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ABUSI SESSUALI

Scandalo Rupnik, il processo è diventato una farsa

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La smentita della Sala stampa vaticana riguardo la notizia dell'assoluzione di padre Rupnik, accusato di aver abusato sessualmente di almeno venti religiose, fa nascere nuove domande. Il timore è che il sistema di protezione di Rupnik piloti il processo, di cui peraltro non si sa nulla.
DOSSIER: Il caso Rupnik

Editoriali 24_07_2026

Anche se un comunicato della Sala Stampa della Santa Sede ne ha smentito categoricamente la veridicità, la notizia lanciata dal blog MessainLatino.it secondo cui padre Mark Rupnik sarebbe stato assolto nel processo penale in corso in Vaticano, ha avuto almeno il merito di aver riacceso le luci su un processo che ormai sa di farsa.

Ricordiamo che il sacerdote sloveno, espulso dall’ordine dei gesuiti nel 2023, è accusato di aver abusato sessualmente, spiritualmente e psicologicamente negli anni ’80 e ’90 almeno venti religiose, accuse giudicate credibili dall’allora vescovo ausiliare di Roma e gesuita lui stesso, Daniele Libanori, che per primo ha condotto un’indagine sulle accuse rivolte a Rupnik. La Congregazione per la Dottrina della Fede ha però chiuso il caso nell’ottobre 2022 perché i fatti erano prescritti. Nel frattempo era emerso che nel 2020 la stessa Congregazione aveva scomunicato padre Rupnik per aver assolto in confessione una complice, scomunica rimessa nel giro di pochi giorni da papa Francesco.

Lo stesso papa Francesco però nell’ottobre 2023 fu costretto, sull’onda delle clamorose testimonianze delle vittime e sotto la pressione della Pontificia Commissione per la tutela dei minori guidata dal cardinale Sean Patrick O’Malley, a derogare alla prescrizione e a chiedere al Dicastero per la Dottrina della Fede (DDF), nel frattempo caduto nelle mani del “fido” cardinale Victor M. Fernandez, di imbastire il processo.

Sono passati ormai quasi tre anni e tutto quello che si è visto finora è il perdurare di un sistema ad alto livello di protezione e di copertura di padre Rupnik, una situazione che era quasi scontata durante il pontificato di Francesco, ma che ora macchia anche quello di Leone XIV.

Secondo le fonti di Messainlatino.it, che ha pubblicato la notizia il 20 luglio, «il processo penale (…) a carico di don Marko Ivan Rupnik si sarebbe concluso con un esito a lui favorevole». Ci sono voluti due giorni e decine di richieste di chiarimento prima che la Sala Stampa vaticana fornisse una versione ufficiale della Santa Sede, secondo cui «le notizie circa una qualsiasi deliberazione da parte dei giudici che seguono il caso del Rev.do Marko Ivan Rupnik sono assolutamente infondate: la valutazione del caso è ancora in corso e il collegio sta esaminando la documentazione proveniente dalle diocesi coinvolte, dai gesuiti, dagli interessati e a mezzo stampa».

In realtà la risposta della Sala Stampa più che chiarire suscita nuove domande e dà l’impressione di proseguire nella tattica dilatoria vista finora sperando che con il tempo l’attenzione diminuisca e padre Rupnik se la cavi con il minor danno possibile.

Basta ripercorrere le tappe principali del “processo” per capire di cosa stiamo parlando: dopo la riapertura del caso Rupnik nell’ottobre 2023, a marzo 2024 il segretario per la sezione disciplinare del DDF, l’arcivescovo John Joseph Kennedy dichiarò che l’indagine era «delicata» ma a uno «stadio abbastanza avanzato». Dopo un anno esatto, marzo 2025, una fonte vaticana disse che Rupnik sarebbe stato processato per i crimini di «abuso spirituale» e «falso misticismo» con la sentenza attesa «in un futuro non troppo lontano». Ma due mesi prima, gennaio 2025, il cardinale Fernandez in una intervista aveva sminuito la gravità dello scandalo Rupnik affermando a proposito dei tempi lunghi dell’indagine, che ci sono «tanti altri casi, ed alcuni forse più gravi ma meno pubblicizzati».

Siamo ovviamente ancora in attesa di sapere quali altri casi più gravi ci siano, ma riguardo a Rupnik, Fernandez aggiungeva che «il Dicastero ha concluso la fase di raccolta di informazioni che si svolgevano in luoghi molto diversi, e ha effettuato una prima analisi. Adesso stiamo già lavorando per istituire un tribunale indipendente che passi all’ultima fase attraverso un procedimento giudiziario penale».

Va ricordato che di informazioni ce ne erano già tante a disposizione visto che le denunce sugli abusi di padre Rupnik erano già state esaminate dallo stesso Dicastero per la Dottrina della Fede e successivamente sono uscite tante nuove denunce e testimonianze avvalorate anche dai superiori dei Gesuiti che, seppur con colpevole ritardo, si sono scusati con le vittime.

Ma andiamo avanti: nel luglio 2025 finalmente Fernandez annuncia che sono stati scelti i cinque giudici per il caso Rupnik, ma per la loro nomina ufficiale bisogna aspettare ancora fino a ottobre 2025: non si sa però nulla né dei nomi dei giudici né dei criteri con cui sono stati selezionati, a testimonianza di una opacità e di una mancanza di trasparenza che contraddice ancora una volta le tante dichiarazioni di serietà nella lotta agli abusi.

Papa Leone lo scorso 4 novembre, rispondendo a una domanda proprio sul caso Rupnik, aveva invitato ad avere pazienza perché «i procedimenti giudiziari richiedono tempo. So che è molto difficile chiedere pazienza alle vittime, ma la Chiesa deve rispettare i diritti di tutte le persone».

Non sappiamo se oggi, a quasi nove mesi di distanza, ripeterebbe le stesse parole, ma già allora dicemmo che – visto tutto quello che era accaduto - il rispetto dei diritti della difesa è una foglia di fico con cui non si vuol vedere quel sistema di coperture e favoreggiamento che coinvolge anche diversi prelati e che, con tutta evidenza, continua tuttora. Il fatto che nel comunicato della Sala stampa vaticana si affermi che i giudici stanno ancora esaminando la documentazione suona come una presa in giro; e la totale segretezza – compresi i nomi dei giudici – con cui questo processo si starebbe svolgendo (a questo punto il condizionale è d’obbligo) fa temere che le decisioni saranno pilotate.

Forse la notizia dell’assoluzione non è vera, ma visto come sono andate finora le cose non ci sorprenderebbe che finisse davvero così.