• MEMORIA LITURGICA

San Gioviniano insegna l'importanza del Lettorato

Si è parlato molto del lettorato per via del Motu Proprio Spiritus Domini di Francesco in cui si favorisce il coinvolgimento delle donne. San Gioviniano, che la Chiesa celebra oggi, fu martire e lettore: la persona che legge va formata per evitare abusi, poiché ora tutto è affidato all’improvvisazione. Se infatti non si ha in mente la gloria di Dio come scopo del culto non si edificheranno i fedeli.

Negli ultimi mesi si è parlato molto del lettorato per via del Motu Proprio Spiritus Domini di papa Francesco in cui si favoriva il coinvolgimento delle donne in questo ministero. Non tutti hanno gradito questa precisazione legislativa del presente Pontefice, ma io vorrei soffermarmi sulla facoltà di leggere nella Chiesa, ricordando un santo non tra i più popolari, san Gioviniano che la Chiesa celebra il 5 maggio e di cui è detto nel martirologio romano che fu martire e lettore.

Non sappiamo molto della sua vita, ma sappiamo che fu martire in Auxerre, Francia e che forse fu compagno di evangelizzazione delle Gallie del vescovo Pellegrino. Come detto fu martire e lettore. Il lettorato era considerato un ordine minore in preparazione al sacerdozio, così come l’accolitato ed altri. Il lettorato e l’accolitato oggi vengono chiamati ministeri. Vorrei riflettere quindi sul ministero di chi legge durante la Messa, perché a me sembra uno dei campi in cui più si avverte la sciatteria che spesso sperimentiamo nelle nostre liturgie.

Innanzitutto vorrei far riflettere sulla saggezza della Chiesa del passato che a volte per  il Vangelo, usava un tono di recita, una intonazione. Cosa ci insegna questo? Che si intendeva sottrarre la lettura all’interpretazione del lettore. Cioè, il testo liturgico non deve essere interpretato dal lettore come fosse un attore, ma proclamato con proprietà di intonazione senza spostare l’attenzione su chi legge. L’attenzione è sul testo che viene letto. Conferendo il ministero del lettorato ad alcuni alunni del Collegio Urbano, il vescovo Protase Rugambwa ha tra l’altro detto nella sua omelia: “Come servi della Parola di Dio, dovete essere degni ad annunciare la Parola stessa di Dio e non la vostra parola, né i vostri sentimenti, neppure la parola di qualche altra persona”. Chi legge non presenta se stesso. Vorrei sperare che un giorno si considererà ancora l’uso della cantillazione per i testi delle letture, che darebbe una solennità tutta sua a questo ministero.

Un ministero a cui va ridata dignità, visto che in alcune parrocchie il lettore viene selezionato frettolosamente pochi minuti prima dell’inizio della Messa. Questo non mi sembra che offra molta considerazione per chi legge e per quello che viene letto. La persona che legge dovrebbe essere formata proprio per evitare di abusare del compito liturgico che in quel momento sta svolgendo. Ma oggi, purtroppo, tutto è affidato all’estemporaneità e all’improvvisazione, facendo un servizio cattivo alla liturgia e alla sua dignità. Bisognerebbe sempre ricordare che se non si ha in mente la gloria di Dio come scopo ultimo del culto pubblico della Chiesa, tantomeno si edificheranno i fedeli.

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