Zuppi, la solidarietà a Pizzaballa è una autoaccusa
La solidarietà espressa al Patriarca di Gerusalemme dovrebbe far riflettere il presidente della CEI su come i vescovi italiani si sono piegati supinamente allo Stato italiano ai tempi del Covid.
«A nome dei Vescovi italiani manifesto lo sdegno per ‘una misura grave e irragionevole’, (…) Le autorità locali e le organizzazioni internazionali hanno il dovere inderogabile di garantire la libertà religiosa in Terra Santa, condizione imprescindibile per qualsiasi processo di pace autentico». Sono parole del presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), il cardinale Matteo Zuppi, nel messaggio che esprime solidarietà al Patriarca latino di Gerusalemme, cardinale Pierbattista Pizzaballa, dopo che le autorità israeliane gli avevano impedito di recarsi al Santo Sepolcro la Domenica delle Palme.
Parole sincere, non dubitiamo, che però fanno nascere il sospetto che il presidente della CEI non abbia ben compreso tutte le implicazioni del gesto del cardinale Pizzaballa. Nel primo comunicato, infatti, il Patriarcato denunciava la violazione della libertà religiosa. Aldilà infatti delle motivazioni sulla sicurezza addotte dalle autorità israeliane, rivendicando il diritto di recarsi al Santo Sepolcro il Patriarca negava allo Stato – qualunque Stato - il potere di decidere sulla vita e le attività della Chiesa. O, perlomeno, pur rispettando tutte le regole imposte da una situazione di emergenza, affermava il primato della Chiesa di decidere dei tempi e dei modi di vivere la liturgia e soprattutto nel non rinunciare a viverla.
In altre parole, il cardinale Pizzaballa ha fatto ciò che il cardinale Zuppi avrebbe dovuto fare ai tempi del Covid, quando invece i vescovi italiani chiusero le chiese e sospesero le messe ubbidendo prontamente e ciecamente alle disposizioni di un oscuro prefetto; senza neanche provare a negoziare con il governo. E, guarda la coincidenza, proprio durante la Settimana Santa e la Pasqua. Era il 2020, l’altro giorno.
Non ricordiamo nessun comunicato allora dell’arcivescovo di Bologna a salvaguardia della libertà della Chiesa e a testimonianza della speranza che i cristiani vivono anche nei momenti di difficoltà; esattamente come i cristiani di Terra Santa – sono sempre parole del cardinale Zuppi - «rappresentano una testimonianza essenziale di speranza per tutti i popoli in contesti di divisione e conflitto».
Quella nei confronti del Patriarca di Gerusalemme, se vogliamo, è una solidarietà facile, anche un po’ politica, ma bisognerebbe anche trarne tutte le conseguenze. Nei momenti di difficoltà, purtroppo, i vescovi italiani – e non solo loro - si sono comportati da funzionari statali piuttosto che da testimoni di Cristo. Possiamo auspicare almeno che l’esempio del cardinale Pizzaballa spinga alcuni di loro a un esame di coscienza per evitare che durante eventuali prossime crisi si ripetano decisioni che offrono l’immagine di una Chiesa a servizio dello Stato.


