Tutti salvi i cristiani rapiti in Nigeria
Sono liberi anche gli ultimi 86 fedeli ancora nelle mani dei malviventi che avevano sequestrato 177 persone in tre chiese il 18 gennaio
Sono stati liberati il 4 febbraio anche gli ultimi cristiani che erano stati rapiti il 18 gennaio scorso in tre chiese a Kurmin Wali, nello stato nigeriano di Kaduna. Decine di “banditi”, come vengono comunemente chiamati in Nigeria i malviventi dediti ai sequestri a scopo di estorsione, avevano circondato il villaggio di sera, avevano attaccato le chiese mentre vi si stavano svolgendo le funzioni religiose della domenica ed erano quindi gremite di fedeli e avevano rapito 177 persone. 11 erano riuscite a fuggire nel volgere di poche ore. Dei rimanenti 166 rapiti, il 2 febbraio 80 avevano fatto ritorno a casa. Secondo una versione della polizia anche loro erano riusciti a scappare, ma si erano rifugiati in alcuni villaggi vicini per paura di essere di nuovo catturati. Sempre la polizia però ha diffuso anche un’altra versione secondo la quale erano scappati dal villaggio durante l’attacco e si erano nascosti nei dintorni. Solo il 2 febbraio avevano ritenuto che Kurmin Wali fosse sicuro e avevano deciso di ritornare. Comunque sia, nelle mani dei rapitori rimanevano 86 persone che sembra siano state liberate grazie a un’operazione congiunta di diverse forze di sicurezza. La ricostruzione esatta dell’accaduto forse si avrà dai racconti delle persone rapite. La notizia del sequestro di massa – in origine si era parlato di 200 persone – era stata diffusa nelle ore immediatamente successive dal presidente della Northern Christian Association of Nigeria, John Hayab. Il sequestro era stato poi confermato da Enoch Kaura, presidente della Christian Association of Nigeria. Kaura aveva inoltre annunciato che era in corso la compilazione di un elenco completo delle persone rapite da presentare alle autorità. Tuttavia la polizia aveva categoricamente smentito la notizia. In un comunicato diffuso il giorno successivo insieme alle autorità governative, il commissario di polizia dello stato di Kaduna, Alhaji Muhammad Rabio, aveva definito le notizie relative a un presunto sequestro di massa “falsità pure e semplici, diffuse da ‘professionisti del conflitto’ che mirano a provocare il caos” e aveva sfidato “chiunque a elencare i nomi delle vittime rapite e altri dettagli” dell’accaduto. Solo il giorno successivo aveva ammesso i sequestri. Amnesty International, tra gli altri, aveva criticato le autorità nigeriane definendo il loro “un disperato tentativo di negare l’evidenza”.

