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Profughi

Una nuova casa per 120 famiglie di cristiani iracheni

Ospiti finora di un campo profughi di Baghdad, i cristiani hanno ricevuto ordine di lasciarlo e saranno trasferiti in un ex seminario caldeo

 

Non ci sono certezze per tanti cristiani iracheni fuggiti nel 2016 dalla Piana di Ninive e da Mosul per sottrarsi all’avanzata dell’Isis. Quelli che si erano rifugiati a Baghdad e che finora erano stati ospitati in un campo profughi noto come Campo della Vergine Maria, nei mesi scorsi hanno ricevuto dalla Direzione degli investimenti di Baghdad l’ordine di lasciare il complesso che sorge su un terreno demaniale dove è previsto che venga costruito un centro commerciale. A ottobre il patriarca caldeo Louis Raphael Sako aveva visitato il campo profughi per esprimere vicinanza ai poveretti. Finalmente a inizio dicembre è arrivata la buona notizia che tutte le 120 famiglie costrette a lasciare il campo si potranno trasferire nelle strutture di un ex seminario caldeo situato a Dora, un sobborgo meridionale della capitale. Una parte dell’ex seminario aveva ospitato degli sfollati ormai tornati a casa, altri edifici però erano in stato di abbandono. Per renderli abitabili è stata realizzata un’opera straordinaria di recupero e manutenzione resa possibile anche grazie al contributo di un ingegnere, Jinan Khader.  Tra gli edifici restaurati e recuperati c’è anche la chiesa del seminario. Nel quartiere di Dora, prima della guerra, vivevano circa 150.000 cristiani, per lo più fedeli della Chiesa caldea e della Chiesa assira d’Oriente. Ma il loro numero è drasticamente diminuito nel corso degli anni. Il seminario caldeo era stato trasferito per ragioni di sicurezza dalla capitale ad Ankawa, un sobborgo di Erbil, il capoluogo del Kurdistan iracheno.