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USA

Strage nella chiesa di Minneapolis, l'odio anti-cristiano di un nichilista

Strage nella chiesa della scuola dell'Annunciazione di Minneapolis, 2 bambini morti, 17 feriti. Il terrorista si è ucciso e ha lasciato un diario. Leggerlo è una vera discesa agli inferi. Una scelta del male per il male, la volontà di distruggere se stesso e quanti più innocenti possibili.

Attualità 29_08_2025
Preghiere per le vittime di Minneapolis (La Presse)

Un attentato in una chiesa cattolica, non in Africa stavolta, ma a Minneapolis, Usa, nel cuore del Midwest, la mattina del 27 agosto. La strage, 2 bambini morti (di 8 e 10 anni) e 17 bambini e adulti feriti, è avvenuta nella chiesa della scuola dell’Annunciazione. Erano le otto e mezza del mattino, ora locale, i bambini stavano pregando, era la Messa del primo giorno di scuola. Un uomo vestito di nero, pesantemente armato (un fucile semi-automatico, un fucile a pompa, una pistola e un fumogeno) ha iniziato a sparare dalla finestra. Aveva pianificato tutto per massimizzare il numero di morti, le porte erano state bloccate con ostacoli di legno per impedire la fuga. Lo stragista si è poi allontanato dalla scena del crimine e si è sparato a sua volta.

Bambini e adulti, in chiesa, sotto il fuoco, si sono comportati eroicamente. Secondo tutte le testimonianze raccolte, le maestre hanno protetto i loro allievi, i bambini più grandi hanno fatto da scudo per quelli più piccoli. Minneapolis è sconvolta. L’Fbi ha aperto un’indagine per terrorismo interno, per un crimine di odio anti-cattolico. Anche questa è una notizia: dopo anni di agnosticismo di Stato e di mezze parole, la nuova Fbi diretta da Kash Patel parla esplicitamente di odio anti-cattolico. Si tratta, d’altra parte, di un odio diffuso di cui questo è l’episodio più sanguinoso, ma non l’unico, come abbiamo già scritto più volte su queste colonne.

Il terrorista è Robin Westman. Nato Robert Westman, ha cambiato sesso e nome all’età di 17 anni, nel 2019. Fino a due anni prima era anche lui uno studente della scuola cattolica dell’Annunciazione. Sua madre lavorava nella stessa scuola. Ma non ha agito per vendetta, bensì per… passione. I giornalisti si sono subito affrettati a decifrare le scritte sulle armi, sulla canna, sul mirino e sui caricatori: ben 122 frasi o simboli. Scritte contro i cristiani, ma anche contro gli ebrei, contro gli arabi, allusioni a film e a precedenti stragisti, un'accozzaglia di idee della controcultura che imperversa sul web. Ogni giornale ha estrapolato le frasi che riteneva più significative, ma non è dalle deliranti scritte sulle armi che si può ricavare una rivendicazione o un movente.

Non si possono capire le motivazioni della sua strage, meditata e pianificata per mesi, se non ci si addentra nelle pagine del suo diario. Scritto in caratteri cirillici, ma in lingua inglese, le memorie di Westman sono una discesa agli inferi autentica. Sono il prodotto di una mente che lucidamente sceglie il male, pur sapendo dove sia il bene, pur amando la sua famiglia, pur provenendo da un’educazione cattolica.

Che cosa ha mosso Westman? La volontà di uccidere gente innocente. La sua scelta dei bambini quali suoi bersagli principali non è semplicemente dettata da viltà (il bambino non può difendersi), ma come scrive in una pagina di maggio, è dovuta dalla sua brama di veder soffrire innocenti, di vederli terrorizzati implorare pietà a lui. Il mese successivo ribadiva la sua scelta di uccidere bambini, perché gli adulti sanno come reagire, i bambini no “ma si rendono conto che moriranno”. Si considerava un mostro, Westman. Non lo nascondeva, non aveva alcun dubbio. Godeva nel nascondere la sua identità mostruosa nella vita quotidiana, si divertiva a vedere la gente che si relazionava con lui normalmente, con rispetto o con affetto, non sapendo con chi avevano a che fare. Per decine di volte scrive di voler compiere la strage della sua vita, ammira gli stragisti del passato recente, soprattutto Adam Lanza, il terrorista della scuola elementare Sandy Hook. Ma per decine di volte Westman cerca di relegare questa sua passione alla sua fantasia, dice di non poterla compiere per rispetto della sua famiglia, dei suoi genitori e dei due fratelli che lo amano e non meritano di vederlo morire in un’azione suicida/omicida.

Nel diario in cirillico di Westman, i bersagli cambiano a seconda del suo umore o delle notizie che sente. Ad un certo punto, a inizio giugno, pur definendosi razzista (mostrava disprezzo soprattutto per i messicani) decide che non vale la pena uccidere “per la razza” e che l’unica causa degna di una strage è quella per la Palestina: avrebbe voluto uccidere ebrei sionisti. E in un altro giorno del diario leggiamo che il suo bersaglio preferito avrebbe potuto essere una sinagoga. In un altro giorno, con un altro umore, sceglie una causa sociale e pensa di uccidere il presidente Donald Trump o Elon Musk, o gli amministratori delegati di grandi aziende, di farlo per “l’uguaglianza” e di passare per un benefattore della società. Ma sempre inevitabilmente torna sul suo disegno criminale originario: uccidere bambini, uccidere innocenti.

C’è un pensiero fisso in tutte le pagine scritte dal terrorista e finora esaminate: la voglia di suicidarsi, di distruggersi, trascinando però nella distruzione più gente possibile. Westman riteneva di vivere in un mondo corrotto e insopportabile, odiava se stesso, era convinto di avere un ego smisurato, ma un corpo perso, temeva di avere già un cancro ai polmoni e di fare una morte lenta e dolorosa, perché fumava e riteneva di aver distrutto lui stesso il suo corpo.

Come chiamare questo odio verso se stesso, verso l’umanità, verso Dio (in uno dei caricatori, dove ha scritto qualsiasi cosa, c’era anche la domanda “dove è il vostro Dio, adesso?”)? Peter Savodnik, nell’editoriale di The Free Press, lo chiama "nichilismo". La polizia stessa ha coniato un altro acronimo per indicare gli stragisti che non rivendicano cause politiche: Nve, estremisti nichilisti violenti. Ma forse c’è qualcosa di più del semplice nichilismo, nella volontà di fare il male per il mero gusto di compierlo: «Non sorprende – scrive Savodnik - che l'autore della sparatoria di Minneapolis fosse un sostenitore dell'Ordine dei Nove Angoli, un gruppo satanico di estrema destra legato al “collettivo di cybercriminalità” 764, i cui leader sono stati tra i primi estremisti violenti nichilisti (Nve) arrestati dall’Fbi ad aprile». Il diavolo entra nei dettagli e anche negli appunti di Westman che si ritraeva in forma diabolica: lui che si guarda nello specchio e l’immagine riflessa è quella di un demone con tanto di corna.