• LA DOMENICA, ANDANDO ALLA MESSA

Quando le omelie dimenticano Cristo

Solo in Italia ogni domenica vengono pronunciate 40mila omelie. Che strumento formidabile se fossero riverbero dell'Avvenimento di Gesù...

Sacerdote
Le omelie sono sempre di moda. Quarantamila ogni domenica, dicono. Moltiplicate per chissà quanti ascoltatori, danno un totale da capogiro. Da fare invidia a Gesù che, pressato dalla gente sulla riva del lago, sale sulla barca di Pietro dicendogli di scostarsi da riva per abbracciare con la voce tutto quell’anfiteatro di uomini, donne e bambini venuti ad ascoltarlo.

Ce le avessero davanti Gesù tutte le persone che di domenica in domenica siedono devotamente sui banchi delle chiese, intente ad ascoltare o in paziente attesa che il prete la smetta. “Cosa dice quello?”, pensa qualcuno. In realtà il Vangelo appena letto parla di barche e di pesci e di pescatori. Di uomini aitanti che "subito" mollano barca e reti e pesci e padre (e moglie, e amici, e osteria del paese) e si mettono a seguirlo. Quale riverbero rimane di questo avvenimento nelle parole dell’omelia?

I pazienti uditori sentono parlare di luce – ed effettivamente il popolo che era nelle tenebre ha visto una grande luce – ma, staccata dalla iniziativa di Gesù, è una luce fredda come quella dei neon. Altri celebranti  – del tutto lecitamente – dribblano il fatto del Vangelo per riprendere la seconda lettura che parla di divisioni nella Chiesa di Corinto, con i cristiani che dicono: «Io sono di Pietro, io di Paolo, io di Apollo…». Nella settimana di preghiera per l’unità dei cristiani il riferimento è opportuno. Ma si insiste così tanto nelle divisioni, che viene trafitta la speranza dell’unità. Peccato che l’episodio del Vangelo non serva a proclamare Colui che fa l’unità, il Signore Gesù mentre chiama persone diverse e contrapposte: vedi i santi della settimana in corso, il dolce san Francesco di Sales e il focoso san Paolo, i discepoli Tito e Timoteo e la contemplativa-attiva sant'Angela Merici, e il grande, vasto, profondo Tommaso d’Aquino, sapiente, teologo, santo.

Di altri "predicatori domenicali" non so. Forse qualcuno sarà andato "per campi", come si dice da noi, divagando nei moralismi social-politici dei quali la cronaca offre spunto. Qualche altro avrà spiluccato dentro il vuoto dei giornali e dei fatti della settimana, risultando à la page. Preziosa omelia quando annuncia il Vangelo! Chi ci darà un cuore amante di Cristo, una mente curiosa di conoscerlo, e soprattutto un’anima come quella di Tommaso d’Aquino il quale, dopo aver scritto con profondità inaudita sulle cose della fede e della vita, dice al confessore: «Tutto quello che ho scritto mi sembra un pugno di paglia in paragone con quello che ho visto e mi è stato rivelato».

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