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LETTERA

Vescovi e famiglia, le (non) ragioni del silenzio

Nel 2007, al tempo dei Dico, la Cei disse una parola chiara su matrimonio e famiglia; oggi invece, in un quadro decisamente peggiorato, regna il silenzio. Al contrario, cresce la voce di quanti vogliono adeguare la parola di Gesù alla mentalità mondana.

Ecclesia 07_07_2014
Famiglia

Caro Direttore,

molti fedeli, e forse anche molte persone che non si riconoscono nella Chiesa cattolica, in questo periodo si stanno facendo una domanda che anch’io vorrei fare. Nel 2007 giravano in Parlamento proposte di legge sul riconoscimento delle convivenze o, come si diceva allora, delle coppie di fatto. Ci fu un notevole confronto nel Paese che ebbe un momento significativo al Family Day, quando un milione di persone scesero in piazza per rifiutare il riconoscimento delle convivenze e per difendere la famiglia naturale. 

In quel contesto i Vescovi italiani pubblicarono una “Nota a riguardo della famiglia fondata sul matrimonio e di iniziative legislative in materia di unioni di fatto”. Si trattò di un documento breve, chiaro, equilibrato nel quale i Vescovi rifiutavano il riconoscimento delle coppie di fatto in quanto non vi riscontravano gli elementi di un impegno pubblico aperto alla vita e all’educazione dei figli, temevano che si potessero aprire alle coppie omosessuali contrastando il principio della diversità sessuale e alla complementarietà antropologica, sostenevano che eventuali diritti reclamati potevano essere soddisfatti nell’ambito del diritto individuale e precisavano che questa loro posizione niente aveva a che fare con il rispetto dovuto a tutte le persone.

Il documento precisò la posizione del magistero, chiarì le menti a molte persone che, nella confusione dei problemi, ama rifarsi alle indicazioni dei pastori, rinforzò la convinzione delle persone impegnate sostenendole nella testimonianza personale e collettiva, ribadì il significato pubblico della fede cattolica in armonia con la ragione naturale e tenne fermo il principio della natura come fonte di normatività etica per la società. Insomma i Vescovi fecero, e bene, il loro dovere.

Anche oggi si procede verso l’approvazione di una legge sulle Unioni Civili. Il governo ha pronto un disegno di legge e il presidente Renzi non ha fatto mistero di desiderarne l’approvazione per il prossimo settembre. Questa legge, come ha ben chiarito a più riprese Alfredo Mantovano sulla Nuova Bussola Quotidiana, è assolutamente peggiore di quella proposta nel 2007. Ammette infatti una completa equiparazione con la famiglia tradizionale ed apre anche la porta all’adozione, nel caso che uno dei due partner abbia già un figlio. 

Oltre al testo della legge anche il contesto è decisamente peggiorato. Tutte le forze politiche, o quasi, hanno deciso di appoggiarla. L’offensiva gender ed omosessualista si è fatta massiccia e pervasiva e penetra nelle scuole. Il divorzio breve è ormai cosa fatta. La fecondazione eterologa, ove non disciplinata, offrirà la possibilità tecnica e giuridica alla fabbricazione dei figli delle coppie omosessuali, c’è un’offensiva mondiale che vuole imporre questa nuova ideologia ed ormai anche l’utero in affitto, le famiglie con tre genitori, la poligamia sono tristi realtà.

Davanti a questo quadro molti si chiedono perché non ci sia finora stato un pronunciamento come nel 2007 e lo auspicano. Il Cardinale Bagnasco ha toccato più volte il tema nelle sue prolusioni alla CEI, con toni forti e chiari. Anche singoli Vescovi si sono espressi, ma l’attenzione che viene dedicata ad altri temi, senz’altro importanti ma non paragonabili a questo progetto di riplasmare la natura umana e le basi della società stessa, è senz’altro maggiore. I molti silenzi o i tanti distinguo contrastano con la gravità del momento. Davanti al caso di un bambino prodotto in vitro con l’acquisto di gameti di donatori anonimi e prezzolati, e quindi orfano fin dalla nascita, fatto partorire ad una donna che ha prestato l’utero a seguito di un contratto e poi da lei strappato e consegnato ad una coppia di omosessuali … viene da rabbrividire. 

Davanti a queste immani sfide, molti cattolici italiani sentono il bisogno, come nel 2007, di una parola chiara ed unitaria da parte dei Pastori, anche perché si nota un sostanziale silenzio da parte del corpo ecclesiale nel suo complesso. Non c’è una mobilitazione diffusa e consapevole. Le diocesi, i settimanali cattolici, le aggregazioni laicali, i centri accademici sembrano in altro affaccendati. Tanto è vero che l’unica opposizione in corso è nata spontaneamente ed autonomamente dalla base e non ha molti collegamenti con le strutture ecclesiali ufficiali. 

Mi sono chiesto i motivi di questa situazione totalmente diversa da quella del 2007. E li chiedo anche a lei. Da parte mia sottolineo solo un aspetto. Nonostante il magistero di Benedetto XVI e la linea tenuta dal Cardinale Bagnasco, in questi sette anni si è diffusa nella Chiesa italiana la posizione di chi pensa che in tutta questa materia la Chiesa dovrebbe rivedere le proprie posizioni dottrinali. Nelle diocesi vengono prodotti documenti e nei seminari vengono impartiti insegnamenti che i Vescovi locali non sempre censurano né sanzionano. Molti teologi moralisti non hanno nessun timore a sostenere che la convivenza di una coppia omosessuale sia utile al bene comune. In altre parole, in questi sette anni, la posizione di chi pensa che esista ancora una legge di natura frutto del Creatore che la Chiesa deve custodire e difendere ad ogni costo si è molto indebolita, mentre è avanzata di gran lunga la posizione contraria, secondo la quale una nuova prassi pastorale misericordiosa deve liberarsi dalle imposizioni di una teologia morale ancora legata al concetto di natura che creerebbe solo steccati. Insomma, è la linea rahneriana che sta avendo la meglio.

Stefano Fontana

 

Caro Fontana,

condivido pienamente la sua domanda – che andrebbe peraltro girata alla Cei - e anche la sua notazione che è già una risposta. Alcuni giorni fa notavo appunto come il magistero parallelo cresciuto nel dopo Concilio venga oggi chiaramente allo scoperto reclamando l’adeguamento della Chiesa al mondo. È proprio il “conformarsi a questo secolo” che invece San Paolo scongiurava di evitare invitando a rinnovare “la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto” (cfr Rm 12,2).

In particolare si può dire che anche in tanti pastori purtroppo si è persa la consapevolezza che il valore del matrimonio e della famiglia e il valore della vita sono parte di quella verità sull’uomo che ci è stata rivelata da Dio. Sono cioè parte della natura dell’uomo, non una particolare concezione confessionale. Il santo Giovanni Paolo II lo aveva chiarissimo: «Alla base di tutto l'ordine sociale si trova quindi questo principio di unità e d'indissolubilità del matrimonio, principio su cui si fonda l'istituzione della famiglia e tutta la vita familiare», disse al Congresso mondiale delle Famiglie in Rio de Janeiro nel 1997. Sempre in quell’occasione l’allora Pontefice delineò chiaramente lo scenario attuale: «Oggi sembra che i nemici di Dio, più che attaccare frontalmente l'Autore del creato, preferiscano colpirLo nelle sue opere. L'uomo è il culmine, il vertice delle sue opere visibili. (…) Tra le verità oscurate nel cuore dell'uomo, a causa della crescente secolarizzazione e dell'edonismo imperante, sono particolarmente colpite tutte quelle che riguardano la famiglia. Attorno alla famiglia e alla vita si svolge oggi la lotta fondamentale della dignità dell'uomo».

Sono passati diciassette anni e oggi questo quadro apocalittico dovrebbe apparire più chiaro a tutti – come gli esempi da lei descritti dimostrano -; curiosamente invece sembra che si sia smarrito, anche in chi dovrebbe guidare, il senso di ciò che accade. È così possibile che di fronte a questa ondata omosessualista, anche nella Chiesa si facciano proprie idee e teorie finalizzate a distruggere la famiglia, che si mostri sostanziale indifferenza davanti a proposte di legge devastanti e addirittura fastidio se qualcuno osa ricordare che la famiglia non è un valore tra i tanti. Allo stesso modo è così che diventa possibile concepire di barattare le nozze gay con qualche facilitazione fiscale alla famiglia (peraltro, se poi tutto diventa famiglia che senso ha?) o con qualche concessione alle scuole paritarie. 

Temo peraltro che a offrire un ulteriore contributo alla “timidezza” possa essere anche la paura di un attacco laicista all’istituto dell’8 per Mille, che garantisce alla Chiesa italiana un gettito importante per la sua missione. Insomma un ricatto del tipo «Su certi argomenti Chiesa stai zitta sennò ti togliamo l’ossigeno». Se così fosse – oltre che una posizione immorale - sarebbe però un calcolo drammaticamente sbagliato, perché chi sta distruggendo la società, al momento opportuno si papperà anche i beni della Chiesa (peraltro, visto il numero crescente di diocesi italiane in bancarotta o quasi si direbbe che ci stiano pensando i pastori da soli ad autoliquidarsi).

Ad ogni modo questa è la situazione di cui prendere atto: e mentre è giusto richiamare i pastori alle loro responsabilità, tocca a chi mantiene la consapevolezza della posta in gioco – così come descritta dal santo Giovanni Paolo II – testimoniare nella società la bellezza e l’unicità della famiglia naturale, così come dell’amore per ogni vita, e tradurle anche in azioni politicamente efficaci. Che segni del genere stiano emergendo è un grande segno di speranza, e non è detto che in poco tempo non si possa arrivare a un grande gesto nazionale. Da parte nostra, con l’aiuto di Dio e dei lettori che la sostengono, la Nuova Bussola Quotidiana sarà sempre in prima linea a difendere e promuovere vita, famiglia e libertà di educazione, tre princìpi fondanti di ogni società che vanno necessariamente insieme.

Riccardo Cascioli