Su Maria Corredentrice approfondire è meglio che equivocare
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A minare la fede e distorcere la dottrina non sono i titoli mariani oggi contestati, ma proprio la distorsione del loro autentico significato, insegnato nei secoli da Papi, santi e teologi ma improvvisamente dimenticato in nome della Mater populi fidelis.
- Dossier: Maria è Corredentrice
Il vescovo Staglianò afferma che «la grandezza unica di Maria non sta in una presunta “corredenzione” che la affiancherebbe ontologicamente a Cristo, ma nella sua fede. (…) Maria non aggiunge nulla a Cristo; accoglie perfettamente tutto da Lui. Questo è il senso della sua “cooperazione”: non un’azione parallela, ma un consenso totale e un’adesione di fede che la rendono il prototipo della Chiesa». In una strana dicotomia, l'autore separa la “fede” dalla “sofferenza umana meritoria”, come se entrambe non fossero completamente integrate nel concetto cattolico di sofferenza redentrice. Egli inoltre riduce il ruolo di Maria sul Calvario a mera passività e ricettività.
Maria è certamente un modello di fede, ma il vescovo Staglianò manifesta ancora una volta un fraintendimento della Corredentrice quando afferma che ciò significa che Maria offre un'«azione parallela» a quella di Cristo. Quale teologo che afferma Maria come Corredentrice crede che il suo ruolo corredentore sia un'«azione parallela» a quella di Cristo? Il ruolo di Maria come Corredentrice è sempre unito all'azione redentrice di Cristo in modo subordinato, secondario e dipendente, ma comunque necessario secondo la volontà provvidenziale di Dio. Il vescovo Staglianò afferma che «Maria non aggiunge nulla a Cristo; accoglie perfettamente tutto da Lui». Maria, però, non è in competizione con il suo divino Figlio.
San Luigi Maria Grignion de Montfort spiega che Dio non aveva alcun bisogno assoluto di Maria. Tuttavia, Egli ha scelto di associarla alla sua opera di Redenzione come nessun'altra creatura. La cooperazione di Maria nell'opera di redenzione è più che semplice fede. Maria non è una cristiana protestante che opera “solo per fede”. Pio XII, nella sua enciclica del 1954, Ad Caeli Reginam, 35-37, descrive il ruolo attivo di Maria sul Calvario nell'opera di salvezza in questi termini: «Per volontà di Dio, ebbe una parte singolare nell'opera della nostra salvezza eterna. ... Infatti: “Come Cristo per il titolo particolare della redenzione è nostro signore e nostro re, così anche la Vergine beata (è nostra signora) per il singolare concorso prestato alla nostra redenzione, somministrando la sua sostanza e offrendola volontariamente per noi, desiderando, chiedendo e procurando in modo singolare la nostra salvezza”». (Denz.-H, 3914).
Maria ha assistito attivamente alla nostra redenzione in modo unico. La sua cooperazione unica nell'opera di redenzione come Nuova Eva è precisamente ciò che si intende per il suo ruolo di Corredentrice.
Monsignor Staglianò sostiene che l'IMATC (Commissione Teologica dell'Associazione Mariana Internazionale) non apprezza il diverso peso dei documenti magisteriali. Si tratta di un'affermazione insolita da parte di chi difende e forse ha contribuito a redigere un documento del DDF (Dicastero per la Dottrina della Fede) che omette completamente quattro secoli di insegnamento papale sulla dottrina di Maria come Mediatrice di tutte le grazie, comprese quattro encicliche papali, ciascuna delle quali ha individualmente un peso magisteriale molto maggiore della nota dottrinale di un Dicastero. Inoltre, il Vaticano II, nella Lumen gentium, 56, 58 e 61, insegna direttamente la dottrina della corredenzione mariana. La Lumen gentium, 54, afferma anche che non è intenzione del Concilio «proporre una dottrina esauriente su Maria, né di dirimere le questioni che il lavoro dei teologi non ha ancora condotto a una luce totale». Secondo il Concilio Vaticano II, «permangono quindi nel loro diritto le sentenze, che nelle scuole cattoliche vengono liberamente proposte circa colei che nella Chiesa santa occupa, dopo Cristo, il posto più alto e il più vicino a noi» (LG, 54). In altre parole, il Concilio ha consentito e anticipato un ulteriore sviluppo dottrinale sui temi della corredenzione e della mediazione mariana.
Mons. Staglianò sostiene anche che l'IMATC non apprezza l'autentico sviluppo dottrinale. Si tratta semplicemente di un'affermazione falsa. È proprio l'autentico sviluppo dottrinale sotto la guida del Magistero vivente, dal XIX al XXI secolo fino al Magistero contemporaneo, che la risposta dell'IMATC alla Mater populi fidelis cita ovunque, compresi numerosi insegnamenti dei papi post-Vaticano II: Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco. Eppure, gli stessi insegnamenti magisteriali papali sono spesso omessi o citati solo in modo minimale o selettivo in Mater populi fidelis, così come negli sforzi del vescovo per difendere il documento del DDF. A differenza dei commenti di monsignore, il Magistero vivente manifesta anche un profondo rispetto e adesione alla Tradizione della Chiesa, in armonia con l'insegnamento della Dei Verbum del Vaticano II.
Il vescovo Staglianò ritiene inoltre che l'IMATC minimizzi le ragioni ecumeniche per cui il Vaticano II ha omesso il titolo di Corredentrice. Queste ragioni ecumeniche, tuttavia, non hanno impedito a Giovanni Paolo II di usare il titolo di Corredentrice sette volte. L'IMATC ritiene che l'ecumenismo sarebbe meglio servito spiegando cosa significa e cosa non significa il titolo di Corredentrice. Non è un servizio all’ecumenismo distorcere il vero significato del titolo di Corredentrice.
In conclusione e con tutto il rispetto, i commenti di monsignor Staglianò sembrano basarsi su affermazioni di rischi percepiti senza fornire prove teologiche o fattuali. Egli non riesce a dimostrare in che modo questi presunti rischi abbiano una relazione causale con il titolo e la dottrina della Corredentrice, se correttamente compresi. Egli si basa su false impressioni, stereotipi e affermazioni infondate che dimostrano scarsa conoscenza o apprezzamento di ciò che i papi, i santi e i teologi hanno inteso con il titolo mariano di Corredentrice, sia nel passato che nel presente.
L'opposizione di monsignor Staglianò al titolo mariano di Corredentrice assomiglia per molti versi alla posizione di Mater populi fidelis. La sua opposizione, tuttavia, va oltre le preoccupazioni espresse dal Dicastero per la Dottrina della Fede. Quando suggerisce che il titolo implica un'opera di salvezza “parallela”, distorce il significato del titolo. In quanto Corredentrice, Maria è sempre unita e mai separata da Cristo, il Redentore. In ultima analisi, non è il titolo di Corredentrice a costituire una distorsione della dottrina cattolica della Redenzione. È piuttosto una distorsione del titolo di Corredentrice a farlo.
Fine.
Negare la Corredentrice significa pure negare il merito umano
Contrariamente al protestantesimo, la Chiesa cattolica insegna la possibilità di un vero merito umano, per libera disposizione di Dio. E se le nostre buone opere possono essere meritorie, tanto più lo sono quelle dell'Immacolata, scelta dal Padre come socia del Figlio nella Redenzione.
Redentore e Corredentrice, la spiegazione del beato Alberione
Appoggiandosi alle Scritture, alla Tradizione e al Magistero, il padre della Famiglia paolina affermava la verità della corredenzione spiegando che Gesù, «Mediatore principale per ufficio», associa a Sé sua Madre nell’opera di mediazione: ella, per mezzo di Lui e in Lui, merita così la salvezza dei suoi figli.
Maria Corredentrice manifesta la totale unione al Redentore
La sofferenza della Madre sul Calvario fu la partecipazione singolare all'opera del Figlio, non un percorso di salvezza parallelo. Per sgomberare il campo da equivoci e riduzionismi la riflessione sulla Corredenzione mariana prosegue con una serie di approfondimenti di Mark Miravalle e Robert Fastiggi, già coautori del documento dell'Associazione Mariana Internazionale, pubblicato l'8 dicembre 2025 in risposta alla Nota Mater populi fidelis.
- Dossier: Maria è Corredentrice
Il beato Gabriele Allegra e la missione della Corredentrice
Il grande biblista francescano si diceva fermamente convinto che «il titolo di Corredentrice è teologicamente esatto». Un titolo che si lega agli altri privilegi mariani e ci parla del grande disegno di Dio su Maria, che, nella riflessione del beato, comprende due grandi tappe.
Corredenzione, una partecipazione voluta da Dio
L’unione di Maria con Cristo nell’opera di redenzione è partecipativa, in virtù di quanto predestinato da Dio stesso. Chi critica il titolo di Corredentrice, come mons. Staglianò, dimentica l’insegnamento cattolico sul valore della sofferenza redentrice, ponendosi in una logica protestante.
