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Il discorso

Stato dell’Unione, le confuse ricette della von der Leyen

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Ieri, al Parlamento europeo, il discorso sullo stato dell’Unione pronunciato dalla presidente della Commissione. Tanti i temi toccati – dai limiti ai social per i minori al Canada come “membro associato”, dall’energia alle minacce russe – ma non c’è traccia di misure necessarie.

Attualità 17_09_2026
Ursula von der Leyen, 16/9/2026 (Ap via LaPresse)

Il discorso sullo stato dell’Unione pronunciato ieri, 16 settembre 2026, al Parlamento europeo, da Ursula von der Leyen è stato un richiamo all'orgoglio e alla consapevolezza della forza europea che contraddice la postura e l’inconsistenza di colei che l’ha pronunciato. L’idea centrale è quella degli ultimi anni: l’Unione europea deve diventare più autonoma e capace di agire in un contesto internazionale che la presidente della Commissione ha descritto come sempre più ostile. Purtroppo non c’è stata nessuna autocritica verso il proprio inoperoso ruolo presidenziale né verso quello di alcuni commissari. Tutto fila via come se nulla fosse, meglio come se Ursula von der Leyen fosse rientrata da una lunga vacanza durata un anno.

Riguardo a economia e competitività la presidente von der Leyen ha promesso ulteriori interventi sul mercato unico, sull’innovazione e sulla riduzione degli ostacoli alla crescita delle imprese insistendo sull'elettrificazione dell’economia europea e sulla necessità di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, oltre che di riequilibrare i rapporti commerciali con la Cina. Nulla di reale e concreto per l’auspicato intervento europeo sui costi energetici, come aveva chiesto saggiamente e urgentemente la premier Giorgia Meloni al presidente del Consiglio europeo Antonio Costa nell’incontro di martedì 15 settembre a Roma.

La pagina sulla sicurezza, le minacce russe e il sostegno all’Ucraina è stata ampia e include novità velleitarie come l’idea di un Consiglio di Sicurezza europeo allargato, novità che sono illustrate da Gianandrea Gaiani nel suo articolo odierno sulla Bussola. Sui dossier che riguardano il clima e l'energia si ribadisce l’impegno per la decarbonizzazione, dal nucleare al solare, con la richiesta di accelerare sia la transizione energetica sia le politiche di adattamento climatico. La prima vera novità del discorso è la proposta sull’accesso dei minori ai social media: niente social sotto i 13 anni e forti limitazioni fino ai 18, con accresciute responsabilità per i genitori, come richiesto da Emmanuel Macron più volte dopo la bocciatura del suo provvedimento da parte del parlamento francese. Un provvedimento che dovrà essere attentamente valutato per evitare ingerenze stataliste e limitazioni e controlli orwelliani della libertà di informazione e comunicazione. Forse l’annuncio politicamente più nuovo è la proposta di aprire la strada al Canada come primo “membro associato” dell’UE, giustificando questa scelta con la necessità di rafforzare i rapporti con partner affidabili, lavorare insieme su intelligenza artificiale e circolo polare artico, diversificando l’accesso a materie prime strategiche. In aula era presente anche il primo ministro canadese Mark Carney che oggi terrà il suo discorso al Parlamento europeo.

Un'iniziativa sgradevole che arriva a poche settimane dal rinnovato scontro e dall’imposizione di gravose tariffe da parte di Donald Trump al Canada e che è stata accolta da aspre critiche da parte del gruppo dei Conservatori e Riformisti. Tuttavia non ci sono molte vie legali per associare il Canada: la più semplice sarebbe ricorrere all’articolo 217 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), che già consente all’UE di concludere accordi di associazione con Paesi terzi che comportano diritti e obblighi reciproci e un’azione comune. Un accordo di questo tipo richiede l’unanimità in seno al Consiglio e l’approvazione del Parlamento europeo. Una seconda opzione consisterebbe nel mantenere l’attuale modello frammentario, aggiungendo agli accordi esistenti accordi settoriali in materia di mobilità, difesa, energia, politica digitale e catene di approvvigionamento strategiche. La terza opzione avrebbe conseguenze ben più rilevanti: modificare i trattati per istituire la figura del «membro associato» come categoria costituzionale formale, con diritti e obblighi ben definiti. Ai sensi dell’articolo 48 del Trattato sull’Ue (TUE), tale riforma richiederebbe in ultima analisi l’accordo tra gli Stati membri e la ratifica da parte di tutti e 27.

Sul fenomeno dell’immigrazione, in particolare a seguito della permanente crisi di Ceuta, von der Leyen ha affermato che il confine spagnolo è anche un confine europeo, quindi è necessario che si dia piena applicazione al “Patto su migrazione e asilo” e un rafforzamento di Frontex. A distanza di quasi sette settimane, la presidente della Commissione non ha ancora fornito dettagli sul contenuto del nuovo accordo quadro europeo di risposta alle emergenze, né indicato una data per la presentazione di una proposta legislativa. Il 31 luglio 2026 von der Leyen aveva chiesto l’immediata cessazione degli attraversamenti, definendo le immagini inaccettabili e insistendo affinché i rimpatri avvenissero rapidamente; ad oggi ancora diverse migliaia di marocchini sono a Ceuta e gli abusi sessuali sono quotidiani.

Infine, non poteva mancare l’appello contro il nemico alle porte o all’interno, rappresentato dalla Russia, dai patriottici e dai nazionalisti – non ovviamente dai proPal e dagli Antifa – che agirebbero sistematicamente contro quei “valori europei” che, anche stavolta, la presidente von der Leyen non vuole e non può citare. Leitmotiv  a cui siamo abituati: nel discorso si è insistito su centralizzazione e maggiori poteri (e debito comune) nelle mani di Bruxelles; poteri chiesti ai Paesi membri per il prossimo bilancio a lungo termine, il tutto poche ore prima che i principali gruppi del Parlamento, inclusi quelli della maggioranza “Ursula”, chiedessero dei tagli. Un pregio del discorso? Non c’è traccia della storica cantilena sui cosiddetti diritti riproduttivi e sull’ideologia Lgbt. Ma non c’è nemmeno traccia della tragedia demografica e delle famiglie normali, urgenze invece cruciali.