Vaccinocrazia, per ricordare il tempo del Covid (e i suoi feriti)
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A sei anni dalla dichiarazione della pandemia da Covid, è importante fare memoria degli errori commessi in quella stagione da regime sanitario. Dai danneggiati da vaccino alle persone che hanno perso il lavoro, intervista ad Andrea Zambrano, autore di Vaccinocrazia.
Sei anni dopo lo scoppio del Covid come appare il panorama sociale post-pandemico? E qual è la situazione dei danneggiati da vaccino? Tante sono le domande che sorgono ancora oggi, soprattutto nel fare fronte alle conseguenze che ne derivano. Ad essere dimenticati sono i “feriti” di questa guerra, che stanno ancora attendendo soccorso dallo Stato. Ne parliamo con Andrea Zambrano, autore del libro Vaccinocrazia per la collana della Bussola “Sapere per capire”.
Sei anni fa iniziava l’incubo pandemico: perché è importante non dimenticare quanto vissuto?
Parliamo della situazione dei danneggiati da vaccino: oggi non hanno ancora ricevuto un riconoscimento dalle istituzioni, sia dal punto di vista della loro esistenza, sia per quanto riguarda gli indennizzi a cui avrebbero diritto, ma anche per le cure necessarie dopo i danni dovuti alla vaccinazione loro imposta. Ad oggi, in Italia non si ha ancora una stima attendibile circa i danneggiati da vaccino.
Il 5 marzo scorso si è svolta l’audizione del Comitato Ascoltami in Commissione Covid: un passo importante.
L’audizione che si è svolta alla Camera all’interno della Commissione Covid, alla quale ho avuto l’onore di partecipare in quanto audito come accompagnatore del Comitato Ascoltami, comitato che raggruppa il maggior numero di danneggiati da vaccino in forma organizzata, rappresenta un punto di non ritorno: ora che l’esistenza dei danneggiati da vaccino è stata affermata e non può essere smentita, è necessario che la politica se ne faccia carico sia in termini di cura che di indennizzo, con il quale siamo fermi alla Legge n. 210, del 25 febbraio 1992.
Ci sono nuove patologie non ancora riconosciute?
Assolutamente sì: ci sono nuove patologie che non rientrano in queste tabelle, come ad esempio la neuropatia delle piccole fibre, di cui soffrono molti danneggiati che si vedono così respinti davanti alle commissioni mediche. Si sta cercando addirittura di ampliare la platea dei medici accertatori, compito affidato alle commissioni mediche militari, che, essendo solo cinque in tutta Italia, non riescono a fare fronte alle numerose richieste. L’onorevole Alice Buonguerrieri, capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Covid, sta valutando se affidare ai medici INAIL la trattazione e l’analisi dei casi di danneggiati da vaccino.
Per quanto riguarda le cure, a che punto siamo?
La situazione è ancora penosa dal punto di vista dello Stato. Si era provato sempre a livello parlamentare di intavolare con il governo un tavolo tecnico con il Ministero della Salute per poter studiare questi effetti avversi, coinvolgendo medici e scienziati in modo tale che il Ministero avesse la consapevolezza di comprendere il tipo di patologie e come curarle. L’unica cosa di cui possiamo rallegrarci è che lo Stato ha preso atto dell’esistenza dei danneggiati da vaccino. Ad oggi, quindi, dire che i danneggiati da vaccino non esistono è una grande falsità.
Ci sono persone che hanno perso il lavoro…
Sulla Bussola abbiamo raccontato tante storie di persone che a causa della vaccinazione e dei conseguenti danni hanno perso il lavoro, rimanendo senza alcun tipo di ristoro. Ricordo qui le storie di Remo Esposto, di Elena Ventura e di tanti altri in attesa di essere notati dallo Stato in quanto obbligati in maniera surrettizia a vaccinarsi.
A tal proposito, che ruolo ha avuto e continua ad avere la Bussola?
Tutto è cominciato sei anni fa dopo aver visto l’appello di un’insegnante di Verona, Federica Angelini, rovinata dalla vaccinazione anti-Covid. Raccontammo la sua storia sulla Bussola in un momento in cui nessuno parlava di effetti avversi da vaccino. Da allora fu un susseguirsi di persone – dai 25 ai 60 anni – che ci denunciavano malesseri conseguenti al vaccino. Noi abbiamo dato voce alle loro storie che da dramma molte volte si sono trasformate in tragedia. Siamo “Fatti per la verità”, ovvero siamo costituiti per raccontare la verità ma anche per arrivare alla verità, la quale, sappiamo, ci farà liberi. Credo inoltre che la Bussola sia stata fondamentale anche per “svegliare” gli altri media. Da parte nostra abbiamo sempre affrontato questa vicenda nell’ottica di una riconciliazione nazionale.
Sembra però che la società abbia già dimenticato quanto vissuto…
Credo che ci sia stata una sorta di rimozione collettiva, perché è stato qualcosa di doloroso, un fenomeno che probabilmente qualche antropologo può spiegare meglio di me. Le divisioni, anche tra colleghi, sono vicende che ho vissuto personalmente. Questa inchiesta ha coinvolto cinque anni del mio lavoro, per cui ne riporto i fatti che non posso tacere.
Un’analisi finale?
Credo ci sia una ferita che ancora oggi sanguina perché c’è chi è rimasto ferito all'epoca, chi è stato colpevolizzato, chi è stato trattato da untore. Ci sono stati molti errori, come il puntare tutto sull’ospedalizzazione, il negare la presenza di cure… Tra i grandi assenti di questa campagna vaccinale c'è anche la giustizia. Ho seguito tanti procedimenti che si sono conclusi con un nulla di fatto, ma ne ho seguiti anche altri nei quali, a nome del popolo italiano, giudici con grande coraggio hanno riconosciuto gli errori della campagna vaccinale. Penso che nella giustizia abbiano inciso molto sia la pesantissima campagna mediatica che le frasi manifesto.
Perché, dunque, nasce il libro Vaccinocrazia?
Mi sono reso conto che questo è stato l'argomento che ho trattato di più nella mia vita, appunto cinque lunghissimi anni. La pandemia è stata trattata con i crismi della guerra: dicevano "siamo in guerra, dobbiamo essere uniti, dobbiamo sconfiggere il nemico, il nemico è il virus", etc. Ebbene, facciamo finta di accettare una narrativa bellica (che noi non abbiamo mai condiviso): se ad oggi è stata proclamata la fine della guerra, sul campo sono rimasti i feriti, i quali vanno raccolti. I danneggiati da vaccino sono i feriti di questa guerra ed è compito dello Stato raccoglierli e curarli. Noi abbiamo orientato l'attenzione sul fatto che sul campo di battaglia sono rimasti questi feriti e che ora lo Stato li deve curare.
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Per approfondire con i Libri della Bussola:
- Paolo Bellavite, Non ci ha salvati il vaccino
- Andrea Zambrano, Vaccinocrazia
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