Sette cristiani uccisi in Nigeria
Questo ennesimo attentato, attribuito ai Fulani, conferma la vulnerabilità dei cristiani e la sistematica assenza del governo che li dovrebbe proteggere
Sette cristiani sono stati brutalmente uccisi in Nigeria il 22 gennaio nello stato di Plateau presso il sito minerario di Kuru. Secondo fonti militari gli autori del massacro sono dei musulmani di etnia Fulani. L’attacco è avvenuto verso l’una di notte. Le vittime sono dei minatori, forse illegali. Dalle indagini preliminari risulta che erano rimasti presso la miniera violando il divieto dello stato di Plateau di svolgere attività minerarie illegali e notturne. Forse è per questo, per il timore di sanzioni, che l’aggressione è stata denunciata soltanto molte ore dopo. L’attacco di Kuru, spiegano gli analisti, non è un caso isolato, ma rientra in un persistente ciclo di violenze nel quale si intersecano dispute territoriali, criminalità comune e tensioni etnico-religiose. Spesso le vittime sono i cristiani, in quanto più vulnerabili, e questo li rende sempre più determinati a non continuare a essere vittime passive. Mentre si svolgono indagini e operazioni di intelligence per individuare gli aggressori, le comunità locali si domandano se il governo sarà in grado di ripristinare condizioni di sicurezza e a riacquistare la fiducia della popolazione dimostrando di essere presente e attivo o se invece la popolazione, esasperata dalle continue perdite, cercherà sempre più di proteggersi con mezzi propri. Padre Dachomo, che ha guidate le preghiere durante il funerale delle sette vittime, ha deplorato che le morti cristiane nel Plateau siano diventate quasi “normali”. “Predichiamo la apce – ha detto – ma la pace non deve significare arrendersi al massacro. Il diritto alla vita è sacro e proteggere la vita non è un crimine”. Durante la cerimonia ha preso la parola anche Alex Brbin, un attivista difensore dei diritti umani. In piedi accanto a tombe appena scavate e affiancato da famiglie e sacerdoti in lutto, Barbir ha definito le uccisioni come parte di un attacco continuo alle vite e ai mezzi di sussistenza dei cristiani: “non si tratta più solo di attività minerarie illegali o banditismo – ha detto – si tratta del nostro popolo braccato di notte, ucciso senza pietà e sepolto senza giustizia. Per quanto tempo continueremo a morire in silenzio? Pur senza incitare alla violenza, Barbir ha affermato che le comunità devono potersi difendere dal momento che lo Stato ha ripetutamente fallito nel garantire sicurezza.

