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«Vogliamo un seggio all'Onu». Il cortocircuito africano

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I leader africani chiedono il riconoscimento di due seggi permamenti all'Onu. Ma è una richiesta che non può essere accolta: nessun continente ce l'ha. I 5 paesi che hanno un seggio permanente rappresentano se stessi, non il continente di appartenenza. 

Esteri 28_09_2026

I leader africani sfilano sul podio al Palazzo di Vetro dove dall’8 settembre è in corso la 81esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Quest’anno, più che altre volte, i loro interventi hanno molto in comune. Tema ricorrente degli interventi è la domanda: “Come è possibile che un continente così ricco sia invece il più povero del mondo?” La risposta è nella asserzione successiva, declinata in modi diversi, ma che sostanzialmente suona: “Siamo ancora come schiavi, le nostre materie prime non ci appartengono, ci vengono rubate, ma non assisteremo passivi a una nuova corsa alle nostre risorse”.

L’altra affermazione ricorrente è: “Basta chiedere, non siamo mendicanti”, seguita da “non siamo qui per mendicare, d’ora in poi faremo da soli, costruiremo le nostre fabbriche, le nostre raffinerie…”. Ma ecco che dal podio il vicepresidente nigeriano Kashim Shettima dice che il suo paese ha bisogno di un finanziamento di cinque miliardi di dollari per migliorare il sistema scolastico nazionale… e avvia una partnership con l’Italia. E William Ruto, il presidente del Kenya, inizia il suo intervento dicendo: «Non siamo qui per supplicare aiuto, ma con delle proposte”, e poi sollecita investimenti per realizzare una raffineria ed elenca una serie di altre richieste finanziarie alla comunità internazionale.

È interessante leggere sui mass media locali e su Facebook le reazioni della gente comune. Qualcuno si rallegra, tanti ironizzano, disincantati. Alle affermazioni di Ruto un cittadino kenyano commenta: «Che lo si chiami supplicare, negoziare, perorare, sempre di chiedere di soldi si tratta»; e un altro: «Le iene, là nella savana, pensano che non può essere reale, deve essere Intelligenza Artificiale».  

Ma il tema principe dei leader africani, su cui insistono unanimi, è la richiesta di almeno un seggio permanente per l’Africa al Consiglio di Sicurezza. Attualmente i seggi permanenti sono cinque, detenuti da Cina, Francia, Regno Unito, Russia (che ha ereditato il seggio dall’Unione Sovietica) e Stati Uniti. Gli altri 10 seggi di cui si compone il Consiglio sono a rotazione con un mandato di due anni, suddivisi per aree geografiche. È necessaria l’approvazione di tutti i seggi permanenti perché una risoluzione passi. Inoltre hanno diritto di veto, possono cioè bloccare una risoluzione in modo definitivo.

Gli Stati Uniti nel 2024, quando era presidente Joe Biden, si erano detti favorevoli alla creazione di due seggi permanenti per l’Africa, ma senza diritto di veto. L’amministrazione Trump non ha dato seguito alla proposta. Dalla loro parte, invece, gli stati africani continuano ad avere il Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, che anche nel suo ultimo discorso all’Assemblea Generale – è dimissionario, il suo mandato scade il 31 dicembre 2026 – ha ribadito il suo sostegno alle rivendicazioni africane. «Il Consiglio di Sicurezza ha perso legittimità ed efficacia perchè è ancora dominato dai paesi che hanno vinto la seconda guerra mondiale – ha detto Guterres – l’esempio più lampante è l’Africa. Quando l’Onu fu creata, la maggior parte dei Paesi africani viveva ancora sotto il dominio coloniale. Ottanta anni dopo, il continente africano paga ancora un prezzo altissimo. Oggi l’Africa non ha un seggio permanente nel Consiglio. Un Consiglio di sicurezza del XXI secolo senza una rappresentanza permanente dell’Africa è ingiusto e indifendibile».

Per i leader africani che si stanno avvicendando sul podio è una riforma che non può più essere rimandata, deve essere fatta quanto prima e questo perché, dicono, l’Africa è l’unico continente che non ha un seggio permanente nel Consiglio.

«È ora di smetterla di emarginare l’Africa, è inaccettabile che un intero continente composto da 54 paesi e oltre 1,4 miliardi di persone resti a guardare mentre si prendono decisioni che lo riguardano. Non potete pretendere di essere le Nazioni Unite se ignorate la voce di 54 Nazioni – ha detto il presidente del Kenya William Ruto a lungo applaudito – il diritto internazionale non può costituire uno scudo per alcuni e un vincolo per altri. L’Africa non può rimanere l’unico continente privo di una rappresentanza permanente nel Consiglio di Sicurezza».  

«Come può un mondo guidato da una coscienza retta giustificare il fatto di negare a 1,6 miliardi di africani il diritto a un’equa rappresentanza?» gli ha fatto da eco, tra gli altri, il presidente dell’Etiopia, Taye Atske Selassie; e dopo di lui il presidente della Liberia, Joseph Nyuma Boakai: «L’ingiustizia storica non si giustifica più. Bisogna ridare fiducia, credibilità e legittimazione alle Nazioni Unite»; e il presidente del Ghana, John Dramani: «L’Africa ospita circa 1,5 miliardi di persone, costituisce il più grande blocco di voto regionale all’interno dell’Assemblea Generale, è inaccettabile che non abbia un seggio permanente. Darglielo non è fare un favore all’Africa, ma una necessità senza di che le Nazioni Unite non hanno futuro».

La Nigeria di seggi permanenti all’Africa con pieni diritti e privilegi esige che ne siano dati due. Lo ha detto il vicepresidente Kashim Shettima che è intervenuto a nome del Presidente Bola Ahmed Tinubu rimasto in patria, ricordando che questa richiesta è in linea con la posizione assunta da tempo dell'Unione Africana che inoltre rivendica per l’Africa ulteriori seggi non permanenti oltre ai tre di cui già dispone.

Tutti i delegati riuniti a New York e il mondo intero ascoltano. Nessuno ha lasciato il salone del Palazzo di Vetro per esprimere disaccordo – magari lo avesse fatto il nostro ministro degli esteri. Uno dopo l’altro i capi delegazione dei paesi africani hanno continuato a salire sul podio per reclamare il diritto di avere… quello che nessuno ha.

Perché tutti sanno o dovrebbero sapere che nessun continente ha un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza, e neanche un seggio a rotazione. Al Consiglio di Sicurezza siedono dei paesi che rappresentano se stessi. La Cina non rappresenta l’Asia, non parla, propone, vota in nome, per conto e nell’interesse del continente asiatico. Gli Stati Uniti non rappresentano l’America, la Francia, la Gran Bretagna e la Russia non rappresentano l’Europa.