• POLITICA DOPO IL COVID

Partiti in fibrillazione, governo appeso alle trame

L’autunno sarà certamente caldo dal punto di vista politico perché i partiti, grazie al paracadute del semestre bianco, che inizia ai primi di agosto, potranno tirare la corda con Mario Draghi senza il rischio di elezioni anticipate. La navigazione dell’esecutivo potrebbe diventare tutto d’un tratto tempestosa perché ogni forza politica cercherà di alzare il prezzo. Ecco come. 

Mentre l’Istat pronostica un rimbalzo del 4,7% del Pil entro fine anno e l’ottimismo inizia a serpeggiare tra le categorie produttive, la politica torna a litigare e a dividersi. L’autunno sarà certamente caldo sul piano economico e sociale, i risvolti negativi dei prolungati lockdown potrebbero far crescere a dismisura il numero dei disoccupati non appena il blocco dei licenziamenti cesserà. Le aziende non vedono l’ora di potersi ristrutturare e quindi di riappropriarsi della libertà di licenziare, ma i sindacati non ci stanno e preannunciano battaglia.

Ma l’autunno sarà certamente caldo anche dal punto di vista politico perché i partiti, grazie al paracadute del semestre bianco, che inizia ai primi di agosto, potranno tirare la corda con Mario Draghi senza il rischio di elezioni anticipate. La navigazione dell’esecutivo potrebbe diventare tutto d’un tratto tempestosa perché ogni forza politica cercherà di alzare il prezzo per poter recuperare consensi in vista delle elezioni politiche, nel 2022 o a scadenza naturale nel 2023.

E qualche avvisaglia c’è già. A sinistra come a destra. Nello schieramento giallorosso la competizione tra Pd e Cinque Stelle è simboleggiata dalla rivalità tra Enrico Letta e Giuseppe Conte. Entrambi ambiscono alla leadership della coalizione ma, soprattutto, entrambi puntano ad entrare al più presto in Parlamento, facendosi eleggere nelle elezioni suppletive a Siena e Roma.

Da parlamentari potrebbero controllare dall’interno i rispettivi gruppi alla Camera (quello pentastellato è il più numeroso, grazie al premio di maggioranza conquistato alle politiche del marzo 2018) e far pesare i propri voti nell’elezione del Presidente della Repubblica (febbraio 2022) e nell’emanazione della nuova legge elettorale. Letta, con varie proposte come ius soli e tassa di successione, punta a recuperare voti a sinistra. Conte sta cercando di rilanciare le battaglie identitarie del Movimento Cinque Stelle, ma dovrà presto fare i conti con due spinte opposte: quella dei governisti come Luigi Di Maio e Stefano Patuanelli e quella degli ortodossi e dei duri e puri che invece premono per staccare la spina all’esecutivo e per recuperare lo spirito anti-sistema smarrito nel tempo.

Chi prevarrà? E, soprattutto, il dualismo Conte-Di Maio non rischia di produrre altre lacerazioni nel già tormentato microcosmo pentastellato? L’impressione è che l’ex premier abbia sottovalutato le difficoltà di gestione del Movimento, e il braccio di ferro con la piattaforma Rousseau ne è una dimostrazione eloquente.

Le fibrillazioni non mancano neppure a destra. L’annuncio della federazione Lega-Forza Italia, proposta da Matteo Salvini e accolta con favore da Silvio Berlusconi, rischia di terremotare quell’area politica. I due partiti rimangono distinti ma si uniscono in un nuovo progetto politico moderato, liberale ed europeista, basato sul pieno sostegno al governo Draghi. La federazione dovrebbe, nelle intenzioni degli ideatori, riportare Berlusconi al centro della scena politica come presidente onorario, lanciare la candidatura di Matteo Salvini a leader del centrodestra e quindi a premier in caso di vittoria elettorale, stabilizzare la collocazione leghista nella famiglia dei popolari europei e impedire il soprasso di Giorgia Meloni che, nei sondaggi, veleggia col vento in poppa. Non a caso la leader di Forza Italia si è affrettata a dire che non è interessata al progetto, che peraltro non la riguarda e che anzi sembra fatto apposta per stoppare le sue ambizioni di premiership.

Ma Forza Italia è ormai una polveriera. Da una parte ci sono Licia Ronzulli (senatrice fedelissima del Cav) e Anna Maria Bernini (capogruppo azzurra al Senato), che spingono nella direzione di un patto con il Carroccio; dall’altra i ministri Mariastella Gelmini e Mara Carfagna, che temono l’annessione leghista e la scomparsa di quel che resta di Forza Italia. Lo stesso Gianni Letta, consigliere di fiducia del Cavaliere, non sarebbe entusiasta di consegnare la golden share della coalizione a Matteo Salvini.

Fantasiose appaiono invece le ricostruzioni di un accordo personale Berlusconi-Salvini per portare il primo al Quirinale e il secondo a Palazzo Chigi dopo un eventuale successo elettorale. I problemi di salute e l’età del Cavaliere sono un macigno non da poco. Ed è troppo presto per immaginare scenari post-Draghi, proprio nel momento in cui l’attuale premier punta a consolidare la sua ampia maggioranza e a governare stabilmente il Paese per farlo ripartire al meglio dopo il Covid.

È ragionevole prevedere, quindi, sommovimenti su entrambi i fronti, sinistra e destra, con rimescolamenti di carte, scissioni e riaggregazioni. Soprattutto se si dovesse votare fra due anni, a scadenza naturale della legislatura, gli schieramenti potrebbero essere molto diversi e presentare equilibri di tutt’altro aspetto.

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