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L’analisi

USA, cosa ci dice il sondaggio Gallup su abortisti e pro-vita

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Secondo le rilevazioni della nota agenzia demoscopica, a maggio 2025 i pro-choice erano al 51% e i pro-life al 43%. Altri dati interessanti emergono se analizziamo il periodo prima e dopo la sentenza Dobbs. L’influenza della propaganda.

Vita e bioetica 05_02_2026

Il 23 gennaio scorso si è svolta a Washington l’usuale Marcia per la Vita. L’occasione è opportuna per farsi una domanda: negli States la cultura pro-life sta crescendo o diminuendo? Proviamo a mettere insieme un po’ di dati. Partiamo dalle rilevazioni di Gallup, nota agenzia demoscopica, e isoliamo due dati tra i molti.

Dal 1995 al 2025 la Gallup ha posto ai suoi intervistati la seguente domanda: «In merito all'aborto, ti consideri pro-scelta [pro-choice] o pro-vita [pro-life]?». A maggio 2025 i pro-choice erano al 51% e i pro-life al 43%. A parte il periodo 2008-2014 in cui la maggioranza si spostava in modo alternato tra i due schieramenti, i pro-choice sono sempre stati in maggioranza, scostandosi dai pro-life per pochi punti percentuali. Una differenza però notevole è avvenuta tra maggio 2021 e maggio 2022. Infatti per i pro-life c’è stato un salto di 8 punti percentuali verso il basso in un solo anno: dal 47% al 39%. Di converso, nello stesso periodo i pro-choice sono balzati dal 49% al 55%. Un simile balzo non si era mai visto (eccetto per il periodo 1995-97, ma a parti invertite). Quale la spiegazione?

Nel giugno del 2022 fu emessa la famosa sentenza della Corte Suprema Dobbs vs Jackson Women's Health Organization che cassò la famigerata sentenza Roe vs Wade delegando ai singoli Stati la disciplina normativa sull’aborto. Nei mesi precedenti i social, i media, gli influencer, le lobby abortiste e ovviamente tutto il Partito Democratico scesero in guerra contro l’imminente decisione della Corte Suprema che voleva mandare in soffitta la Roe. Risultato: l’opinione pubblica si orientò a favore dell’aborto. Da allora le due percentuali di favorevoli e contrari all’aborto si stanno gradualmente  e nuovamente ravvicinando, anche se attualmente i pro-choice sono ancora sopra la propria media e i pro-life sono ancora sotto la propria media.

Altro quesito della Gallup: «Pensi che l'aborto debba essere legale in ogni circostanza, solo in determinate circostanze o illegale in ogni circostanza?». La rilevazione in questo caso parte dal 1975. In tutto questo periodo i sostenitori della legalizzazione hanno sempre vinto attestandosi sulla media del 53%; al secondo posto si trovano i sostenitori della legalizzazione in qualsiasi circostanza, con una media del 26,5%; e infine i sostenitori del divieto di legalizzazione che si assestano al 17,5%. Anche questa volta l’incombente sentenza della Corte Suprema fece sentire il suo peso: tra maggio 2021 e maggio 2022 i favorevoli alla legalizzazione sempre e comunque salirono dal 32% al 35% continuando un trend in crescita che era iniziato nel 2019. Aumentarono anche i sostenitori della legalizzazione parziale e invece coloro che volevano il divieto di legalizzazione sprofondarono da un 19% del 2021 ad un 13% del 2022. Questi picchi così marcati e repentini non si erano mai visti negli ultimi 50 anni. Oggi i favorevoli alla legalizzazione sempre e comunque sono al 30%, quindi sopra alla media di circa 4 punti; i favorevoli in alcune circostanze sono al 55%, perciò sopra di due punti alla media e i favorevoli al divieto sono al 13%, sotto la media di 4,5 punti. L’andamento degli anni 2022-2025 potrebbe, ma è mera ipotesi, suggerire un ritorno nella media per tutte e tre le categorie nel prossimo futuro. In sintesi: la sentenza Dobbs ha inferocito lo schieramento pro-choice e il risultato è stato uno spostamento sensibile dell’orientamento culturale su posizioni favorevoli all’aborto. Ecco perché su 16 referendum sulle normative abortiste promossi in altrettanti Stati dopo la sentenza Dobbs, 13 hanno visto come vincitori i pro-choice. Lo slittamento verso posizioni liberali ha poi determinato un incremento degli aborti.

A tal proposito leggiamo il report #WeCount: «Il numero di Stati in cui l'aborto è stato completamente vietato è aumentato da 9 a luglio 2022 a 14 a giugno 2023. […] Nel luglio 2022, l'aborto era legale oltre le sei settimane in 39 Stati e a Washington DC, ma questo numero è sceso a 35 entro giugno 2023. […] Negli Stati con divieti totali di aborto, complessivamente ci sono stati 94.930 aborti clinici in meno», rappresentando una diminuzione del 100%. «Gli Stati in cui è stato praticato l'aborto con alcuni divieti o limitato a sei settimane hanno avuto 114.590 aborti in meno rispetto a quanto ci si sarebbe aspettato in base ai numeri pre-Dobbs». Eppure complessivamente gli aborti non sono diminuiti, ma aumentati: «Rispetto al numero medio mensile di aborti osservati nel periodo precedente alla decisione Dobbs di aprile e maggio 2022, si sono verificati 2.200 aborti cumulativi in più durante i 12 mesi da luglio 2022 a giugno 2023. […] Negli Stati in cui l'aborto è rimasto legale si è registrato in media un aumento di 9.733 aborti al mese e un totale cumulativo di 116.790 aborti in più in quegli Stati nei 12 mesi successivi a Dobbs rispetto a quanto ci si sarebbe aspettato», questo anche perché se una donna non può abortire nel proprio Stato si trasferisce in un altro. I dati fin qui esposti non comprendono poi l’acquisto di pillole abortive in Internet: nel primo anno dopo la Dobbs c’è stato un aumento di aborti effettuati con questa modalità del 72%, rappresentando l’8% di tutti gli aborti. L’incremento è sempre causato dai nuovi vincoli presenti in alcuni Stati.

Azzardiamo un giudizio sintetico su questi dati: la Dobbs non ha incrementato gli aborti, ma ha rinvigorito il fronte abortista e dunque la sua propaganda, conquistando così alla causa sempre maggiori consensi. Questo insegna che non basta una sentenza per far cambiare cuore e menti alle persone. Non solo non basta una sentenza, ma non bastano molti divieti o limitazioni statali, né bastano gli interventi governativi di Donald Trump per limitare gli aborti, seppure siano tutte azioni necessarie. Ricorrendo ad una metafora bellica, potremmo dire che i tre poteri dello Stato – giudiziario, legislativo ed esecutivo – sono stati come la cavalleria che attacca il nemico. Quest’ultimo ha reagito usando la fanteria, ossia l’arma culturale: media, social, lobby, etc. Risultato: i pro-choice non solo hanno respinto il nemico che voleva conquistare terreno, ma hanno fatto perdere a quest’ultimo alcuni suoi territori. Cosa dunque è mancato? La fanteria dei pro-life, ossia un sostegno alla cavalleria con gli strumenti della persuasione culturale. Corte Suprema, alcuni Stati e il governo hanno fatto qualcosa, a volte molto, e dovevano farlo, ma non è stato sufficiente. Senza un cambio valoriale delle coscienze, la spinta abortista troverà sì dei nuovi ostacoli, ma non insuperabili.