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Seminario, Diocesi e Chiesa: cosa avete fatto per Ravagnani?

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Per la perdita di capacità di discernimento vocazionale, per la superficialità nella preparazione dei giovani sacerdoti; per non aver corretto scandali e problematiche affermazioni e per averlo abbandonato. Quattro j'accuse rivolti a seminario, diocesi di Milano e Chiesa italiana sul caso Ravagnani. 

Ecclesia 03_02_2026

Don Alberto Ravagnani ha lasciato il sacerdozio; ovviamente è la fine di un percorso che poteva essere facilmente prevista. La sapienza della Chiesa ha sempre protetto i suoi figli dal mondo, con un abito particolare, facendo attenzione alle relazioni, ai comportamenti, eccetera; perché il mondo è nemico della vita spirituale. Tuffarsi nel mondo (palestra, ragazze, social media, palcoscenici, interviste…) senza una corazza spirituale e umana adeguata è come fare il bagno nella Senna senza scafandro da palombaro.

Con tutto il rispetto per l’abito (che don Alberto ha smesso) e il bene che si vuole a tutti i sacerdoti, soprattutto a quelli giovani, appare evidente che questo giovane prete non fosse propriamente ben corazzato: a parte alcune bizzarrie («I cristiani pregano troppo», «Bisogna dire cose eterne con un linguaggio moderno», la Chiesa e la religione come «acqua sporca»…) e l’ingenuità giustificabile con la (relativamente) giovane età, stupisce la superficialità intellettuale e spirituale di questo giovane sacerdote.

Va aggiunto anche che, con tutta la comprensione e il rispetto, la rinuncia al sacramento sacerdotale equivale all’adulterio: è la rinuncia a una promessa pubblica e solenne che impegna per la vita, nell’uno e nell’altro caso. Tu es sacerdos in aeterno equivale al «per tutti i giorni della mia vita».

A questo punto, le domande fioccano: che effetto può avere sul già fiaccato popolo di Dio l’abbandono del sacerdozio da parte di questo prete mediatico? E sui giovani alla ricerca di Dio? Possibile che i suoi superiori (vescovo e vicari vari) non abbiano mai avuto niente da ridire sulle sue bizzarrie? Ammesso che il suo trasferimento da Busto Arsizio a san Gottardo e che la sua collaborazione con la Pastorale Giovanile Diocesana siano stati una promozione, possibile che il criterio ecclesiastico per questa promozione sia il numero di follower e il successo mediatico? Considerata la carenza di sacerdoti, soprattutto giovani, c’è qualcuno che li segue dal punto di vista umano e spirituale, oppure sono completamente abbandonati al mondo e alla confusione intellettuale e dottrinale?

Detto questo, io accuso.

Io accuso il seminario ambrosiano per aver perso ogni capacità di discernimento vocazionale. Di fronte a una spaventosa crisi vocazionale, che appare particolarmente grave nella diocesi ambrosiana, sarebbe opportuno interrogarsi sulle cause e sulle soluzioni (inefficaci) intraprese sinora; accogliere qualunque giovane si presenti al portone e ordinarlo sacerdote non è – evidentemente – una soluzione.

Io accuso il seminario ambrosiano per la superficialità nella preparazione umana, teologica e spirituale dei giovani sacerdoti; superficialità della quale don Alberto è evidente esempio.

Io accuso la curia milanese per non aver corretto le problematiche affermazioni e ad alcuni scandalosi comportamenti di questo giovane sacerdote. A questo proposito si sono levate molte voci; mai nessuna dal castello di piazza Fontana a Milano.

Io accuso la curia ambrosiana per aver abbandonato i propri figli, in particolare i sacerdoti. Da quanto tempo don Alberto aveva messo in discussione la vocazione sacerdotale? Evidentemente parecchio, visto che è in uscita un suo libro che, evidentemente, non è stato scritto in un paio di giorni. Quanti sacerdoti hanno dubbi sulla propria scelta vocazionale? Qualcuno lo sa? Qualcuno segue i sacerdoti, è loro vicino, parla con loro?

Io accuso la Chiesa italiana per la trascuratezza con la quale si occupa delle strutture al servizio della pastorale: seminari, oratori, parrocchie. E per l’inerzia con la quale trascina un modello ecclesiastico vecchio di cinquecento anni che evidentemente, ormai, non può più funzionare.

Detto questo, speriamo di lasciarci presto alle spalle questa brutta vicenda; dal mio punto di vista, brutta non solo nell’epilogo. E che possa servire per una seria riflessione sul presente e sul futuro della Chiesa cattolica.



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