• SANTA SEDE

Un concistoro targato Bertone

Con la nomina il 6 gennaio di 22 nuovi cardinali si rafforza il peso della Curia Romana (10 berrette), ma anche dell'Europa e dell'Italia in particolare

concistoro

All’Angelus del 6 gennaio, festa dell’Epifania, Benedetto XVI ha annunciato con largo anticipo rispetto alle previsioni, la convocazione di un nuovo concistoro per la creazione di nuovi cardinali. Il concistoro si terrà sabato 18 febbraio: il Papa concederà la porpora a 22 nuovi «principi della Chiesa», 18 dei quali con meno di ottant’anni e dunque votanti in caso di conclave.


A guidare l'elenco dei nuovi porporati è Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. Seguono altri nove capi dicastero o responsabili di uffici curiali: il brasiliano Joao Braz de Aviz (prefetto della Congregazione dei religiosi), il portoghese Manuel Monteiro de Castro (penitenziere Maggiore, nominato in questo incarico poche ore prima dell’annuncio del concistoro), Giuseppe Bertello (presidente del Governatorato del Vaticano), Domenico Calcagno (presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica), Giuseppe Versaldi (presidente della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede), lo spagnolo Santos Abril y Castello (arciprete della Basilica Papale di Santa Maria Maggiore), lo statunitense Edwin Frederik O’Brien (gran maestro dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro), Antonio Maria Vegliò (presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti), Francesco Coccopalmerio (presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi).


I vescovi diocesani che entreranno a far parte del «club» più esclusivo del mondo, quello degli elettori del Papa, sono invece otto: Giuseppe Betori (arcivescovo di Firenze), l’indiano George Alencherry (arcivescovo Maggiore dei Siro Malabaresi), il canadese Thomas Christopher Collins (arcivescovo di Toronto), l’olandese Willem Jocoby Eijk (arcivescovo di Utrecht), il cinese John Tong Hon (vescovo di Hong Kong), il tedesco Rainer Maria Woelki (arcivescovo di Berlino), lo statunitense Timothy Michael Dolan (arcivescovo di New York), il ceco Dominik Duka (arcivescovo di Praga).


A questi diciotto si aggiungono altri quattro cardinali ultraottantenni che Ratzinger ha voluto includere nell’elenco: si tratta di padre Prosper Grech, consultore presso la Congregazione per la Dottrina della Fede, di padre Karl Josef Becker, docente emerito della Pontificia Università Gregoriana, di monsignor Lucian Muresan, arcivescovo maggiore della chiesa greco-cattolica rumena, e di monsignor Julien Ries, professore emerito di storia delle religioni presso l’università Cattolica di Lovanio, il fondatore dell’antropologia religiosa fondamentale.


Con questa «infornata» cardinalizia il numero degli elettori sale a 125 (cinque in più rispetto al tetto di 120 stabilito da Paolo VI ma più volte superato da Giovanni Paolo II), anche se nel giro di qualche mese il numero rientrerà nella norma.


L’elenco dei nuovi porporati conferma una tendenza che si è manifestata negli ultimi anni: aumenta il peso della Curia romana, dell’Europa e in particolare dell’Italia. Nella lista che il Papa ha letto il 6 gennaio, infatti, ben dieci porporati con diritto di voto appartengono alla Curia, cinque di questi sono ex nunzi apostolici. Gli italiani contenuti nell’elenco sono sette, ma uno soltanto di loro, Giuseppe Betori, è alla guida di una Chiesa locale. Tutti gli altri ricoprono incarichi nei dicasteri e negli uffici vaticani e in molti casi si tratta di uffici tecnico-amministrativi, che hanno a che fare con la contabilità, i bilanci, l’amministrazione del patrimonio.


In caso di conclave, gli italiani elettori del nuovo Papa sarebbero ben 30 su 125. A fronte di questa massiccia presenza curiale – tutti quelli Oltretevere che si aspettavano il cappello rosso l’hanno ottenuto – balzano agli occhi delle assenze quanto mai significative: quello del prossimo febbraio sarà un concistoro senza neanche un cardinale africano, nonostante il successo del recente viaggio del Papa in Benin e l’apprezzata vitalità dimostrata dalle Chiese del Continente nero. Neanche una berretta rossa va ai vescovi residenziali dell’America Latina, in quello che in altri tempi fu definito «Continente della speranza», dove risiede più della metà dei cattolici del mondo, dove il Papa si recherà tra qualche mese (Messico e Cuba, in marzo) e dove è già in programma la Giornata mondiale della Gioventù del 2013. Nessun vescovo del Medio Oriente, area martoriata dove i cristiani vivono tra non poche difficoltà, diventa cardinale.

A parlare sono le cifre. Dopo il concistoro di febbraio i cardinali votanti europei saranno 67, che aggiunti ai nordamericani e a quello dell’Oceania portano a ben 83 gli elettori del Papa appartenenti al Nord del mondo. America Latina, Africa e Asia messe insieme arrivano ad appena 41 elettori. Notevolissimo, in questi equilibri, il peso della Curia romana: dopo il 18 febbraio, ben 44 dei 125 cardinali elettori, cioè più di un terzo, lavora o ha appena terminato di lavorare nei dicasteri e negli uffici romani.


Il quarto concistoro di Benedetto XVI segna anche il culmine dell’influenza del suo Segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone, che ha ottenuto la nomina e la designazione cardinalizia di prelati a lui fedelissimi, che in qualche caso hanno fatto carriere lampo. Per giustificare una tale preponderanza di curiali, è stata applicata la regola non scritta – adottata di volta in volta in modo ferreo o con eccezioni a seconda delle circostanze e delle convenienze – che prevede di non dare la porpora agli arcivescovi di diocesi cardinalizie che abbiano il predecessore pensionato con meno di ottant’anni e dunque ancora votante in conclave. Così facendo si sono lasciati senza berretta i pastori di grandi diocesi come Rio de Janeiro, Santiago del Cile, Bogotá, Filadelfia, Los Angeles, Manila, Bruxelles. In base alla stessa regola è stato escluso anche l’arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia. Non esistono regole non scritte, invece, per chi sta in Curia: anche capi dicastero nominati da qualche mese o da poche ore in ruoli curiali cardinalizi hanno ottenuto immediatamente la porpora.


Va chiarito che la Chiesa non è e non è mai stata paragonabile all’Onu. Non si distribuiscono le porpore col bilancino geopolitico o ragioneristico. E la massiccia presenza di cattolici in un Paese o in un continente non dà ovviamente diritto a rivendicare le berrette rosse e men che meno posti in conclave.


All’obiezione sulla preponderanza curiale viene risposto che l’importante è scegliere principi della Chiesa che siano personalità di valore e possibilmente santi. C’è da domandarsi però per quale motivo santità ed esemplarità di vita si concentrino in dosi così alte nei palazzi d’Oltretevere mentre siano, invece, meno facili da rintracciare tra i vescovi che guidano le grandi diocesi del mondo. Tra i vescovi che si trovano in frontiera, tra i vescovi di Chiese oggi perseguitate, come ad esempio quella in Nigeria.


In ogni caso, anche le statistiche del prossimo concistoro vanno relativizzate: i numeri che ora caratterizzano in modo marcatamente eurocentrico e curiale gli equilibri e la distribuzione dei porporati votanti potrebbero infatti cambiare presto. Nei prossimi due anni – se si esclude la nomina cruciale del nuovo Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e forse un possibile cambio del Segretario di Stato che nel 2012 compie 78 anni – non sono previsti avvicendamenti nella curia romana. L’estesa concessione di berrette rosse alla Curia nella creazione cardinalizia del prossimo febbraio dovrebbe far sì che al prossimo concistoro si torni a guardare soprattutto ai Paesi dove vivono vescovi in prima linea, all’America Latina, all’Asia, all’Africa e al Medio Oriente.

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