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Le parole del presidente

Trump scivola ancora sulla fecondazione artificiale

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Nel discorso sullo stato dell’Unione, il numero uno della Casa Bianca ha parlato anche di fecondazione artificiale, vantando il suo impegno nel promuoverla. Un impegno che contrasta con diverse sue decisioni pro-vita. Vediamo i possibili motivi di questa schizofrenia politica su temi di bioetica.

Vita e bioetica 27_02_2026
Donald Trump, 24/02/2026 (ImagoEconomica)

Martedì 24 febbraio si è tenuto il discorso di Donald Trump sullo stato dell’Unione. Molti, ovviamente, i temi toccati. Il presidente degli USA ha anche parlato di fecondazione artificiale, vantandosi che la sua amministrazione è impegnata nell’abbattere i costi di accesso a tale pratica grazie all’ordine esecutivo del 2025 Expanding Access to In Vitro Fertilization. Trump ha infatti affermato: «E stasera c'è la prima cliente in assoluto a ottenere un tale sconto, ed è un grande sconto, Catherine Rayner. Per cinque anni, lei e suo marito hanno lottato contro l'infertilità e si sono rivolti alla fecondazione in vitro. Un farmaco è costato a Catherine 4.000 dollari. Ma qualche settimana fa, si è collegata al sito web e ha acquistato lo stesso farmaco che costava 4.000 dollari, a meno di 500 dollari, con uno sconto di ben più di 3.500 dollari. Catherine, preghiamo tutti per te e sarai una mamma fantastica». Ricordiamo che circa il 94% dei concepiti tramite fecondazione artificiale non vedranno mai la luce. La pratica è quindi altamente letale per i nascituri. Eppure Trump, come è noto, sta battagliando contro l’aborto.

Parrebbe allora una contraddizione vivente questo Trump: con una mano tutela la vita nascente contro l’aborto e con l’altra aiuta ad uccidere una pletora di nascituri con la fecondazione artificiale, abbassandone i prezzi e quindi incrementandone la domanda. L’impegno di Trump contro l’aborto non è pro forma, di facciata. Ricordiamo solo qualche esempio. Con un ordine esecutivo ha riapplicato e rafforzato l’emendamento Hyde, che vieta l’uso di fondi federali per aborti volontari. Circa un anno fa il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani aveva espresso l’intenzione di rivedere «i suoi regolamenti e le sue linee guida relative alle leggi federali sulla libertà di coscienza e sull'esercizio della libertà religiosa» anche in merito alla pratica abortiva. Trump ha poi reintrodotto la Mexico City Policy che vieta di finanziare quelle organizzazioni straniere che promuovono l’aborto come metodo di pianificazione familiare; e di recente l’ha anche espansa, attraverso la Promoting Human Flourishing in Foreign Assistance Policy.

Di contro, il Dipartimento di Giustizia ha chiesto ad un tribunale federale di sospendere un giudizio che voleva limitare l’accesso alla pillola abortiva a base di mifepristone e vietare il suo smercio on line, questo per dare tempo alla Food and Drug Administration di rivedere le sue indicazioni in merito alla sicurezza, per la salute della donna, del preparato abortivo. Questa mossa dell’amministrazione Trump ovviamente non è piaciuta ai pro-life.

Dunque, abbiamo un presidente che prende alcune decisioni sicuramente pro-life, altre interlocutorie e altre infine, vedi la fecondazione extracorporea, pro-choice. Per quale motivo? Le ragioni potrebbero essere più di una. Tentiamo di individuarne almeno due, rimanendo nell’ambito delle ipotesi. In primo luogo vale la regola del consenso elettorale. Vero è che Trump è al suo secondo mandato e quindi è ineleggibile, però, per un politico in carica, l’elettorato è tutto o quasi tutto. E dunque su un versante deve compiacere i pro-life e su altro fronte mostrarsi moderato. Se l’aborto richiama immediatamente il concetto di “uccisione del bambino”, perché è questo il discrimen tra abortisti e anti-abortisti, la fecondazione artificiale invece non richiama nell’immaginario collettivo la morte del nascituro, ma, all’opposto, la sua nascita. Richiama la vita. Nella percezione collettiva la fecondazione extracorporea non è una pratica drammatica come l’aborto, ma anzi uno strumento benefico che evita il dramma della sterilità e dell’infertilità. Perciò la Fivet è meno divisiva dell’aborto. Insomma, sul piano politico è assai spinoso attaccare la Fivet. Di contro, il suo appoggio è ben visto socialmente e vantaggioso sul versante politico.

Poi vi sono questioni di competenza dietro cui Trump può facilmente nascondersi quando gli fa comodo, dato che le questioni eticamente sensibili sono assai divisive e in genere sono una rogna per qualsiasi politico, eccetto per quei politici fortemente ideologizzati. In tal senso un caso paradigmatico è la possibilità di acquistare la pillola abortiva on line e riceverla a casa. Se una donna vive in uno Stato in cui è vietato abortire potrebbe aggirare il divieto e comprarla in Internet. Come si ricorderà, la Corte Suprema ha demandato ad ogni Stato la disciplina normativa relativa all’accesso all’aborto. Tale compravendita quindi interessa, in senso stretto, più il potere legislativo di ogni Stato che il potere legislativo del Congresso o l’esecutivo. Naturale che Trump potrebbe intervenire anche in questo caso, ma sarebbe come entrare a gamba tesa nelle legislazioni dei 50 Stati USA e contraddire la Corte Suprema, di cui ben tre membri sono stati da lui nominati.

Poi, se vogliamo trovare un altro motivo di questa schizofrenia di Trump in merito alle questioni di bioetica, possiamo ricordare che c’è differenza tra essere pro-vita e pronatalista. Il vero pro-vita è a favore della vita, la tutela, ma non la tutela usando qualsiasi mezzo. Fa il tifo per le nascite e dunque è contro l’aborto, ma anche contro la provetta perché quel mezzo è mortifero e attenta alla dignità del nascituro. Il pronatalista è invece a favore della natalità, costi quel che costi: facciamo nascere più bambini possibili in qualsiasi modo, anche ricorrendo alla fecondazione artificiale. Può essere che Trump si allinei con questo ultimo orientamento. E così toglie fondi alle organizzazioni abortiste e sovvenziona la fecondazione extracorporea.

Che sia un motivo o l’altro o entrambi, pare certo che le sue scelte su aborto e fecondazione artificiale non nascano dall’adesione a principi pro-life un po’ intorbiditi da interessi politici, bensì da calcolo, da utilità e da strategie politiche. Quindi pro-life sì, ma fino ad un certo punto, fino a quando conviene. Trump è più politico che pro-life.

In merito a noi e al di là delle intenzioni che si agitano nella testa di Trump, plaudiamo a lui quando difende i bambini nel ventre delle loro madri e critichiamolo quando invece attenta alla loro vita. In sintesi, seguiamo la ricetta di San Paolo che ci esorta a «vagliare ogni cosa e trattenere ciò che è buono» (1 Tessalonicesi 5,21).



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