Scontro tra governo e Chiesa armena. E i giudici perseguono Karekin II
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I pubblici ministeri della procura generale dell’Armenia hanno presentato accuse penali contro il “catholicos” di tutti gli armeni e gli hanno vietato di lasciare il Paese. Accuse che fanno seguito a decine di arresti di sacerdoti e vescovi. Sullo sfondo la questione del Nagorno-Karabakh.
Lo scontro aperto tra l'attuale governo armeno e la Chiesa apostolica armena (Caa) sta raggiungendo livelli preoccupanti. E purtroppo, in vista delle elezioni del prossimo giugno, la situazione potrebbe anche peggiorare. Durante i secoli, l’identità della nazione armena è diventata indissolubilmente legata alla Chiesa apostolica armena, una chiesa che è contemporaneamente la nazione. La Chiesa apostolica armena, la chiesa nazionale autocefala dell'Armenia, è parte dell’ortodossia orientale precalcedonese ed è una delle più antiche chiese cristiane che, secondo la tradizione, ebbe origine dalle missioni degli apostoli Bartolomeo e Giuda Taddeo nel I secolo. Oltre il 90% della popolazione armena si considera cristiana e la chiesa non è solo un'istituzione spirituale, ma svolge un ruolo fondamentale nel preservare la cultura e l'identità armena.
Ciò rende ancora più grave il fatto che la Chiesa armena sia oggetto di persecuzione da parte del governo del primo ministro Nikol Pashinyan. Le tensioni tra Chiesa e Stato si sono aggravate dopo la seconda guerra dell'Armenia con l'Azerbaigian per la regione del Nagorno-Karabakh nel 2020, quando l’Armenia subì una cocente sconfitta militare e iniziarono le trattative per un cessate il fuoco. Nel settembre 2023, Baku aveva riconquistato completamente il Karabakh dopo una fulminea offensiva, espellendo di fatto molte decine di migliaia di armeni dal territorio della “Repubblica dell’Artsakh”, all'origine del conflitto tra i due Paesi sin dal 1990.
Tra aprile e giugno 2024, l’arcivescovo Bagrat Galstanyan aveva guidato le proteste contro quelle concessioni territoriali dell'Armenia all'Azerbaigian. Galstanyan era stato successivamente arrestato con l'accusa di aver ordito un colpo di Stato e tentato di prendere il potere. Il 25 giugno 2025 l’arcivescovo era stato arrestato con altre 15 persone, tra sacerdoti e laici. Due giorni dopo anche l'arcivescovo Mikael Ajapahian era stato arrestato, perché accusato di aver incitato al rovesciamento violento del governo armeno. Nelle settimane successive lo scontro è cresciuto, allorquando le forze di sicurezza statali hanno tentato di assalire Echmiadzin, sede centrale della Chiesa apostolica armena, perché, secondo il primo ministro Pashinyan, era «conquistata dal gruppo anticristiano, immorale, antinazionale e antistatale», promettendo di guidare la sua «liberazione».
Poi, il 15 ottobre 2025 era stato arrestato il vescovo Mkrtich Proshyan insieme ad altri 12 sacerdoti e chierici, accusati di aver costretto i cittadini a partecipare a raduni pubblici, ostacolato il diritto elettorale, nonché di furto su larga scala. Solo nei giorni scorsi, il tribunale ha sostituito la detenzione dei vescovi Proshyan e Ajapahian con gli arresti domiciliari come misura preventiva. Il primo ministro Pashinyan non solo ha chiesto l'arresto di sacerdoti, vescovi e arcivescovi, ma lui, sua moglie e il suo partito politico hanno ingaggiato una dura guerra verbale con il capo della Chiesa armena, il patriarca supremo e “catholicos” di tutti gli armeni, Karekin II. Lo scontro con la Chiesa armena pare non aver tregua nemmeno in queste settimane, mentre Pashinyan si appresta a partecipare alle elezioni parlamentari del prossimo 7 giugno.
Il 2026 potrebbe essere un anno cruciale per l'Armenia, influenzando significativamente la traiettoria di politica estera e interna del Paese. Dopo gli sforzi dell'amministrazione Trump e la “Dichiarazione di Washington” dell'agosto 2025, l’anno in corso dovrebbe portare al ripristino di tutte le comunicazioni regionali, inclusa l'apertura del confine tra Armenia e Turchia e la firma di un accordo definitivo di pace tra Armenia e Azerbaigian.
I fatti dei giorni scorsi dimostrano che, in ogni caso, lo scontro tra Chiesa armena e governo è tutt’altro che sopito. I pubblici ministeri della procura generale del Paese hanno presentato accuse penali contro il capo dell'intera Chiesa armena, avviando un procedimento penale contro Karekin II e vietandogli di lasciare il Paese, con un divieto emesso il 14 febbraio 2026. Così si è impedito al responsabile ultimo della gerarchia armena di partecipare all'assemblea della Chiesa armena, svoltasi il 17 febbraio in Austria. L'accusa contro Karekin II si basa sugli stessi motivi generici usati dal 2024 in poi. Identico copione che viola la Costituzione del Paese e la Convenzione europea dei diritti umani (Cedu), in particolare l'«obbligo dello Stato di non interferire con l'autonomia delle organizzazioni religiose» e gli articoli 9 (libertà religiosa) e 11 (libertà di riunione e associazione). I gruppi di difesa della libertà religiosa, in ogni parte del mondo, si sono espressi per mesi contro gli arresti di diversi leader ecclesiastici effettuati dal governo nell'ultimo anno, tra cui alti prelati e arcivescovi. Una pace giusta nel Caucaso non può, nemmeno in Armenia, consentire una limitazione e violazione della libertà religiosa e della chiesa cristiana.
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