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Ora di dottrina / 211 – La trascrizione

Figlia di Sion e città di Dio – Il testo del video

Nell’Antico Testamento troviamo la figura della figlia di Sion che viene identificata non solo dai Padri, ma anche già dal Nuovo Testamento, con Maria Santissima. Inoltre la Madonna realizza l’immagine della città di Dio, della Sion veterotestamentaria, e anticipa la nuova Gerusalemme.

Catechismo 31_05_2026

Oggi proseguiamo e concludiamo la nostra presentazione dei tipi mariani dell’Antico Testamento, cioè la nostra “caccia” a Maria Santissima “nascosta” nell’AT, ma allo stesso tempo rivelata. Il lavoro che abbiamo fatto non include tutte le anticipazioni di Maria nell’AT, ma abbiamo trattato le principali. Oggi vediamo una duplice figura che è quella della figlia di Sion e della città di Dio.

Cominciamo dalla figlia di Sion. In questa espressione, figlia di Sion, o anche vergine di Sion (espressione che secondo alcuni autori sarebbe preferibile), già nella comprensione ebraica abbiamo degli aspetti interessanti. Chi è la figlia di Sion nella tradizione ebraica? Anzitutto la figlia di Sion è la personificazione del vero Israele, cioè colei che incarna per certi versi Israele, ed è la destinataria privilegiata della rivelazione di Dio, del suo annuncio. È a lei che viene rivolto in più punti dell’AT l’invito a rallegrarsi, e questo è un elemento chiave per traghettare poi nel Nuovo Testamento. Nella tradizione ebraica, e in particolare nel Targum, la figlia di Sion è anche identificata con la donna che sale dal deserto. Ricordiamo l’espressione del Cantico dei Cantici: «Chi è colei che sale dal deserto appoggiata al suo diletto?» (Ct 8, 5). Queste diverse figure in diversi contesti vengono lette come afferenti a uno stesso soggetto, cioè questa donna che sale dal deserto, che è la figlia di Sion, è ritenuta la madre di Israele. Abbiamo un condensarsi di tre aspetti: l’aspetto della figliolanza e della verginità; l’aspetto della sponsalità, perché è la donna «che sale dal deserto appoggiata al suo diletto»; infine l’aspetto della maternità. Quindi, una figlia vergine, una donna sposa, una donna madre.

Questa figura della figlia di Sion, che è anche la parte più nobile del popolo di Israele, quel resto di Israele che è rimasto fedele a Jahvè e verrà ricondotto dall’esilio di Babilonia, viene identificata non solamente dai Padri, ma nel Nuovo Testamento stesso con Maria Santissima. Il testo per eccellenza è quello che troviamo nel Vangelo di Luca, relativo all’Annunciazione. Ricordate il saluto dell’angelo: «Rallegrati, piena di grazia». Questo “rallegrati”, kaire in greco, è chiaramente riferito a due testi importanti dei profeti: il primo è di Sofonia (3, 14 ss.) e l’altro è di Zaccaria (9, 9). «Rallegrati, figlia di Sion, esulta figlia di Gerusalemme»: è un testo che ci dovrebbe essere familiare, perché lo si legge nel tempo di Avvento proprio in relazione al saluto dell’angelo, che non è un semplice saluto ma è un riecheggiare questi testi per indicare che questa personificazione del vero Israele è lì, in Maria Santissima.

Ed è interessante questo invito a rallegrarsi nei testi dei profeti, perché «in mezzo a te è il Santo d’Israele». In realtà, più letteralmente non andrebbe tradotto “in mezzo a te”, ma “nelle tue viscere”. Ora, è chiaro che per accomodamento, riferendosi alla figlia di Israele come popolo, è stato tradotto con “in mezzo a te”; ma questo ha fatto perdere quell’aspetto profetico molto forte e che di fatto rafforza questa identificazione tra Maria e la figlia di Sion. Evidentemente, se parliamo di Maria Santissima, il Signore non è solo in mezzo al popolo di Israele, ma è precisamente nelle sue viscere, è il frutto del grembo di Maria come preghiamo nell’Ave Maria.

Non bisogna fraintendere questa identificazione di Maria con la figlia di Sion: la figlia di Sion non è propriamente una vergine del popolo di Israele, come se – traslando questo concetto a lei – Maria fosse semplicemente figlia della Chiesa, magari la più prediletta. Nel senso proprio della figlia di Sion, non è la figlia del popolo di Israele, ma è la personificazione del vero Israele; la figlia di Sion è colei che in qualche modo riassume in sé tutto Israele e ha in sé tutte le virtù, tutte le grazie, tutta la bellezza del popolo di Israele, è la quintessenza del popolo di Israele. Ed è colei che personifica in modo perfetto queste tre dimensioni: quella della figliolanza e della verginità, quella della sponsalità, quella della maternità. In Maria, come dicevamo, noi abbiamo questi tre aspetti pienamente incarnati e realizzati.

Questa prima figura della figlia o vergine di Sion ci permette anche di aprire un altro filone. Il riferimento alla figlia di Sion non lo troviamo solo nel “rallegrati”, kaire, perché appunto il Santo d’Israele è in lei e nelle sue viscere. Ma c’è anche il riferimento alla sua maternità dolorosa. C’è un testo del profeta Michea (4, 8-10), dove l’accenno alla figlia di Sion è legato a dei dolori, a delle doglie. Ed è un riferimento interessante, perché alcuni autori hanno mostrato che la donna del capitolo 12 del libro dell’Apocalisse che soffre le doglie richiama precisamente questo testo di Michea. La figlia di Sion è anche la figlia di Sion sofferente, è colei che è la figlia, la sposa, ma è anche la madre che deve generare Israele. Rimando qui alla catechesi relativa alla figura di Rachele; era viva nella coscienza del popolo ebraico questa dimensione anche di dolore, delle doglie del parto, della generazione di tutto Israele e, quindi, nel caso di Maria Santissima, del nuovo Israele. Dunque, questa figura della figlia di Sion non è semplicemente per dire che la Madonna è figlia della Chiesa, ma spicca come colei che è la quintessenza della Chiesa, condensa in sé il vero Israele, in lei è come se ci fossero tutte le caratteristiche della Chiesa pienamente realizzate in modo personale.

L’altra figura che introduciamo è quella della città di Dio, chiamata anche Sion o Gerusalemme, in quanto è sul monte Sion; troviamo queste diverse espressioni. Anche questa è una figura interessante, perché ci permette di aprire un ventaglio di significati. Ma prima di tutto andiamo a vedere la figura di Maria, città di Dio com’è presentata nei Padri della Chiesa e negli scrittori ecclesiastici.

Il primo che andiamo a leggere è san Germano di Costantinopoli (634-733), in pieno periodo patristico. Nell’omelia per l’Ingresso della Santissima Madre di Dio troviamo questa espressione: «Ave, nuova Sion e divina Gerusalemme, santa “città di Dio grande Re, nelle cui torri Dio si fa conoscere” (Sal 48, 3ss.), facendo piegare i re nella venerazione della tua gloria e disponendo tutto il mondo a celebrare in esultanza la solennità della tua Presentazione» (in Testi mariani del primo millennio, vol. 2, Roma, 1989, p. 329). Da notare questo saluto: «Ave, nuova Sion e divina Gerusalemme, santa città di Dio». Quindi, Maria è la città di Dio, è la città del gran Re, è la nuova Sion che realizza in qualche modo l’antica Sion, la città di pietra.

Sempre san Germano di Costantinopoli, in un’altra omelia, stavolta per la Dedicazione del Tempio della Vergine, ha una riflessione imperniata sul Salmo 86, di cui è stata sottolineata in modo particolare la valenza mariana. È il famoso passo «di te si dicono cose stupende, città di Dio» (Sal 86, 3). Afferma san Germano: «Cose stupende sono dette di te, o città di Dio, ci suggeriva in spirito col canto il divino Davide. A mia volta, in modo chiarissimo io proclamo città del grande Re questa, intorno a cui sono dette cose stupende, giacché ritengo appunto che in modo del tutto incontestabile ed evidente essa appare essere la città veramente eletta ed eminente su di tutte: non per l’eccellenza degli edifici o per l’altezza di elevati colli, ma perché lei, Maria, la sommamente santa e immacolata Madre di Dio, si sovrinnalza per la nobiltà delle virtù divinamente ispirate e si eleva su tutti per la sua purezza. In lei pose la sua tenda colui che è veramente Re dei re e Signore di coloro che hanno signoria: anzi, in lei venne ad abitare corporalmente tutta la pienezza della divinità. Questa è realmente la città glorificata, questa è la Sion spirituale: lei, io penso, Davide preannunziò per ispirazione divina». Viene marcata questa identificazione di Maria con la città di Davide, la città di Sion, in particolare perché «Colui che è veramente Re dei re e Signore di coloro che hanno signoria» ha posto la sua tenda in lei, «anzi, in lei venne ad abitare corporalmente tutta la pienezza della divinità» (in Ibidem, p. 369).

Qual è il riferimento? Evidentemente perché nella città di Sion, di Gerusalemme, ha abitato Dio nel suo tempio: questo è il parallelo. Ma c’è anche un altro aspetto, quando san Germano dice che Maria fu preannunciata da Davide per ispirazione divina. È Maria ad essere preannunciata nella città di Dio ed è interessante perché la città di Dio, Sion, è considerata come la città predestinata dall’eternità a ricevere la presenza di Dio, la Shekinah.

L’altro passo che vi voglio leggere è un testo del XIV-XV secolo di Nifone Ieromonaco: siamo in area ortodossa, ma è interessante riportarlo, perché ci testimonia una tradizione presente nelle diverse aree della cristianità. In questo testo troviamo questa espressione: «Voi monti, tripudiate dinanzi al Signore, e supplicate il volto incantevole e pieno di grazia della figlia di Davide (Sal 134, 6-7), poiché tutto lo splendore della figlia del re è nel suo intimo (Sal 44, 4), perché porta veramente in seno la preziosa perla generata dal divino fulgore; la città di cui si annunziano cose gloriose (Sal 86, 3), quella che il re del mondo scelse a sua dimora» (in Testi mariani del secondo millennio, vol. 1, Roma 2008, p. 524). Anche in questo breve testo c’è il riferimento a Maria come la personificazione della città di Davide, il compimento di ciò che là era solo preannunciato, in quanto Dio lì ha posto la sua dimora.

Se ritorniamo in Occidente, al XII secolo, troviamo Bruno di Asti, che fu abate di Montecassino e anche braccio destro, possiamo dire, di Gregorio VII, durante la riforma gregoriana; ha scritto diversi testi dedicati alla Madonna, tra cui un testo in cui riflette sulla Vergine come figlia di Sion o, come scrive lui, figlia di Gerusalemme e anche come città di Dio. «Questa figlia di Gerusalemme è bella per l’ornamento delle virtù interiori; è piena di decoro per la verginità, di cui ella ha offerto un esempio per il mondo intero. È anche terribile come un esercito schierato, difeso tutt’intorno contro qualsiasi potenza, al quale nessun nemico ha l’ardire di avvicinarsi, perché ella è difesa dall’ombra dello Spirito Santo. [Attenzione adesso] Di questa città, quindi, a ragione si dicono cose grandi e gloriose (Sal 86, 3), non solo da parte dei contemporanei, ma anche da parte degli antichi Padri e degli angeli» (in Testi mariani del secondo millennio, vol. 3, Roma 1996, p. 113). Dunque, vedete di nuovo l’identificazione di Maria Santissima con la città di Dio di cui si dicono cose grandiose.

Passiamo a un altro testo, stavolta del XIV secolo, scritto da un francescano, Francesco de Mayronis, che fu discepolo di Giovanni Duns Scoto e divenne poi maestro in teologia a Parigi. Anch’egli, in un passo del Commento alle Sentenze di Pietro Lombardo, raccoglie una serie di testi tratti dai Salmi che si riferiscono a Maria Santissima. Dice Francesco: «La Vergine fu santificata secondo la testimonianza della divina Scrittura, come attesta il Salmo: “L’Altissimo ha santificato il suo tabernacolo” (Sal 45, 5). E un altro Salmo: “Le sue fondamenta sono sui monti santi” (Sal 86, 1). E ancora: “Cose gloriose si sono dette di te, città di Dio” (Sal 86, 3). Tutte queste parole vengono riferite a Maria» (in Testi mariani del secondo millennio, vol. 4, Roma 1996, p. 514). Dunque, questa è un’altra attestazione dell’attribuzione a Maria SS. della figura della città di Dio, della città di Sion.

Un ultimo testo che voglio citarvi, forse il più denso tra quelli che ho scelto, è quello di Guglielmo Gibieuf. Siamo nella metà del XVII secolo. Guglielmo è una figura importante, perché entrò nell’Oratorio del cardinale Pierre de Bérulle e fu uno dei suoi grandi collaboratori; dunque una figura di spicco, che ruotò attorno al mondo della Sorbona, della teologia francese e in particolare dell’area oratoriana (cioè appunto dell’Oratorio di de Bérulle, da non confondere con quello di san Filippo Neri). Questo testo è tratto da un’opera, Le vite e le grandezze della Santissima Vergine Maria, e dice così: «La Vergine infatti è quel tempio di Salomone le cui fondamenta sono composte di pietre preziose; ella è la città di Dio a proposito della quale – ci dice il re profeta [Davide] –, cose gloriose sono state dette (cf. Sal 86, 3); che l’Altissimo ha egli stesso fondato con la sua mano: Ipse fundavit eam Altissimus (Sal 86, 5), e di cui Egli ama le porte, vale a dire gli ingressi più che non le tende del suo diletto Giacobbe [sono tutti riferimenti al Salmo 86]. Ella è simile a quella nuova Gerusalemme che san Giovanni nell’Apocalisse vide scendere dal cielo quasi procedesse dal seno stesso di Dio: “Ho visto la città santa, la nuova Gerusalemme, discendere dal cielo, da Dio” (Ap 21, 2)» (in Testi mariani del secondo millennio, vol. 5, Roma 2003, pp. 664-665).

Dunque, qui abbiamo un passaggio ulteriore: la città di Dio dell’Antico Testamento è la nuova Gerusalemme che discende dal cielo, adorna come la sposa per il suo sposo. Maria compie in sé la prima, la città di Dio, la Sion di Davide, e anticipa la seconda, la nuova Gerusalemme che discende dal cielo.

Ora, questa attribuzione della città di Dio e della città di Sion a Maria SS. ci apre alcune prospettive. La prima è piuttosto chiara: la città di Sion, la città di Dio è la sede del Tempio e dunque è la città in cui Dio dimora, la Shekinah dimora. In diversi salmi, ad esempio nel Salmo 9, 12), ritroviamo l’espressione «il Signore che abita in Sion». C’è spesso questa attribuzione: Jahvè, il Signore che abita in Sion. A indicare che non è un Dio vago, un Dio teorico, ma è quel Dio che ha scelto di abitare nella città di Davide, in Sion. E dunque, con senso traslato, è quel Dio che ha scelto di abitare in Maria Santissima. È interessante, perché questo evidentemente ci parla della divina maternità e ci indica anche una presenza perpetua di Dio in Maria SS. Con il suo ingresso nell’eternità, la Santa Vergine è eternamente, fissamente abitata da Dio. Quindi il Signore continua ad abitare in Sion e continua ad abitare in Maria SS. Da qui tutta l’iconografia, molto bella, della Vergine gravida, della Vergine con il Bambino o ancora della Vergine come trono della Sapienza. Questa prima significazione è in parte sovrapponibile anche a quella dell’Arca dell’Alleanza, come luogo in cui scende la Shekinah, dove dimora Dio.

Il secondo senso ci apre alla predestinazione di Maria e alla sua elezione dall’eternità. In effetti, anche sotto questo punto di vista, i salmi ci riportano diverse espressioni molto interessanti in riferimento a Sion. Prendiamo, ad esempio, il Salmo 77: «[Dio] elesse la tribù di Giuda, il monte Sion che egli ama» (Sal 77, 68). C’è un’elezione, che quindi è una predestinazione, riservata esclusivamente alla città di Dio, a Sion. Ancora, «il Signore ama le porte di Sion più di tutte le dimore di Giacobbe», è un testo del Salmo 86. Questo amare di più e questo prediligere vuol dire che dall’eternità Dio ha predestinato le porte di Sion a qualcosa di speciale rispetto non solo a tutte le città del mondo, ma anche rispetto alle dimore di tutto Israele. E qui è chiaro il riferimento a Maria Santissima, che è stata amata più di tutte le donne, «benedetta, fra tutte le donne», perché questo amore di Dio, particolare, elettivo, è ciò che le ha comunicato delle grazie speciali, dei privilegi.

Ancora, «il Signore ha scelto Sion, l’ha voluta per sua dimora» (Sal 131, 13), a indicare questo beneplacito divino che ha scelto questa “città umana”, che è Maria Santissima, per dimorarvi. Dunque, qui torna questa idea che stiamo sottolineando molto spesso, cioè come Maria appartenga alla predestinazione comune dell’Incarnazione: nel momento in cui Dio predestina il Figlio a dimorare tra gli uomini, a prendere carne, predestina anche Maria ad essere la sua città, la sua dimora. E siccome l’incarnazione è un’incarnazione redentiva, si aprono degli scenari molto interessanti sulla partecipazione di Maria all’opera della Redenzione.

Oltre alla città di Dio come dimora, elezione e predestinazione, si apre anche lo scenario della città di Dio come mediazione. Perché i salmi sono pieni di espressioni di questo tipo: «Il Signore ti benedica da Sion» (Sal 128, 5). Non dice solo «il Signore ti benedica», ma «ti benedica da Sion»; «lo scettro del tuo potere stende il Signore da Sion» (Sal 109, 2); «[il Signore] ti mandi l’aiuto dal suo santuario e dall’alto di Sion ti sostenga» (Sal 19, 3). L’azione benedicente di Dio, l’azione di Dio che aiuta, soccorre, protegge, interviene, ha sempre la connotazione “da Sion”: non perché evidentemente il Signore non possa fare in altro modo, ma perché al Signore è piaciuto dimorare in Sion, e da Sion dispensare i suoi benefici.

Per il principio del tipo e dell’antitipo, Maria personifica e realizza l’immagine della città di Dio e di Sion, della Sion veterotestamentaria. Dunque, ogni volta che troviamo questa espressione nei Salmi, la possiamo sostituire con “Il Signore ti benedica… da Maria Santissima”; “Lo scettro del suo potere stende il Signore… da Maria Santissima”; “Ti mandi l’aiuto dal suo santuario e dall’alto… di Maria Santissima ti sostenga”. Maria è implicata in questa opera di Dio di dispensare grazie e benefici. Questa è dunque la mediazione discendente di Maria: le grazie che Dio vuole dare le dà da Sion, cioè mediante Maria Santissima.

Sotto questo punto di vista, vedete quanti scenari si aprono. Spero di aver comunicato, attraverso queste catechesi, almeno un principio: solo con una lettura superficiale e al di fuori della Tradizione, della modalità con cui i Padri hanno sempre letto l’Antico Testamento – cioè la modalità tipologica applicata non solo a Cristo ma anche a Maria SS. –, possiamo dire che le Scritture ci dicono poco o niente di Maria, del suo mistero, dei suoi privilegi, delle sue grazie particolari. Questi testi ci saranno veramente molto utili quando proseguiremo e ci addentreremo nella parte più sistematica, più dogmatica.



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