San Stanislao Kostka, un modello per i giovani
La vita di questo santo gesuita polacco fu breve, ma straordinariamente feconda. Stanislao comprese che l'uomo non è fatto per la mediocrità, ma per la pienezza della vita in Cristo; non per accontentarsi di ciò che passa, ma per cercare ciò che ha valore eterno.
Pubblichiamo di seguito l'omelia pronunciata il 16 agosto 2026, a Rostkowo, da monsignor Antonio Guido Filipazzi, nunzio apostolico in Polonia, in vista del III centenario della canonizzazione di Stanislao Kostka (1550-1568), avvenuta il 31 dicembre 1726.
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1. Cari fratelli e sorelle, a tutti voi il mio saluto e, per mio mezzo, anche il saluto del Santo Padre, in comunione con il quale celebriamo questa Santa Messa. Saluto in particolare il vostro Vescovo diocesano, che ringrazio per l’invito che mi ha rivolto ad essere qui oggi. Ci ritroviamo nel luogo della nascita di San Stanislao Kostka, per celebrare il terzo centenario della sua canonizzazione. Tre secoli fa la Chiesa riconobbe in quel giovane gesuita polacco, morto a soli diciotto anni, la perfezione della vita cristiana.
San Stanislao non è ricordato per le ricchezze, il prestigio o i successi terreni, ai quali rinunciò senza esitazione. È ricordato perché prese Dio sul serio. Credette che la chiamata del Signore meritasse tutto il suo cuore e tutta la sua vita. Ebbe il coraggio di mettere Cristo al primo posto. Nel motto tradizionalmente associato a lui – Ad maiora natus sum («Sono nato per cose più grandi») – è veramente racchiuso il segreto della sua esistenza. Stanislao comprese che l'uomo non è fatto per la mediocrità, ma per la pienezza della vita in Cristo; non per vivere ripiegato su se stesso, ma per donarsi; non per accontentarsi di ciò che passa, ma per cercare ciò che ha valore eterno.
La sua vita fu breve, ma straordinariamente feconda. La sua forza non risiedeva nelle doti umane, bensì nella potenza della grazia. Quando comprese che Dio lo chiamava, non cercò compromessi; quando incontrò ostacoli, non si lasciò paralizzare dalla paura. Scelse di seguire Cristo fino in fondo, con fiducia e perseveranza, sempre sostenuto dall’Eucaristia e guidato dalla Vergine Maria.
2. Ma oggi non siamo qui soltanto per ricordare il passato. Siamo qui per ascoltare ciò che San Stanislao dice oggi alla Chiesa.
A) Una prima lezione che il nostro Santo offre alla Chiesa riguarda lo sguardo da avere sui giovani.
Oggi ci interroghiamo su quali metodi e quali linguaggi adottare per annunciare il Vangelo ai giovani. La testimonianza del giovane Stanislao ci invita ad andare in profondità. La domanda decisiva non è soltanto come raggiungere i giovani, bensì quale ideale proporre loro. Talvolta siamo tentati di pensare che, per avvicinarli, sia necessario abbassare le esigenze del Vangelo, attenuarne la radicalità o rincorrere le attrattive effimere del mondo. La vita di San Stanislao ci insegna il contrario! I giovani non hanno bisogno di ideali piccoli, ma di orizzonti grandi e luminosi. Non chiedono che venga abbassata la cima della montagna, ma che qualcuno mostri loro la strada e li accompagni verso la vetta del monte, che è Cristo stesso.
San Stanislao ci ricorda che i giovani riconoscono il fascino delle cose grandi. La storia della Chiesa lo conferma: da Stanislao e Luigi Gonzaga fino a Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis: il Vangelo continua ad affascinare il cuore dei giovani quando è annunciato nella sua pienezza.
B) Una seconda lezione di San Stanislao riguarda l’azione pastorale della Chiesa verso i giovani.
Se i giovani sono fatti per la santità, allora la pastorale della Chiesa deve avere il coraggio di accompagnarli verso questa meta. Non basta organizzare attività o suscitare emozioni: occorre educare, formare, guidare. Educare significa non rassegnarsi alla mediocrità, ma aiutare i giovani a scoprire la bellezza di una vita pienamente donata a Cristo. Come diceva il grande Arcivescovo che mi ha ordinato sacerdote: «Ai giovani si deve chiedere tutto coraggiosamente... Essi hanno sete di ideale ed amano veramente le cose complete, anche se scomode. La storia della giovinezza è stata e sarà sempre la storia delle grandi dedizioni» (G. Siri). E aggiungeva: «I giovani si precedono, non si seguono»!
I giovani devono essere ascoltati e amati. Ma la Chiesa li accompagna non perché rimangano come sono, bensì perché incontrino Cristo, conoscano la verità, scoprano la propria vocazione e crescano fino alla santità. Per questo la pastorale giovanile deve condurre a Cristo attraverso un autentico cammino di fede: la vita sacramentale, la preghiera, l'esercizio delle virtù e l'educazione allo spirito di sacrificio, senza il quale non esiste il vero amore.
C) Infine, San Stanislao ci ricorda una verità fondamentale circa la santità stessa.
Si pensa talvolta che la santità sia un'aggiunta facoltativa alla vita umana. Si sente spesso ripetere che si deve diventare più uomini. Ma la fede della Chiesa ci insegna che l'uomo diventa pienamente se stesso proprio giungendo alla santità.
Come ci ha ricordato l'Apostolo nella seconda lettura, Cristo ha vinto la morte, e in Lui tutta l'umanità è chiamata alla gloria. La santità è la partecipazione alla sua vittoria: è l'opera della grazia che trasforma il cuore dell'uomo e lo configura progressivamente a Cristo.
In Maria Assunta contempliamo ciò che la grazia di Cristo desidera realizzare in ogni uomo e in ogni donna. Anche San Stanislao testimonia questa verità: egli non è stato meno uomo perché santo; al contrario, è diventato pienamente uomo proprio perché ha lasciato che Cristo trasformasse tutta la sua esistenza. I santi sono gli uomini e le donne più autentici e più liberi della storia. Per questo, se desideriamo una società più giusta, delle famiglie più salde e un mondo più umano, dobbiamo desiderare santi. È attraverso di loro che Cristo continua a rinnovare la faccia della terra.
3. Cari fratelli e sorelle, dalla terra natale del loro Patrono si elevi oggi un'intensa preghiera per tutti i giovani. Si elevi anche una preghiera per la Chiesa a Płock, in Polonia, in Europa e nel mondo intero, chiamata ad essere Madre e Maestra dei giovani.
Preghiamo perché i giovani non perdano mai il desiderio della santità. Preghiamo affinché nessuno spenga nei loro cuori la sete dell'infinito, impoverisca i loro ideali o li persuada che la santità sia irraggiungibile. E preghiamo affinché la Chiesa sappia sempre accompagnarli con amore, educarli con sapienza e guidarli con coraggio sulla via di Cristo.
La liturgia ci ha fatto pregare perché, contemplando Maria assunta nella gloria, viviamo «costantemente rivolti ai beni eterni». Questa preghiera riassume bene la vita del nostro Santo: un giovane che non si lasciò imprigionare dall'orizzonte delle realtà passeggere, ma tenne fisso lo sguardo sulla meta eterna preparata da Dio per i suoi figli. Ora, nella gloria del cielo, San Stanislao può fare sue le parole del Magnificat appena ascoltato: «Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente».
Dalla sua Rostkowo, egli continua ancora oggi a rivolgere ai giovani e a tutta la Chiesa il suo invito: Ad maiora natus sum – «Sono nato per cose più grandi».
Sì, siamo nati per cose più grandi. Siamo nati per Cristo. E in Cristo siamo nati per la santità. Qui sta la vera grandezza dell'uomo, la pienezza della sua vocazione e la speranza del mondo. Amen.

