Remigrazione, il raduno leghista mostra le crepe del centrodestra
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Il raduno della Lega a Milano, organizzato dall'eurogruppo dei Patrioti, doveva essere un momento di unità della destra e rilancio dei temi sull'immigrazione. Ha finito col dividere la destra ancora di più.
La manifestazione andata in scena sabato in Piazza del Duomo a Milano avrebbe dovuto rappresentare un momento di ricompattamento per la destra italiana ed europea sul tema della cosiddetta “remigrazione”. Nelle intenzioni iniziali, il raduno promosso dai Patrioti per l’Europa – la famiglia politica di estrema destra al Parlamento europeo di cui fa parte la Lega – ambiva a replicare, su scala più ampia, l’evento controverso dello scorso anno a Gallarate. Ma il risultato finale è stato molto diverso: più che una dimostrazione di forza, si è trasformato in un palcoscenico che ha messo in luce ambiguità e soprattutto divisioni interne al centrodestra.
Già nei giorni precedenti era evidente un certo imbarazzo attorno al tema centrale della manifestazione. La “remigrazione”, concetto promosso da frange dell’estrema destra europea e basato sull’idea di espulsioni forzate anche di stranieri regolari, è progressivamente scomparsa dalla comunicazione ufficiale. Matteo Salvini, segretario della Lega, ha cercato di smorzare i toni, parlando di una piazza “pacifica e sorridente” e negando che l’evento avesse connotazioni estremiste. Una strategia difensiva che, però, ha finito per svuotare di significato politico l’iniziativa.
Il risultato è stato un contenitore eterogeneo e privo di una linea chiara. Sul palco e tra i partecipanti si è parlato di immigrazione, ma anche di bollette, agricoltura, mobilità urbana. In piazza si sono visti trattori e motociclisti, simboli di proteste diverse e non sempre coerenti tra loro. Più che un vertice politico, la manifestazione ha assunto i contorni di una mobilitazione generalista, incapace di trasmettere un messaggio unitario.
A rendere ancora più evidente la fragilità dell’evento è stata l’assenza – o la distanza – degli alleati di governo. Fratelli d'Italia e Forza Italia hanno scelto di non partecipare, assumendo una posizione significativa. In particolare Forza Italia ha organizzato, nello stesso giorno e a poca distanza, un proprio evento all’Arco della Pace dedicato all’integrazione, quasi a voler marcare una linea alternativa e incompatibile con la retorica leghista. Un gesto politico tutt’altro che neutrale, che ha contribuito a rafforzare l’immagine di una coalizione divisa.
Le tensioni si erano già manifestate in Consiglio comunale a Milano, dove una mozione di condanna dell’evento ha visto posizioni divergenti: la Lega contraria, Fratelli d’Italia defilata, Forza Italia astenuta. Un quadro che anticipava ciò che poi si è visto in piazza: non un fronte compatto, ma una somma di distinguo.
Nel frattempo, la città ha reagito. In contemporanea al corteo leghista, altre manifestazioni hanno attraversato Milano, tra cui “Milano è migrante” e iniziative promosse dai centri sociali. La sovrapposizione di mobilitazioni contrapposte ha restituito l’immagine di una città attraversata da visioni profondamente diverse sul tema delle migrazioni, ma anche capace di esprimere un dissenso organizzato.
A complicare ulteriormente il quadro politico del centrodestra si è aggiunto il congresso regionale lombardo di Noi Moderati, formazione politica guidata da Maurizio Lupi, che proprio sabato ha rilanciato la sua candidatura a sindaco di Milano con il sostegno di Ignazio La Russa, Presidente del Senato. Un’iniziativa parallela che ha finito per sovrapporsi mediaticamente alla manifestazione in Duomo, alimentando la percezione di una competizione interna più che di una strategia condivisa.
Le ambizioni di Attilio Fontana e dello stesso Salvini di rilanciare la conquista di Palazzo Marino si scontrano infatti con un nodo irrisolto: la leadership e il candidato. Il nome di Lupi non convince la base leghista e fatica a trovare consenso anche tra figure storiche del centrodestra milanese come Letizia Moratti o Gabriele Albertini. In questo contesto, la manifestazione avrebbe potuto rappresentare un momento di sintesi politica; si è invece trasformata in un’occasione mancata.
Tornando al raduno dei Patrioti, quella che doveva essere una prova di forza si è rivelata un errore strategico. Il tentativo di tenere insieme un messaggio radicale e una platea più ampia ha prodotto ambiguità. L’assenza degli alleati ha fatto il resto, trasformando il raduno in un evento sostanzialmente leghista, più simile a un comizio di partito che a una mobilitazione di coalizione.
Più che rafforzare il centrodestra, la giornata di sabato ne ha certificato le divisioni. E in politica, si sa, mostrare le crepe spesso è più rischioso che perdere una battaglia.

