
Personalmente, ho avuto un rapporto epistolare con Fulvio Rampi, a cui ho chiesto di collaborare per varie iniziative per la promozione del canto gregoriano. Ho trovato in lui una persona sempre ben disposta ad aiutare e molto disponibile.
Non sarà un caso che egli sia morto di domenica, quel giorno che la liturgia a cui aveva dedicato così tanta attenzione rende così speciale. Alcuni giornali che hanno pubblicato l’annuncio a poche ore dalla morte hanno pubblicato una foto del concerto del 19 aprile. Ho potuto chiaramente vedere su di lui i segni della malattia che lo ha portato alla morte. Egli, comunque, ha deciso di morire facendo quello che aveva sempre fatto nella sua vita, un musicista che muore sulle barricate.

