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GUERRA PSICOLOGICA

Perché l'attacco al Cremlino può essere realmente ucraino

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I media occidentali paiono concordi nel condividere la tesi complottista, secondo cui l'attacco al Cremlino, con due droni, sarebbe opera dei russi stessi per galvanizzare la loro opinione pubblica. Eppure finora gli ucraini hanno dimostrato di avere sia la capacità che la volontà di compiere simili attacchi. 

Esteri 08_05_2023
Cremlino

Mosca ha aperto un'inchiesta per terrorismo dopo il tentato attacco con droni sul Cremlino della notte del 3 maggio attribuito all'Ucraina ma considerato da alcuni osservatori occidentali una sceneggiata ad uso e consumo della propaganda di Vladimir Putin. L’abbattimento dei due droni alla luce dei riflettori e davanti alle telecamere induce a nutrire sospetti e interrogativi, peraltro non estranei alla propaganda anti russa che domina ormai politica, media, think-tank e persino molti servizi di sicurezza in Occidente.

Se da un lato infatti si grida alla messa in scena (o all’operazione di “false flag” per attribuire agli ucraini un’azione attuata dagli stessi russi), dall’altro viene fatto trapelare che i servizi d’intelligence in Occidente sono in allarme poiché gli attacchi dei droni potrebbero indicare un’azione condotta da gruppi russi ostili a Putin. Secondo l'Institute for the Study of War (ISW), think tank di Washington sbilanciato su posizioni antirusse, la presenza di sistemi di difesa aerea Pantsir a protezione di Mosca induce a ritenere "altamente improbabile" che due droni possano eludere questi sistemi per poi essere abbattuti proprio sopra il Cremlino. Washington Post, New York Times, Guardian e i maggiori quotidiani anglo-sassoni ed europei hanno sottolineato l’ipotesi che l’attacco dei droni sia un falso per favorire e giustificare l’iniziativa del Cremlino tesa a determinare un'escalation militare contro Kiev, una ulteriore mobilitazione militare di riservisti e volontari e di consenso popolare per fronteggiare l’imminente controffensiva ucraina.

Speculazioni giornalistiche ben supportate dalle solite fonti anonime vicine a governi e servizi di sicurezza che vale la pena prendere in esame con concretezza. È vero che un attacco al Cremlino può costituire un pretesto per nuove rappresaglie per innalzare la consapevolezza nel popolo russo che il nemico (Usa, Nato e Ucraina) è alle porte, ma al tempo stesso i due droni sul tetto del Cremlino (pur in assenza di Putin che pare si trovasse fuori dall’edificio) mettono in luce allo stesso tempo l’incapacità della difesa aerea russa di proteggere al meglio il luogo più importante del potere russo.

Per scatenare l’indignazione popolare e mobilitarla a favore del pugno di ferro contro Kiev sarebbe stato forse più utile inscenare un simile attacco a un ospedale o a un obiettivo civile che per sua natura non sarebbe stato plausibilmente difeso con batterie antiaeree. Inoltre l’andamento del conflitto vede in maggiore difficoltà gli ucraini, incapaci finora di scatenare la controffensiva a lungo preannunciata e in procinto di perdere Bakhmut e altre roccaforti del Donbass. Per questo un attacco diversivo dell’elevato valore simbolico appare oggi più utile a Kiev che a Mosca.

Al tempo stesso è curioso che governi e intelligence occidentali definiscano l’attacco una messa in scena russa, ma si preoccupino che sia stato condotto dalla “dissidenza” anti Putin. Curioso anche che le stesse fonti attribuiscano il finto attacco utile a Putin il pretesto, nel discorso che terrà il 9 maggio in occasione della Giornata della Vittoria nella seconda guerra mondiale, di dichiarare una "guerra totale" all'Ucraina e la mobilitazione generale in Russia. Esattamente le stesse dichiarazioni che in Occidente molti si attendevano da Putin il 9 maggio dell’anno scorso.

In realtà non si può escludere che l’attacco al Cremlino sia stato portato da militari o sabotatori ucraini. Almeno 7 droni ucraini sono stati abbattuti o si sono schiantati al suolo da soli nei dintorni di Mosca nei giorni precedenti l’attacco al Cremlino e del resto alcuni droni prodotti in Ucraina hanno l’autonomia per raggiungere Mosca che dista circa 500 chilometri dal confine ucraino. Che i droni, inclusi quelli kamikaze, che esplodono schiantandosi sul bersaglio, siano una delle armi maggiormente impiegate da entrambi i belligeranti è noto ormai da molti mesi e le incursioni si susseguono quotidianamente. Solo ieri un drone russo da ricognizione è stato rilevato nello spazio aereo di Kiev ed è stato distrutto mentre in quasi tutta l’Ucraina l’allarme aereo segnalava la presenza di droni nemici.

Ieri mattina le difese aeree russe hanno reso noto di aver abbattuto ben 22 droni ucraini sopra il Mar Nero durante la notte mentre si dirigevano verso la base navale di Sebastopoli. Sempre ieri i servizi di sicurezza russi (FSB, ex KGB) hanno annunciato di aver sventato ''un attacco terroristico e un atto di sabotaggio'' impedendo ai ''droni ucraini'' di colpire un aeroporto militare di Severny, nella regione di Ivanovo dove sono basati gli aerei radar russi A-50. Severny si trova oltre 100 chilometri in linea d’aria a est del centro di Mosca quindi ancora più lontano del Cremlino per i droni ucraini. Quindi, o gli ucraini dispongono di droni a così lunga autonomia e hanno quindi potuto raggiungere il Cremlino, oppure vi sono gruppi di sabotatori al servizio di Kiev che operano in profondità in territorio russo e quindi in grado di far decollare droni carichi di esplosivo a poca distanza da obiettivi sensibili quali il Cremlino o una base aerea. Del resto negli ultimi mesi non sono certo mancati attacchi e sabotaggi a infrastrutture civili e militari, anche se concentrati soprattutto nelle aree adiacenti l’Ucraina come la Crimea e gli oblast di Belgorod e Bryansk.

Nella notte in cui è stato attaccato il Cremlino è stata colpita da droni ucraini anche una raffineria russa sul Mar Nero, vicino al porto di Novorossiysk: nel giugno 2022 un'altra raffineria russa, la Novoshakhtinsk nella regione di Rostov al confine con l'Ucraina, era stata costretta a sospendere le attività dopo l'attacco di due droni.

Al netto della propaganda che in Occidente sta ormai accecando ogni tipo di analisi e valutazione su questo conflitto, non dovrebbe essere così arduo accettare l’ipotesi che l’attacco al Cremlino, per sua natura puramente simbolico, sia stato effettuato dagli ucraini, che non lo rivendicano come non hanno in passato rivendicato nessuna altra azione eclatante in territorio russo, limitandosi a irridere Mosca per gli smacchi subiti. Le ragioni di questo atteggiamento sono almeno due. Innanzitutto i russi attuano un'escalation nelle operazioni in profondità sul territorio ucraino in risposta ad attacchi di questa portata. Meglio non dimenticare che i devastanti raid contro le infrastrutture elettriche ucraine hanno preso il via dopo l’attentato al ponte di Crimea sullo stretto di Kerch nell’autunno scorso. 

A proposito di rappresaglia, dopo i droni contro il Cremlino il vice presidente del Consiglio di sicurezza (ed ex presidente e premier) Dimitri Medvedev ha affermato che l'attacco a Putin "non lascia altra scelta che liquidare fisicamente Zelensky" e del resto il presidente ucraino sembra avere preso sul serio la minaccia prolungando la sua presenza all’estero. L'ambasciatore russo a Washington, Anatoli Antonov, ha accusato Washington di proteggere "i criminali di Kiev” assicurando che "la Russia risponderà quando lo riterrà necessario", e lo farà attenendosi "all'esito delle valutazioni della minaccia che Kiev ha posto alla leadership del nostro paese".

Inoltre gli attacchi ucraini in territorio russo mettono in imbarazzo gli Stati Uniti, impegnati a sostenere Kiev cercando però di evitare uno scontro diretto con Mosca. Non a caso la portavoce della Casa Bianca, Karine Jean-Pierre, ha ricordato che gli Usa non incoraggiano l'Ucraina a colpire al di fuori dei suoi confini. "Gli Stati Uniti non stanno certamente incoraggiando o consentendo all'Ucraina di colpire oltre i suoi confini. Siamo stati molto chiari su questo".

Forse per queste ragioni i colpi migliori, almeno sul piano simbolico, messi a segno dagli ucraini non vengono rivendicati. Curioso però che, come accadde dopo l’attentato al ponte di Crimea, anche poche ore dopo l’attacco al Cremlino, le Poste Ucraine siano state in grado di emettere un francobollo commemorativo che ritrae l'esplosione causata da un drone vicino al Cremlino come ha annunciato il 4 maggio Ukrposhta, divulgando su Twitter il disegno del francobollo. "Amici, storicamente i francobolli Ukrposhta sono forieri di buoni eventi", ha scritto il direttore generale della compagnia Ihor Smilyanskyi condividendo uno "schizzo di lavoro" del francobollo.