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Ricerca su feti abortiti: sveglia, non è un male remoto!

L’epidemia ha svelato realtà nascoste, sebbene ci sia chi denuncia da anni il rapporto fra abortifici e sperimentazione medica. Basti ricordare l’inchiesta del Cmp in cui la dipendente di un'azienda intermediaria fra Planned Parenthood e i laboratori di ricerca, descriveva corpicini, in certi casi ancora vitali, smembrati con il forcipe e venduti. “Al feto batteva il cuore, gli strappammo il cervello, capii che non potevo più lavorare per la compagnia…anche se ciò poteva servire a curare qualche malattia”. Anche Fauci oggi finanzia studi in cui lo scalpo di piccoli feti uccisi viene posto sulla schiena dei topi. Possiamo accettare tutto questo in nome della salute?

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Si sente ripetere che siccome non solo i vaccini contro il Covid ma diversi medicinali in commercio sono stati ottenuti dalla ricerca sui feti abortiti volontariamente consegnati ai laboratori, quanti si oppongono alla vaccinazione dovrebbero, per essere coerenti, rifiutare di curarsi anche con quei farmaci. In effetti è così: non possono essere queste medicine la scusa per utilizzare i vaccini senza porsi il minimo problema di coscienza in entrambi i casi. Anzi, c’è da dire che l’epidemia in corso ha svelato molte realtà nascoste, sebbene in America ci sia chi grida da anni allo scandalo e che, per aver provato il rapporto fra abortifici e sperimentazione medica, sta subendo conseguenze giudiziarie devastanti. Infatti, i colpevoli della compravendita di organi fetali, vietata negli Usa, si tutelano parlando di soldi ricevuti per “donazione” e “rimborso”.

Al di là del caso giuridico, vale davvero la pena comprendere la mattanza in corso per capire che non si può combattere l’aborto per poi usarne tranquillamente i frutti, come ha sottolineato sulla Nuova Bussola il medico e teologo domenicano Leon Pereira: nell’estate del 2015, il Center for Medical Progress (Cmp), guidato da David Daleiden, mise in circolo il primo video di una serie “undercover”, in cui il direttore dei servizi medici del colosso abortivo Planned Parenthood, Deborah Nucatola, ammetteva bevendo vino rosso di fronte al finto comparatore così: “Molte persone vogliono cuori intatti”, così “sotto guida dell’ecografo, [i medici] sapranno dove stanno mettendo i loro forcipi (strumento usato per smembrare i bambini in grembo ancora vivi, ndr), si tenta di andare intenzionalmente sopra e sotto il torace, sa, così siamo molto bravi a ottenere cuore, polmoni, fegato”. Nucatola chiarì che i costi per ogni “campione” si aggiravano “fra i 30 e i 100 dollari”.

In un secondo video, apparso la settimana successiva al primo, Mary Gatter, capo del consiglio dei direttori sanitari di Planned Parenthood, sempre seduta al tavolo di un ristorante, parlò di “75 dollari a campione”, chiarendo che “non vogliamo trovarci nella posizione di essere accusati di vendere il tessuto”, tuttavia la somma ‘offerta’ “dev’essere abbastanza alta da valerne la pena”. In questo caso, come in quello precedente, si parlava di tecniche abortive (a nascita parziale) allora vietate dalla legge. Emergeva poi il cinismo di questo business con Gatter che ridendo diceva alla collega che se la trattativa fosse andata a buon fine “voglio una Lamborghini”.

Durante l’inchiesta venne filmata anche una dipendente di StemExpress (che vende materiale di ricerca ai laboratori), Holly O’Donnell, che spiegava che il compito dell’azienda è di “dissezionare feti abortiti e vendere gli organi ai ricercatori”. In cambio Planned Parenthood “riceve parte dei soldi”, si parla di “200 e di 300 dollari” per feto. La dipendente continuò; “Sostanzialmente è traffico di tessuti fetali”. O’Donnell raccontò anche il primo giorno di lavoro: “Questa è una testa. Questo un braccio. Questa è una gamba”, le dissero mostrando un corpicino ucciso e quando lei svenne per l’impressione le fu chiesto di calmarsi sebbene “molti non riescano proprio a superare la cosa”, chiarirono i colleghi. Le telecamere, entrate nel laboratorio dell'azienda mostravano, in un video poi rimosso per ordine giudiziario, i pezzi dei bambini abortiti mentre una dottoressa, indicando un piccolo rene, ne commentava la qualità: “Cinque stelle!”.

In seguito O'Donnell descrisse al Cmp il ricordo di una bimba che “aveva la faccia, non era tutta squarciata, il suo naso era molto pronunciato, aveva le palpebre, la sua bocca era pronunciata". Dato che il feto era così intatto, disse un collega, "questo sembra un feto davvero buono". O'Donnell continuò descrivendo il dottore che iniziò “a tagliare la parte inferiore del mento del feto con un paio di forbici”. Nonostante non volesse partecipare, alla fine lo aiutò a tagliare la testa prima che il cervello fosse estratto. Le fu poi chiesto di gettare via la bimba ma, a causa delle sue dimensioni, non riuscì a riporla nel cestino della spazzatura: "Ricordo che tenevo quella bambina tra le mani quando nessun altro guardava, piangevo e lo rimettevo nel contenitore".

Tutta l’inchiesta americana si è svolta sulla base dell’accusa di compravendita dei feti che secondo la difesa venivano invece donati. Ma, appunto, al di là dei dettagli giuridici è chiaro cosa sta accadendo ancora oggi nei centri di ricerca. Quelli da cui poi nascono medicinali e vaccini. Continuare ad affermare che sia lecito usare i prodotti di questa carneficina per prevenire una malattia o in caso di rischio di vita (che in quello del Covid è reale solo per una certa categoria di persone e non per tutta la popolazione) porta sia a non fare chiarezza e verità su quali siano i farmaci (e in certi casi anche i vaccini) fabbricati in questo modo sia a continuare di fatto a tollerare un male che è tutto meno che remoto.

Più tardi O’Donnell confessò al Cmp di quando una sua collega poggiò sul cuore di un corpicino lo strumento con cui si strappano gli organi fetali: “Il suo cuore sta battendo!”, le disse O’Donnell. E la collega le rispose: “Possiamo ottenere molto da questo feto” poi le ordinò di strappargli il cervello: “Non posso nemmeno descrivere cosa si provi, ma fu quello il momento in cui capii che non potevo più lavorare per quella compagnia…anche se ciò fosse servito a curare qualche malattia”.

Ovviamente dopo l’inchiesta il business aborto-ricerca non si è fermato, anzi. Un nuovo video del Cmp ha descritto una ricerca sui resti dei bambini uccisi in grembo presso Planned Parenthood. Ricerca finanziata con milioni di dollari dall'ufficio NIAID di Anthony Fauci (parte del National Institutes of Health) all'Università di Pittsburgh. Grazie a ciò gli scienziati dell’università hanno potuto porre lo scalpo di questi bambini abortiti a 5 mesi di vita sulla schiena dei topi da laboratorio: le immagini mostrano i capelli che crescono sulla schiena dei ratti, anziché su quella dei bambini uccisi di recente.

Si può cedere al vaccino perché costretti, si possono fare distinguo per le categorie realmente a rischio di morte, ma non si può predicare a cuor leggero la licità in ogni caso dell’uso di farmaci e vaccini ottenuti in questo modo (vedi qui gli aborti volontari praticati per ottenere linee cellulari) tacendo sulla gravità della somministrazione di massa (che coinvolge persino i più piccoli che non corrono alcun rischio) e sulla presnza di cure pur ignorate. Altrimenti come ciò può non “comportare in alcun modo un'approvazione morale dell’utilizzo di linee cellulari procedenti da feti abortiti” come chiede la recente nota della Congregazione per la dottrina della fede? E come batterci poi per domandare trasparenza sui medicinali e “di produrre, approvare, distribuire e offrire vaccini eticamente accettabili che non creino problemi di coscienza”  se accettiamo la vaccinazione di massa mettendo a tacere le coscienze affermando che in ogni caso si tratta di un male remoto?

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