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IL CARDINALE AL DOMANI

Zuppi difende la 194, ma non la giustizia né la verità

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Quale verità e quale giustizia ha difeso il cardinale Zuppi nell'intervista al quotidiano Il Domani? Nessuna. Difendendo la 194 come diritto ha omesso la morte dell'innocente e la legge morale naturale. Ma lui è un cardinale che rappresenta tutti i vescovi e i fedeli italiani. Non possiamo tacere che sull'aborto ha sbagliato. 
- «ANDATE E PIACETE». MATTEO, LO ZELIG DELLA CHIESA, di Andrea Zambrano

Ecclesia 04_04_2023

Il cardinale Matteo Zuppi è un cardinale. Inoltre, è presidente dei vescovi italiani. Quando parla lui non parla uno qualunque. Quando va in qualche posto lui non ci va da uno qualunque. Quando risponde lui a delle domande, valuta certi temi, esprime delle opinioni non lo fa da uno qualunque. Altrimenti dovrebbe dire: sono Zuppi ma qui non parlo né da cardinale, né da vescovo, né da sacerdote. Ma non lo dice.

Allora perché il cardinale Zuppi è andato a dire al festival del quotidiano “Domani” che nessuno – e quindi nemmeno lui, con tutto ciò che questo pronome significa dato che non è un lui qualunque – ha intenzione di mettere in discussione la legge sull’aborto? Perché ha detto  che la 194 è una legge «dolorosa», ma che garantisce una «traduzione laica importante»? In quel «nessuno pensa di metterla in discussione» fa rientrare anche tutti i vescovi che rappresenta? Fa rientrare anche tutti i fedeli laici che sono inseriti nella Chiesa cattolica? Se davanti a queste affermazioni i vescovi tacciono – come in effetti tristemente avviene - è segno che concordano e sono conniventi. Se i fedeli tacciono è segno che concordano e che sono conniventi. Per questo non possiamo tacere, perché il cardinale Zuppi, nonostante sia cardinale e presidente dei vescovi italiani, su questo punto, così fondamentale, sbaglia.

Ma torniamo all’intervista che il cardinale ha rilasciato il 2 aprile alle ore 19 al festival del laicissimo quotidiano “Domani”, rispondendo alle domande del direttore Stefano Feltri e che si può vedere nel canale YouTube di Tempi Radicali. L’intervista è partita dal tema dei diritti e il cardinale Zuppi ha dichiarato che la Chiesa è a favore dei diritti: il diritto allo studio o il diritto di poter mangiare per esempio. Essa, ha aggiunto, ha infatti al centro la persona umana. La risposta è stata sorprendente. Sappiamo tutti quale scontro sia in atto sulla questione diritti, ricordiamo come Benedetto XVI parlasse di “questione antropologica” a questo riguardo, e il cardinale accenna al diritto allo studio? Non ricorda nemmeno che i diritti devono essere preceduti dai doveri, che è il minimo sindacale da dire su questo tema anche per chi non fosse cardinale. Per lui non ci sono problemi: la Chiesa è per i diritti.

Ci ha pensato Stefano Feltri a ricondurre il cardinale alla realtà, ponendo la questione dei diritti civili. Ed è lì che Zuppi non ha trovato niente di meglio di parlare della 194, di dire che non si tocca e che è una traduzione laica importante. Ma cosa intende Zuppi per laicità? Pensa che voglia dire non tenere conto né della legge morale rivelata né della legge morale naturale? Un cardinale, però, non può pensare una cosa del genere. Come potrebbe essere un vero cardinale se lo pensasse? Ma allora perché un cardinale dice cose che nessun cardinale può pensare? E con ciò torniamo alla questione posta all’inizio: Zuppi parla da Zuppi e non da cardinale. Purtroppo, non ha avvertito prima gli ascoltatori.

Stefano Feltri non parlava però da uno qualunque, parlava da Stefano Feltri, e quindi è stato insidioso: è vero che anche la destra di governo non vuole mettere in discussione la 194, ma quando dice di volerla applicare pensa solo alla prevenzione e non all’aborto, dato che permette che permangono gli obiettori di coscienza. L’affondo è gravissimo: per realizzare la 194 bisogna abolire l’obiezione di coscienza del personale sanitario. Qui nuova sorpresa: il cardinale non ribadisce affatto il dovere dell’obiezione di coscienza, non ricorda che la formalità che rende quella legge iniqua è l’uccisione di un innocente, e si rifugia nella prevenzione prevista dalla 194 che potrebbe essere applicata meglio … ma per cosa? per «alleviare una sofferenza alla donna». La morte dell’innocente sparisce dall’intervista.

Ma a Feltri non va giù nemmeno la prevenzione, dato che – secondo lui – ciò esprime il pregiudizio che le donne abortiscano alla leggera e abbiano bisogno di essere consigliate e indirizzate, mentre in realtà altro non fanno che esercitare un diritto. A questo punto il cardinale tira in ballo il dialogo, dice che bisogna uscire dallo schema Orazi e Curiazi e ricorda come il quotidiano Avvenire abbia fatto bene a suo tempo a organizzare un confronto sulla Legge Zan. E tra una risata e qualche battuta la storia finisce lì.

Viene in mente Fra’ Cristoforo che si reca nel palazzotto di don Rodrigo. Del bene se ne può fare dappertutto, e quindi anche lì, osserva il vecchio servitore aprendogli la porta. Aveva comunque notato una stonatura nella presenza di quel frate in quel luogo. Come noi notiamo una stonatura nella presenza del cardinale in quel luogo. Però poi ci diciamo: del bene se ne può fare dappertutto, quindi anche in una intervista con Stefano Feltri. Sì, ma a un patto, ossia che in quel luogo si dicano le cose che un cardinale deve dire in ogni luogo, senza far parlare solo Zuppi. Fra’ Cristoforo non ha risparmiato nulla a don Rodrigo per quanto riguarda cosa fossero la verità e la giustizia ed era perfino giunto a prevedere per lui delle pene… trattenendosi poi appena in tempo. Quale verità e quale giustizia, invece, ha difeso il cardinale in quella intervista? Nessuna.