Vittoria conservatrice in Giappone, il trionfo di Sanae Takaichi
Il Partito Liberaldemocratico giapponese trionfa prendendosi i due terzi della Camera dei Rappresentanti. Merito della dinamica premier Sanae Takaichi che cattura il consenso anche dei giovani.
Sanae Takaichi, Primo Ministro del Giappone, sta diventando la donna dei record. Dopo essere diventata la prima leader del Partito Liberaldemocratico, poi la prima donna premier in assoluto, adesso è la prima a governare con una maggioranza qualificata monocolore del suo partito. Alle elezioni legislative di questa domenica, infatti, il Partito Liberaldemocratico ha vinto 354 seggi su 465 nella Camera dei Rappresentanti della Dieta (il potere legislativo). Ciò vuol dire che il governo Takaichi avrà mani libere nelle riforme economiche, piena legittimità nella politica estera e anche la possibilità di introdurre leggi costituzionali. Con la Takaichi saldamente in sella in Giappone e Donald Trump, suo alleato, alla Casa Bianca, possono cambiare gli equilibri in Asia orientale.
Il segreto del successo della Takaichi è nel suo stesso carisma, che riporta in auge un partito conservatore, tradizionalmente al potere, ma ormai considerato decadente. Il suo predecessore, Shigeru Ishiba, aveva ridotto il Pld a gruppo di minoranza. Lo ha fatto sapendo comunicare molto bene sui social media, presentandosi lei stessa come una sorta di icona pop, rappresentandosi con immagini manga (i fumetti giapponesi), una passione per la batteria metal, un modo di vestire non convenzionale e ricercato che ha già creato oggetti di culto. Secondo i dati degli exit polls, il voto al Pld tra i diciottenni e i diciannovenni è stato del 37,9%, con un aumento di 14,8 punti percentuali, mentre tra i ventenni è del 33,1%, con un aumento di 13,2 punti percentuali. È ancora un “partito per vecchi” nel senso che è più votato fra gli over 60 che fra gli under 60 (42% a 36%), ma piace sempre di più alle nuove generazioni. La Takaichi ha saputo intercettare un crescente interesse della Generazione Z per i nuovi partiti conservatori, un fenomeno in crescita sia in America che in Europa.
Il suo messaggio è chiaro, la “Thatcher” giapponese punta alla crescita e la Borsa di Tokyo saluta la sua vittoria con un giorno al rialzo. La ricetta è però poco thatcheriana, nel senso che include sia il taglio delle tasse, sia (e questo non sarebbe piaciuto alla lady di ferro) una maggior spesa pubblica. Come Trump prima di lei, anche la Takaichi mira a creare una condizione di “shock fiscale”: meno tasse e meno regole potrebbero creare le premesse per una crescita impetuosa e il Pil, crescendo, potrebbe colmare il debito. Una manovra rischiosa, ma è lecito tentarla. Le prime tasse che la premier intende tagliare sono quelle sui consumi, l’Iva giapponese, in modo da permettere alle famiglie un po’ di respiro nei consumi.
Oltre alle tasse da tagliare, le spese di investimento saranno destinate a settori individuati dal governo Takaichi come “strategici” che includono lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e quello dell’informatica quantistica, le terre rare e i macchinari di precisione. Tutto ciò, insomma, che rende moderna un’economia. Da un punto di vista economico e strategico, il Giappone intende rendersi completamente indipendente dalla Cina, da cui ancora dipende per le terre rare e per parte della filiera produttiva.
La Cina è l’altra causa del successo della Takaichi e sta obbligando il Giappone a cambiare politica estera. La premier giapponese ha, per la prima volta, messo in dubbio la neutralità del suo paese, uno dei principali lasciti della sconfitta del 1945. Una guerra della Cina per annettere Taiwan coinvolgerebbe automaticamente anche il Giappone, ha detto la premier, suscitando le ire immediate di Pechino e scatenando la sua rappresaglia economica. I giapponesi, tutt’altro che intimoriti, hanno votato con maggiore convinzione il partito che fa capo alla donna che ha tenuto testa alle minacce cinesi. Con la nuova super maggioranza liberaldemocratica, la Takaichi potrebbe revocare le leggi che vietano l’esportazione delle tecnologie militari giapponesi (salvo qualche eccezione per le attrezzature non-letali), in modo da rifornire quelli che saranno gli alleati nel contenimento alla Cina, come Taiwan appunto, ma anche le Filippine e l’Australia. Se il governo dovesse essere ancor più ambizioso, potrebbe anche cambiare la Costituzione che impone una postura rigorosamente neutrale e l’impiego delle forze armate solo per stretta autodifesa. Oggi come oggi, gli Usa non opporrebbero alcuna obiezione.
Il rapporto stretto fra Sanae Takaichi e Donald Trump (fra i primi a complimentarsi per la vittoria parlamentare) è, per ora, l’architrave della politica estera giapponese. La premier, nel suo discorso della vittoria, ha parlato di cooperazione sempre più stretta con l’alleato (ed ex nemico nella Seconda Guerra Mondiale), si sottintende in funzione anti-cinese. L’Italia, dopo l’incontro fra Meloni e Takaichi di gennaio, è pienamente partecipe di questa alleanza. Takaichi ricambia definendo la premier italiana “una cara amica”.
Sanae Takaichi pronta a diventare la "lady di ferro" del Giappone
Sanae Takaichi potrebbe diventare la prima donna alla guida del governo giapponese. Molto conservatrice, si ispira a Margaret Thatcher. La sua carriera politica è fatta di continue sconfitte e rimonte. Rifiuta le quote rosa.

