Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
salute

Nuovo piano pandemico, un orientamento vaccinista

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L'approvazione del nuovo Piano pandemico evidenzia alcune novità importanti, come l'assenza di lockdown, ma insiste sull'importanza dei vaccini, a prescindere dal patogeno e dai risultati. E ignora ancora le strategie di cure domiciliari. 

Editoriali 04_05_2026

La Conferenza Stato-Regioni ha approvato il nuovo Piano Pandemico Nazionale 2025-2029. Cos’è un piano pandemico? Si tratta di un piano strategico che contiene le azioni da mettere in atto per rispondere in modo tempestivo ed efficace ad un'emergenza di sanità pubblica legata ad una pandemia, al fine di minimizzare i rischi posti dalla malattia infettiva e a mitigare il loro impatto sulla popolazione.

Il Piano viene redatto, sulla base delle linee guida dell’OMS, dall’autorità nazionale in materia di salute pubblica, ossia il Ministero della Salute, in accordo con le autorità regionali sanitarie. Contiene misure di prevenzione, sorveglianza epidemiologica, gestione clinica e logistica sanitaria. 

Nel gennaio 2021, in piena pandemia da Covid-19, era stato approvato in Conferenza Stato-Regioni il nuovo piano pandemico, intitolato Piano strategico-operativo nazionale di preparazione e risposta a una pandemia influenzale (PanFlu) 2021-2023.

Il documento, da tempo scaduto, faceva propri i concetti dell’OMS di “preparedness” e “readiness”, ovvero essere pronti e preparati per una eventualità emergenziale. Il documento si proponeva di contrastare un pandemia influenzale, mentre il Piano approvato ora è esteso a tutte le potenziali pandemie da patogeni a trasmissione respiratoria e a maggiore potenziale pandemico. Si tratta di predisporre un sistema pronto a reagire mettendo in campo misure e strategie pianificate in caso di una nuova pandemia. Occorre essere preparati, per non lasciarsi cogliere di sorpresa. Implicitamente, è un riconoscimento del fatto che nel 2020 il Governo Conte, con il ministro Speranza, si fece trovare assolutamente impreparato e non seppe organizzare efficacemente delle misure di prevenzione e contenimento della diffusione del virus.

Il Piano attuale, come dichiarato dal ministro Schillaci, si fonda su un obiettivo dichiarato che è quello di «garantire tutela ai cittadini». Come? Il piano prevede più fasi: ridurre l'impatto sanitario di una pandemia sulla popolazione; garantire risposte rapide e coordinate a livello nazionale e locale; limitare l'impatto sui servizi sanitari e sociali assicurando la continuità delle prestazioni essenziali; tutelare gli operatori sanitari; promuovere informazione e responsabilizzazione della popolazione.

Il testo tiene conto delle indicazioni Oms, prevede una durata quinquennale e adotta un approccio flessibile e adattabile a diversi scenari epidemiologici. E’ interessante notare che nel testo non compare mai la parola Lockdown, di triste memoria, anche se si prevede che in presenza di un patogeno respiratorio a elevata contagiosità possano essere valutate delle «misure restrittive», autorizzate attraverso leggi o atti aventi forza di legge, per limitare o evitare aggregazioni di persone.

Previsto anche, in particolari scenari di gravità che lo rendano necessario, il potenziamento dello smartworking e del telelavoro, che peraltro anche dopo il Covid è andato sempre più prendendo piede in aziende pubbliche e private.

Rispetto alle diverse misure da adottare, nel Piano si fa riferimento ai dispositivi di protezione, come l'uso di mascherine. Infine, i vaccini vengono ritenuti strumenti efficaci per mitigare l'impatto di una pandemia, a prescindere da quale sia il patogeno, e se ci sia a disposizione un vaccino per lo stesso, cosa che non è affatto scontata, a meno che non avvenga una produzione in tempi record e impensabili, e senza adeguata sperimentazione clinica, come per il Covid. A proposito ancora di vaccini, non è specificato nel Piano se essi debbano essere soggetti ad obbligo o meno, e questo fa sperare che non si ripeta la campagna di inoculazione di massa che venne resa di fatto obbligatoria attraverso il lasciapassare definito Green Pass. Nel Piano non si parla di cure, di strategie di cure domiciliari - ad esempio - e questo fatto è piuttosto preoccupante: sembra che gli esperti che collaborano col Ministero non vogliano proprio prendere in considerazione che le malattie (anzi: i malati) si possano curare.

Infine, è interessante notare le prime reazioni all’approvazione del Piano: se gli infettivologi della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit) esprimono la loro soddisfazione e invitano a mantenere un approccio basato su «informazione corretta e preparazione, senza fare allarmismo», si registrano anche aspre critiche da personaggi quali Matteo Bassetti, secondo il quale il Piano è troppo generico e, soprattutto, sostiene, «manca ciò che più conta in caso di pandemia: indicazioni precise in merito alle modalità di approvvigionamento di farmaci e vaccini». Forse Bassetti ha nostalgia del generale Figliuolo, e vorrebbe che si stanziassero già dei fondi per acquisto di vaccini, senza sapere quali e quanti. Una posizione sostenuta anche qualche esponente politico come Ilenia Malavasi, deputata del Pd e capogruppo in commissione Affari sociali, che lamenta del Piano proprio il suo non specificare come si garantiscono in tempi rapidi i vaccini. La risposta potrebbe dargliela Ursula Von der Leyen. Interessante notare come per alcuni personaggi i vaccini, a prescindere, siano la priorità assoluta su ogni tipo di altro intervento e di ogni misura.

L’auspicio è che questo Piano, che resterà in vigore fino al 2030, possa essere utilizzato con buonsenso e ragionevolezza scientifica.