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IL MORTALE DI CASAL PALOCCO

Sfide senza coraggio, gioventù bruciata dalla stupidità

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Il terribile incidente di Casal Palocco, che è costato la vita al piccolo Manuel di cinque anni, svela il vuoto di orizzonti di una gioventù bruciata dal non senso di vita, in sfide-challenge senza ragione nè coraggio, e in cui il demone della stupidità si aggiunge a quello della velocità e dei guadagni facili a colpi di clic senza la fatica del lavoro.

Cronaca 16_06_2023

Morire a cinque anni per un incidente stradale è una tragedia. Ma morire a cinque anni per colpa di una stupidata ha un che di tragicamente apocalittico. La vicenda di Casal Palocco, dove una Lamborghini Urus noleggiata per una challenge insensata da cinque youtuber, ha investito una smart con a bordo una mamma e i suoi due bambini, non è una fatalità. Né può essere derubricata a semplice incidente stradale.

La velocità della Lamborghini può spiegare solo in parte la morte del piccolo Manuel e così anche il fatto che l’autista del mezzo, Matteo Di Pietro, sia risultato positivo ai cannabinoidi. Sono concause di un fatto molto più inquietante e sconcertante che si inquadra in una perdita di senso totale della propria vita.

Perché quei ragazzi erano in auto per una challenge, cioè una sfida, ultima trovata di una Generazione Z che sui social proietta il vuoto di valori con i quali è stata cresciuta.

Si chiamano challenge e sono delle sfide stupide, senza alcun significato, ma che nel moltiplicarsi dei like trovano il loro tornaconto economico. Soldi facili, erogati da un sistema pubblicitario che premia le visualizzazioni di qualunque cosa attiri l’attenzione senza curarsi della bontà di una proposta. In questo caso i ragazzi, imitando un famoso youtuber americano chiamato Mr Beast, avevano lanciato la sfida: guidare per 50 ore senza sosta alternandosi al volante e postare su YouTube i video di scorribande a zonzo per Roma in un mix di riccanza ostentata e inutilità del vivere.

La droga, la stanchezza, la velocità hanno fatto il resto.

Colpisce che i cinque attori di questa sciagurata prova finita contro una utilitaria non solo avessero preso in giro proprio una Smart definendola un’auto da 300 euro che si compra al supermercato, ma che apparentemente fossero i cosiddetti ragazzi di buona famiglia, con alle spalle studi liceali e universitari.

Dunque, non serve tirare in ballo i ragazzi difficili, cresciuti alle periferie del paese, emarginati dalla società, arrabbiati col mondo o abbandonati dalle rispettive famiglie. Gli autori di questa bravata sono giovani che conducevano una vita assolutamente normale, coccolati dal loro contesto, ma che nel vorticoso sistema social hanno messo in vendita la loro maturità e la loro razionalità.

Corre alla memoria una challenge resa immortale dalla letteratura cinematografica: la chicken run di Gioventù bruciata, una corsa verso il precipizio di un burrone. Ma allora la sfida era una prova di coraggio, qui non c’è in palio il coraggio, né la conquista di una “bella”.

Il coraggio aveva come demone la velocità, qui la prova è costruita solo sulla base di un demone ancor più infido: quello della stupidità, capace di rovinare vite, ma che è in grado di fatturare. I ragazzi si facevano chiamare The Borderline, la loro era dunque una attività economica in piena regola. Solo che il prodotto che "vendevano" al conta click di Youtube e TikToc non era un vero prodotto, ma un nonsenso perfido e pieno di rischi, proprio per la sua insensatezza.

A fare da detonatore è il miraggio di guadagni facili che si ottengono senza la fatica del lavoro. Oggi, ci sono ragazzi che non dicono «devo lavorare per fare soldi», ma «devo fare soldi senza lavorare», magari inventandosi qualcosa che sia poco faticoso e di sicura presa. Soldi facili, per un contesto dove la realtà è ignorata, anzi diventa il teatro per i social, dove si svolge la vita vera e dove si spera che arrivino i guadagni.