Violenza dei figli verso i genitori, un fenomeno che si può prevenire
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Questa forma di violenza è definita come una serie di comportamenti fisici, psicologici, economici che un figlio mette in atto per ottenere potere o dominio su un genitore. Uno stile educativo permissivo può favorirla; uno autorevole, coniugato all’affetto, aiuta a evitarla.
Abbiamo visto alcune caratteristiche particolari del fenomeno della violenza in Italia; di come sia un fenomeno in aumento e legato all’immigrazione (vedi qui). C’è però un aspetto della violenza minorile in Italia che è tutto “nostro”: la violenza filio-parentale (VFP, in inglese child-to-parent violence, CPV). È la violenza dei figli nei confronti dei genitori ed è definita come una serie di comportamenti fisici, psicologici, economici o di controllo che un figlio mette in atto, in modo intenzionale e ripetuto, per ottenere potere o dominio su un genitore.
Fino al 2025 l'Italia non disponeva di studi specifici e validati sulla violenza filio-parentale. La prima ricerca che colma questo vuoto è la validazione italiana del Child-to-Parent Violence Questionnaire (CPV-Q), pubblicata sul Journal of Family Violence da un gruppo di ricerca dell'Università di Jaén, della Sapienza di Roma e dell'Università di Oviedo [Navas-Martínez, M.J., Burrai, J., Mari, E., Burgos-Benavides, L., Giannini, A.M., & Cano-Lozano, M.C. (2025). Italian Validation of The Child-to-Parent Violence Questionnaire: Frequency and Reasons for Violence Among Young Adults, Journal of Family Violence]. Lo studio ha coinvolto 1.055 giovani italiani tra i 18 e i 25 anni (58,7% ragazze), tutti conviventi con almeno un genitore, provenienti soprattutto dal Centro Italia (75,6%), in misura minore dal Sud (14,3%) e dal Nord (10%). Ai partecipanti è stato chiesto di indicare, tramite un questionario validato, con quanta frequenza negli ultimi 12 mesi avessero messo in atto comportamenti violenti verso il padre e verso la madre, distinguendo quattro tipologie: violenza psicologica, fisica, economica e comportamenti di controllo/dominio.
Le percentuali sono molto più elevate di quanto comunemente si immagini. Tra l'80% e il 94% dei giovani ha messo in atto almeno un comportamento di questo tipo (insulti, minacce, commenti umilianti) almeno una volta nell'ultimo anno; tra il 61% e il 76% lo ha fatto ripetutamente. Comportamenti di controllo e dominio (imporre le proprie regole, pretendere attenzione, avere sempre l'ultima parola) riguardano l'83-94% dei giovani almeno una volta, e circa il 68-82% in modo reiterato. Tra il 38% e il 46% occasionalmente, tra il 20% e il 25% ripetutamente, gli intervistati hanno ammesso episodi di violenza economica (sottrarre denaro o beni, danneggiare oggetti dei genitori). La forma meno frequente, ma comunque presente nel 6-12% dei casi almeno una volta, e nel 3-6% in modo reiterato, è la violenza fisica. Un dettaglio interessante: la violenza fisica ed economica colpisce più spesso il padre, mentre quella psicologica e di controllo è diretta più frequentemente verso la madre, che risulta complessivamente la vittima più frequente di violenza filio-parentale; un dato coerente con quanto osservato in altri Paesi.
Lo studio evidenzia differenze di genere marcate. I figli maschi tendono a usare più violenza fisica, soprattutto verso il padre, e le loro motivazioni sono più spesso strumentali (evitare lo studio, ottenere denaro, evitare un compito). Le figlie femmine esercitano più violenza psicologica e comportamenti di controllo verso entrambi i genitori, con motivazioni più reattive, cioè come risposta al proprio carattere o a una provocazione percepita, piuttosto che per un vantaggio concreto. La ragione più citata in assoluto, da ragazzi e ragazze, è stata «per il mio carattere», seguita da «in risposta a un'aggressione verbale precedente del padre/madre».
Una conferma indiretta emerge da fonti che non riguardano specificamente la violenza filio-parentale, ma la violenza di genere in generale: nei due rapporti dell’Istat sul tema (chiamate al numero 1522 e Centri antiviolenza), la categoria «altri familiari» come autori di violenza compare in modo esplicito, e i figli ne fanno parte. Nel rapporto sulle chiamate al 1522 relative al 2020, le violenze da parte di familiari (categoria che include anche i figli) sono aumentate dal 12,6% del 2019 al 18,5% nel 2020, mentre le violenze da partner attuali sono rimaste stabili (ISTAT, Le richieste d’aiuto durante la pandemia. I dati dei centri antiviolenza, delle Case rifugio e delle chiamate al 1522, 17 maggio 2021). Nel rapporto del 2023 sui Centri antiviolenza (dati 2022), tra le 27.349 violenze registrate con autore identificato, i figli risultano autori nel 2,7% dei casi (734 su 27.349), all'interno della più ampia categoria «altro familiare o parente» (11,1% del totale, che comprende anche padre, madre e fratelli/sorelle) [ISTAT, I centri antiviolenza e le donne che hanno avviato il percorso di uscita dalla violenza, 24 novembre 2023].
La letteratura psicologica considera la VFP un fenomeno multifattoriale. Tra i fattori familiari maggiormente associati al fenomeno figurano lo stile educativo e la qualità della relazione con le figure genitoriali. Numerosi studi, sia internazionali sia italiani, hanno evidenziato come gli stili educativi rappresentino uno dei principali fattori familiari associati alla violenza filio-parentale. In particolare, lo stile permissivo – caratterizzato da scarsa capacità di porre limiti, disciplina incoerente e difficoltà nell'esercizio dell'autorità educativa – si correla positivamente con tutte le forme di violenza dei figli verso i genitori, mentre lo stile autorevole mostra un'associazione negativa e appare quindi un importante fattore protettivo. Le ricerche non suggeriscono che qualunque forma di autorità sia protettiva. Al contrario, sia gli stili autoritari, fondati sulla coercizione, sia quelli permissivi, caratterizzati dall'assenza di limiti, risultano associati a un aumento della violenza filio-parentale. Lo stile che mostra gli esiti migliori è quello autorevole, capace di coniugare affetto, dialogo e confini educativi coerenti (L. Abazia, Stili genitoriali e violenza "child-to-parent" negli adolescenti e giovani adulti italiani, in «TOPIC – Temi di Psicologia dell'Ordine degli Psicologi della Campania», vol. 1, n. 4, 2022, pp. 18-27).
La violenza filio-parentale ricorda una verità che oggi tendiamo a dimenticare: ogni famiglia ha bisogno di affetto, ma anche di un'autorità riconosciuta. L'alternativa all'autoritarismo non è la libertà; è l'autorità. Ma quando l'autorità genitoriale manca, il vuoto non resta vuoto: qualcuno lo occupa. I dati ci dicono che, sempre più spesso, a occuparlo sono i figli — e lo fanno anche con la forza.
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