"Patty Leali": meglio le tasche vuote delle canzoni impegnate
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Riappaiono al festival di Sanremo i due "dinosauri" della canzone italiana, che hanno attraversato stagioni politiche burrascose senza farsi plagiare dal clima, a costo di restare senza ingaggi. Erano cantanti e non volevano essere altro.
Guardando Sanremo. Ancora lei. Nicoletta Strambelli. Divenne Patty Pravo (nome che ricordava i provos olandesi, “provocatori”, cioè anarchici dell'epoca) quando esplose al Piper con Ragazzo triste. La canzone non era granché, ma lei sì. Nel muoversi richiamava Marlene Dietrich e il suo Angelo azzurro. Ma era quando ballava che stordiva. Cosa che fece poche volte. Una grazia naturale e femminile che ammaliava. Fu con gli ulteriori brani che si scoprì l'estensione incredibile della sua voce da contralto. Fece perdere la testa al leader dei Pooh, Riccardo Fogli, che per lei lasciò la moglie. Si sposarono in Scozia, officiante il famoso fabbro che ne aveva facoltà fin dal Medioevo. Dopo la (prevedibile) rottura lei non si sposò più, preferendo una vita disordinata.
Ma il disordine costa e, quando il decennio sessantottardo eclissò le vecchie star, si ritrovò senza una lira. Non solo: finì in galera per possesso di droga. Alla disperata ricerca di denari arrivò a posare nuda per riviste pornografiche (cosa che fecero anche, vestiti, Elio & le Storie Tese). Ma riuscì a risorgere, e oggi la vediamo nell'ennesimo Sanremo con un lifting perfetto. A settantasette anni. Il prossimo Festival dovranno dare a lei il Premio alla Carriera. Voi penserete: anche a Orietta Berti; ma nel confronto musicale non c'è partita: Infatti, Madonna ha scelto un brano di Patty Pravo, La bambola, che addirittura canta in italiano.
Il premio a Fausto Leali è, certo, meritato, ma anche qui non c'è confronto. Leali lasciò la sua band quando sfondò con A chi, versione italiana di un successo internazionale di Timi Yuro, Hurt. Poi replicò con Deborah, un ritm&blues come quelli che andavano di moda in America. Sposò Milena Cantù, la “Ragazza del Clan” di Celentano, ma l'unione fallì. Con la sua voce potente e singolare poteva arrivare chissà dove, ma forse ha ostato il suo non essere politicamente orientato a sinistra in un ambiente che lo è totalmente. Col premio in mano ha dichiarato che avrebbe votato “Sì” al prossimo referendum sulla separazione delle carriere in magistratura.
Questi due dinosauri ottantantenni hanno attraversato stagioni politiche burrascose ma non si sono fatti plagiare dal clima, diversamente, per restare al cretaceo, da loro colleghi ancora in lizza come Al Bano, Iva Zanicchi, la fu Ornella Vanoni, Gianni Morandi (addirittura candidato sindaco Pci a Monghidoro) che cantarono volentieri canzoni “impegnate” in linea coi tempi. Ed erano tempi in cui un Tenco si sparava perché alla sua lagnosa canzone sanremese era stato preferito il valzer di Orietta Berti. Erano tempi in cui Morandi cantava Al bar si muore, il fu Adamo Inch'Allah, e Al Bano e la Zanicchi brani di Teodorakis. Anni di piombo, Guerra dei sei giorni, Colonnelli in Grecia. E il pop si adeguava, sfornando gli inni di De André al “bombarolo”.
Ma Patty e Leali no, erano cantanti e non volevano essere altro. Preferirono passare anni con le tasche vuote e senza ingaggi. E la tempesta passò. Oggi, ecco due anziani tra giovani. E chi scrive deve dire che ci vuol poco a prevalere su questi ultimi, dato il livello. Fausto non si è nemmeno tinto i capelli, a differenza di tanti suoi colleghi coetanei. La mente corre, chissà perché, alla Venere Nera, Josephine Baker, Legion d'Onore (conferitale da De Gaulle), che alla stessa età di Patty sgambettava ballando perfettamente atletica in uno show televisivo per sfamare i quindici trovatelli che aveva adottato. Ma era della generazione precedente, quella della guerra, quando ancora Dio-Patria-Famiglia era il motto di tutti. Premio a Caterina Caselli, non ebbe bisogno di piroette perché sposò Piero Sugar, potente discografico. Mogol, paroliere che senza Battisti sarebbe rimasto in ombra. I suoi testi erano talvolta abili, ma sempre sul commerciale. Lui e l'altro erano di destra, ma zitti e mosca. Paradosso: in quegli anni “sinistri” i continuamente numero uno delle classifiche erano Battisti-Mogol.
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